COME STUDIARE

SOMMARIO


Introduzione

Nel corso dei miei anni d’insegnamento, mi sono accorto che troppi studenti arrivano al triennio superiore, senza aver ancora capito come si fa a studiare. Sono stufo di genitori che, alle udienze, mi ripetono che non capiscono come mai il figlio vada tanto male, dato che è sempre alla scrivania che studia. E’ evidente che studia male o finge di studiare, o sogna ad occhi aperti. Queste brevi note vogliono essere quindi di aiuto, precisando innanzitutto che sono rivolte prevalentemente allo studio di una materia tecnico - scientifica, ma possono andar bene, con i debiti arrangiamenti, anche per le materie linguistiche. Preciso che mi sono servito di libri di testo specializzati, che appaiono nella bibliografia finale, oltre che della mia esperienza professionale.

Prima di proseguire chiarisco un punto fondamentale: bisogna che lo studente abbandoni la pessima abitudine di studiare solo per prendere la sufficienza, magari anche risicata, in quanto ciò lo porta a studiare male, facendo le grandi "secchiate" il giorno prima dello scritto o della presunta interrogazione orale. Operando in questo modo saltuario, per un periodo più o meno lungo non segue la materia, e si ritrova poi con un carico notevole di lavoro da fare, generalmente, come detto, il giorno prima dell'interrogazione o del tema, senza il tempo materiale per digerirlo, per assimilarlo.

In più, un lavoro saltuario, svolto in questo modo approssimativo, non rimane nel "bagaglio culturale" per lungo tempo. Ed ecco quindi le "lacune", tanto lamentate da ogni insegnante alle udienze.

Bisogna quindi capire che e' necessario studiare regolarmente, anche poco, ma tutti i giorni e soprattutto che non e' importante quanto si studia ma come si studia. E' inutile sprecare ore sui libri, studiando male, disorganicamente, a memoria, per ritrovarsi poi impreparati quasi come prima di aver iniziato; tanto valeva, visto il risultato, andare a fare una passeggiata. Si deve insomma imparare a studiare, cosi' come bisogna imparare a fare qualsiasi cosa e la prima cosa da imparare è che non si studia per il sei (o peggio per il cinque - sei), ma per se stessi.

Motivazione

Inutile anche affermare che questi consigli si rivolgono solamente a chi avesse veramente intenzione di migliorare il proprio rendimento; chi non ha voglia di studiare può tranquillamente farne altri usi, che ritenga più appropriati. Ricordatevi però che bravi si nasce, mentre la voglia di studiare bisogna farsela venire. E a questa seguirà inevitabilmente l’impegno e poi risultati e la gratificazione.

E quindi affrontiamo brevemente il problema della motivazione, che è lo stimolo interno che sostiene ogni nostro comportamento. Se non c’è una motivazione forte, la resa dello studio sarà inevitabilmente scarsa. Non si deve studiare perché spinti dai genitori, con la paura di deluderli, ecc., sotto la spinta quindi di agenti esterni, ma per convinzione profonda, perché si ricava piacere dall’imparare qualche cosa di nuovo, dall’approfondire. Lo stimolo deve essere interno; questo prevede inevitabilmente una certa maturità, la conoscenza di se stessi, la consapevolezza del proprio valore e della valenza che si attribuisce alla propria istruzione. Se c’è questa motivazione forte, si studia più volentieri, si ricordano di più le cose, si fa meno fatica ad apprendere. E’ evidente che si esegue meglio un lavoro che ci piace, piuttosto che uno imposto di forza, che si fa malvolentieri.

