Poteve Opevaio

    Come ex-pariniana non Vip ma Doc, la prima cosa che mi viene in mente da dire sulla mia esperienza in questo Liceo è che la preparazione che ho avuto nelle materie scientifiche da parte della mitica prof.ssa Fiocca è stata eccezionale. E questo mi ha consentito di frequentare senza particolari problemi la facoltà di Fisica, ove il fatto di provenire da un Liceo Classico, nonostante le copiose lacune matematiche, dava valore aggiunto agli occhi dei professori irrigiditi da biechi studi scientifici…

    Ho letto con piacere l’Amarcord del venerato prof. Carlo Oliva. Io facevo parte di quella unica classe completamente femminile che il buon Carlo ha portato fino alla Maturità dell’anno 1978-79.
    Mi è sembrato di capire che, sempre che non abbia frainteso, il prof. Oliva ha mantenuto un buon ricordo di noi ragazze. Per conto mio devo dire che la triste realtà di non avere compagni maschi ha segnato non poco la mia adolescenza. E non solo la mia classe (IV A ’74-75) era il primo gineceo del Parini da molti anni a quella parte, ma allo strazio si aggiunse strazio per via di quel grembiule nero che la prof. Frezzolini, docente di materie umanistiche del ginnasio, ci impose per due anni. Io credo che quel periodo passato con lei abbia reso la mia fibra solida come l’acciaio. L’avvento di Carlo Oliva in I liceo è stata, vogliamo fare una metafora irriverente?, come l’arrivo delle truppe alleate nel campo di Auschwitz.
    Ciò non di meno devo riconoscere che in IV e V ginnasio io il greco lo sapevo. Ero in grado di tradurre a vista, cosa che dalla I liceo non sono stata mai più in grado di fare. In compenso Olivone ha reso magiche le lezioni di letteratura greca.

    Altri ricordi? Si era nel pieno del periodo della politicizzazione studentesca. Anni piuttosto elettrizzanti per noi adolescenti, anche per chi non aveva una particolare inclinazione politica.
Assemblee. Scioperi. Cortei. Compagni contro fasci. Fasci contro compagni. Si era tutti parte di una grande quadro storico in cui ognuno, in buona fede o meno, faceva la sua parte.
    Le BR erano in piena azione. Il 16 marzo del 1978 apprendemmo in diretta del sequestro Moro da una bidella che entrò in classe dicendo ‘Hanno ammazzato Moro e hanno rapito la scorta!’. Aveva capito tutto…

    Per conto mio il Parini di quegli anni era anche il regno dei radical-chic, per i quali ho sempre avuto un odio teologico. Per chiarirci, si trattava di quei rampolli di non buone, ma buonissime famiglia milanese che, secondo la satira di allora, agitavano la manina a pugno urlando ‘Poteve Opevaio’.
    Uno di coloro, l’idolo delle ragazzine di allora, anche perchè girava voce che si era fatto qualche tempo in galera per ‘traffico d’armi con i palestinesi’ (sic), l’ho rivisto qualche tempo fa a una festa in campagna di un altro ex-radical chic, ma di altra scuola. I suoi boccoli d’oro lunghi fino alle spalle erano scomparsi, il suo fisico longilineo e ascetico bruciato dall’ardore politico era solo un ricordo lontano. Faceva l’imprenditore. Del periodo in cui additava i suoi colleghi odierni come vessatori del proletariato aveva un ricordo indulgente, come si trattasse della piccola mancanza di un figlio prediletto.

    Chiudo qui per non essere prolissa. Ho dei bellissimi ricordi del periodo liceale. Sicuramente ai tempi si aveva l’impressione di far parte di un’ élite (per conto mio, culturale) e questo mi è stato confermato da un’amica, ex-allieva del Berchet. Ai tempi i Pariniani erano considerati ‘a parte’ (non ha usato esattamente questo termine, ma insomma, il significato è questo).

    Io adesso abito fuori Milano, mia figlia maggiore frequenta lo Scientifico (addirittura sperimentale!), ma coltivo il segreto desiderio che la mia secondogenita mi chieda di fare il Classico. Verrebbe spedita di filato al Parini. Non mi spiacerebbe ritornare a frequentare le sacre mura, come genitore, 30 anni dopo.

Laura Vetri
Sezione A anni scolastici ‘74-‘79