Una
nipote che frequenta il liceo che io stesso frequentai negli anni quaranta
suscita ricordi vari, alcuni umoristici, altri un po’ meno.
I
primi riguardano i soprannomi, spesso impietosi, che gli studenti affibbiano
ai professori. Lo fanno con istintiva spontaneità, con ironia
disinvolta e, spesso, un po’ crudele. Eccone alcuni dei quali, ovviamente,
si è persa la memoria dell’autore.
Calpurnio.
Così veniva soprannominato il preside (Garavaglia il suo vero
nome), volgendo al maschile il nome della moglie di Giulio Cesare.
Probabilmente
la figura di questo personaggio passato alla storia per le sue virtù
femminili e politiche degne di un grande condottiero (dux, in latino)
era stata "maschilizzata", non senza ironia, per essere attribuita
– in un periodo storico ricco di atteggiamenti marziali – a un capo
d’istituto che univa, alla rigida compostezza della sua immagine fisica,
un’eloquenza ricca di moralismo retorico e ridondante.
Il
bel Cecè. Era il soprannome che veniva dato al Prof. Bignami,
che insegnava greco e latino nel corso C, per l’estrema eleganza del
suo abbigliamento, sempre impeccabile ed à la page. "Il
bel Cecè" era il titolo di una vignetta che appariva periodicamente
sul settimanale umoristico "Marcaurelio": in essa si vedeva
un giovane "gagà" che ostentava con enfasi la propria
eleganza leggermente effeminata.
I
pettegoli di allora aggiungevano che il professore poteva permettersi
gli abiti costosi che indossava grazie ai proventi dei sui "bigini",
detti anche "bignamini", di cui era autore e che già
allora ottenevano molto successo per chi voleva fare facili ripassi.
Tutankamon.
Quando scoccava l’ora di scienze si diceva tout cour: andiamo dalla
Tutankamon. Questo nome del famoso faraone egizio era stato affibbiato
all’ottima ma non più giovane insegnante di scienze, di cui non
ricordo il vero nome ma che ricordo di aver visto sempre e solo "incastonata",
praticamente immobile come una mummia, dietro il bancone dell’aula-laboratorio
a gradoni, contornata da tabelloni anatomici, pezzi di scheletri, provette
varie, becchi bunsen e sempre attorniata e coadiuvata dal suo immancabile
"sacerdote" (pardon, assistente tecnico) Spiridione Nardi.
25
aprile 1945. Due o tre giorni dopo la sospirata liberazione, molti professori
e studenti, senza alcun divieto di Calpurnio, andarono insieme a porgere
un mazzo di fiori al custode (Mancuso), il cui figlio, poche settimane
prima, era stato fucilato perché partigiano.
Dovrebbe
esserci una lapide commemorativa nell’atrio del liceo.
È
stato il primo atto politico che ho compiuto.
24
aprile 2001
Giancarlo,
nonno di Marta Balestri