Proviamo ad elencare alcuni motivi che possono creare una motivazione profonda:

  • desiderio di gratificarsi facendo una bella figura,
  • desiderio di apprendere,
  • desiderio di mostrare le proprie capacità,
  • desiderio di competere con se stessi
  • necessità di superare un esame o una prova impegnativa
  • interesse specifico per la materia
  • personalità dell’insegnante, che riesce a farti amare gli argomenti che propone
  • consapevolezza che tutta la fatica che si sta facendo sarà poi utile in futuro
  • appoggio della famiglia, affettuoso, ma non opprimente

La motivazione può essere aumentata e potenziata dai primi successi, così come può scendere a livelli modesti con le prime sconfitte. Guai in ogni modo cadere in profondi avvilimenti, se qualche cosa va male, perdendo la propria autostima. Frasi del tipo:" Ho preso questa insufficienza perché sono stupido" non aumentano sicuramente la motivazione allo studio, ma possono, al contrario, alimentare un circolo vizioso tra risultati negativi, aumento della disistima, insicurezza e risultati ancora più negativi.

E’ necessario quindi pianificare molto bene, realisticamente, quello che si vuole ottenere, mettendo in conto eventuali insuccessi iniziali. Non si può pretendere di imparare tutto e subito, di avere immediatamente dei risultati esaltanti; bisogna sapersi porre degli obiettivi a breve, a medio o a lungo termine. Così facendo potrete incassare anche un risultato molto scarso, non facendo scendere il livello dell’autostima ("ho preso 3 perché sono un fallito"), ma metabolizzando l’insuccesso, considerandolo un incidente di percorso, che può servire a cercare rimedi per migliorare ("stavolta è andata male, lavorerò di più e meglio e la prossima volta sarà sicuramente diverso").

Metodo di studio

Può sembrare un concetto elementare, ma per aumentare l’efficacia dello studio, bisogna saper studiare, applicando un metodo di lavoro appropriato.

Bisogna sapere:

  • quando studiare
  • quanto studiare
  • come studiare

Quando studiare.

Ogni studente deve programmare i propri tempi di studio, cioè saper quando iniziare, quando fare una pausa, quando smettere, in base alle attitudini ed alle abitudini di vita.

Il pendolare che ritorna a casa alle due e mezzo del pomeriggio non può pretendere di mangiare un boccone in fretta e immediatamente buttarsi a capofitto sul libro; ricordatevi che è molto importante l’alimentazione, ma per questa rimando a testi specializzati, non ritenendomi all’altezza. Dico solo che il cervello, durante la digestione, ha meno afflusso di sangue, che va all’apparato digerente quindi, subito dopo mangiato, ci possono essere sonnolenza e riflessi appannati. Quindi cibi leggeri e digeribili e, se a volte sembra d'avere come una densa coltre di nebbia nel cervello, in genere dovuta ad affaticamento e a poca ossigenazione del cervello, zuccheri, che danno energia immediata. Anche lo studente che di mattina si sveglia sempre assonnato e che ha difficoltà a mettersi in moto, non si alzerà ad ore antelucane, per l’ultimo ripasso. Così quello che alle nove di sera crolla dal sonno è molto meglio che vada a dormire, piuttosto che mettersi a studiare; ripasserà di mattina, quando è lucido.

Le pause sono molto importanti: dopo un’oretta di lavoro, smettere per 5 – 10 minuti è sufficiente a riposare la mente, senza perdere la concentrazione. Alla ripresa si può anche cambiare materia o tipo di lavoro, ossia passare ad esempio dal precedente studio vero e proprio al ripasso o alla rielaborazione. A volte può essere utile riprendere, dopo la pausa, con un’altra materia; si evita così l’effetto noia e il diminuire d'interesse, quindi di concentrazione, quindi di resa.

Altro imperativo categorico: evitare la sonnolenza. Quando ci prende, bisogna smettere immediatamente, magari approfittandone per fare quella telefonata all’amico, che assolutamente gli si doveva fare o prepararsi un panino o guardare un po’ di TV o, meglio, fare una passeggiata per schiarirsi le idee.

Evitare anche il panico, l’ansia, l’agitazione, che fa studiare male. E quando ci può prendere un attacco di panico, se non quando vediamo che il tempo sta scorrendo implacabile, mentre il lavoro che ci rimane è ancora molto, e il momento del tema, dell’interrogazione, dell’esame, si avvicina? Evidentemente situazioni di questo genere si devono assolutamente evitare, con una pianificazione accurata, che ha previsto, fin dall’inizio, un piano orario di studio quotidiano, settimanale e addirittura mensile.

