Ciao Bertax

Ciao Bertax,

     non ci crederai, sono sicura, ma finalmente sono riuscita a darti del "tu". A scriverti è la tua molto ex‑allieva Marina Rosmini (sì, caro Marco, concedimi il privilegio di aver conosciuto il Nello prima di te ‑ beh, non tanto prima, non esageriamo! E già che ci sono, non l'avete mica inventato voi il fatidico "Bertax". Perché così eravamo soliti chiamarlo noi, alunni della II B di un piccolo Liceo Classico di provincia, ma dal noto nome "Giovanni Pico della Mirandola").

    E ora questa ex‑allieva, che ha avuto la fortuna di averti avuto come insegnante per 2 anni, ti è collega, anche se non riesce di persona a chiamarti "Nello" e si ostina a rivolgersi a te con un apparentemente reverenziale "Professore". E già, Nello, perché tu rimarrai sempre per me il "Professore" quello con la "P" maiuscola, quello che ti rimane dentro, quello che non si riesce a dimenticare. Tante volte, nel corso di questi anni, quando mi trovavo a sfogliare l'elenco telefonico alla ricerca del tuo numero, o chiedevo a figli di amici, studenti del Parini, se per caso conoscevano un insegnante di nome Bertacchini, mi trovavo a domandarmi: "Ma che cosa ha di tanto particolare una persona come il Bertax?" Finalmente ho trovato la risposta, per caso, un giorno, rileggendo una frase di Pascal: “Per misurare la virtù di una persona, non bisogna guardarla nelle grandi occasioni, ma nella vita quotidiana". In quel momento ho capito perché non eri sparito dalla mia memoria, come la maggior parte degli altri insegnanti, ho capito quale ricchezza avevamo avuto tra le mani tutti noi "Bestie" della sezione B. Ma allora non ce ne rendevamo conto, pensavamo di poter fare con te quello che ci pareva, pensavamo di avere il diritto di non ascoltare le tue lezioni, di farti impazzire con le nostre richieste assurde, che avevano l'unico scopo di "perder tempo". Tu eri troppo democratico, troppo "grande" per un branco come noi. A dire il vero, nel nostro profondo, percepivamo di avere davanti una persona speciale, una persona che ci "rispettava", che si sforzava di aiutarci a tirar fuori il meglio di noi stessi. Ci scrivesti anche un testamento. Dovevamo proprio averti portato alla esasperazione! Ricordo ancora quel giorno quando entrasti in classe con un pacco di ciclostilati ‑ ahimè, ancora più voluminoso di quelli che ci proponevi quasi quotidianamente ‑ e cominciasti a distribuirli, in silenzio. Non una parola! "Testamento di Nello Bertacchini" ‑ campeggiava in alto, al centro della prima pagina. Che roba è questa volta? cominciammo a chiederci ‑ Ma è impazzito? Mi guardai intorno a cercare la reazione dei miei compagni. Alcuni ti guardavano come se tu fossi un alieno, altri sghignazzavano, altri leggevano le tue parole con una strana espressione sul volto. Non ci fu un solo commento, né da parte tua né da parte nostra: la lezione successiva invitasti coloro che non erano interessati alle tue lezioni ad uscire dall'aula. Risultato: nessuno si mosse. Ci guardavamo pieni di vergogna: il tuo scritto ci aveva fatto riflettere. Non te ne parlammo mai apertamente, all'epoca non si osava parlare con gli insegnanti, a malapena si aveva il coraggio di chiedere la rispiegazione di un argomento Ma tra di noi ne avevamo parlato, ci eravamo resi conto di quanto ignobili eravamo stati nei tuoi confronti, l'unico insegnante che, anche se così schivo, timido, riservato, aveva saputo tacitamente trasmetterci una grande umanità, aveva cercato di insegnarci a scoprire il rispetto di noi stessi. E fu te che noi volemmo, solo te, alla cena di III Liceo, è solo te che ricordiamo quando, purtroppo raramente, abbiamo occasione di sentirci o vederci, ex‑compagni della sezione B.

    Sto gia pensando a come sarà triste, l'anno prossimo, entrare in sala insegnanti e non vederti più, mentre sistemi fotocopie su fotocopie (gli anni passano, ma il vizio di riempire di carta le case dei tuoi alunni non l'hai perso!), mentre ti versi il caffè dal thermos che ti porti da casa, o mentre durante i collegi, "prendi appunti" simulando un qualche verbale (sappiamo bene quel che scrivi e disegni!).

    Ciao, Nello, grazie di avermi aspettato, grazie di avermi fatto rivivere per un anno l'illusione di essere ancora nel lontano 1977, quando, come oggi, ti chiamavo "Professore".

Marina Rosmini

autoritratto di Nello Bertacchini