Basta smettere per un po’, fare qualche altra cosa, prendere ad esempio una cioccolata calda con molto zucchero e riprendere.

Quanto studiare.

La risposta deve essere individuale, ognuno deve cercarsela da solo, ricordando però che innanzi tutto il tempo dipende dalle conoscenze di base, i cosiddetti prerequisiti, che ogni studente possiede. Se una materia fa riferimento a concetti studiati in un’altra materia, magari negli anni precedenti, è evidente come chi conosca questi concetti impieghi meno tempo, per prepararsi, di chi non li ha. Poi dipende anche dalla capacità di prendere buoni appunti; un appunto preso bene mette in evidenza gli aspetti essenziali della trattazione, i punti salienti, crea automaticamente una "scaletta" da seguire, che altrimenti dovrebbe essere preparata ex novo, con dispendio di energia e calo di motivazione. Infine anche l’abilità di interpretare il libro di testo semplifica il lavoro e fa risparmiare tempo; se io so estrapolare facilmente dalla pagina, magari prolissa e difficile, i concetti fondamentali, impiego sicuramente meno tempo e spendo meno energie.

Ma queste capacità non sono ovviamente innate. Le conoscenze di base ve le siete fatte con lo studio sistematico degli anni precedenti; il saper prendere appunti migliora giorno per giorno, se vi ci applicate coscientemente; il saper interpretare correttamente il testo, riuscendo a semplificarlo, è il frutto di un allenamento costante. E per questo possono servire schemi, diagrammi, mappe semplificative.

Come studiare.

E’ importantissimo saper distribuire il tempo di studio nelle 5 fasi fondamentali:

  • apprendimento: è la prima fase, nella quale si incamerano le informazioni
  • rielaborazione: una volta incamerate le informazioni, ci si lavora sopra, creando collegamenti con quello che già si conosce, stabilendo associazioni per non dimenticare, creando riassunti, sommari, grafici, diagrammi, tabelle
  • memorizzazione: le informazioni rielaborate vanno immagazzinate nella memoria
  • recupero: è la fase di recupero dalla memoria, di quanto appreso
  • trasferimento: è la fase finale, che prevede lo sviluppo delle capacità di trasferire le nozioni all’esterno.

Cosa serve per studiare

Il libro di testo, gli appunti, un pacco di fogli per brutta copia ed una penna.

Il libro è lo strumento fondamentale ed indispensabile, anche se apparentemente l'insegnante non lo segue; solo sul libro infatti la materia è esposta con il corretto linguaggio tecnico, con i giusti passaggi logici, con le formule ricavate, le spiegazioni complete ecc.

Gli appunti devono servire solo per rivedere che cosa e' stato fatto a lezione, com’è stata impostata la stessa, quali sono le cose importanti, che formule o diagrammi ecc. sono stati aggiunti nel corso della spiegazione e non sono sul libro di testo. Ricordando che chi è veramente bravo nel prendere appunti può arrivare a scrivere massimo il 30 % di tutto quanto detto dall'insegnante in una lezione, è evidente l'assurdità di pretendere di studiare solo sugli appunti. Quello che si appunta a scuola potrebbe essere chiamato preappunto, da rielaborare a caldo, a casa, nella scheda della quale si parla più sotto; subito, dopo poche ore al massimo, perché la memoria sbiadisce man mano che passa il tempo. Il preappunto ha il vantaggio che si può seguire la lezione con attenzione e registrarne i momenti importanti. Si suggerisce perfino di scrivere, in particolari momenti importanti, in tempo reale, accontentandosi di appuntare anche solo l’inizio e la fine d’ogni frase, o qualche parola isolata. La rielaborazione ravvicinata nel tempo farà completare tutto.

La carta da brutta copia e la penna servono in tutte le 5 fasi nelle quali si articolare lo studio, e delle quali abbiamo già parlato.

Apprendimento:

Consiglio di preparare una scheda per ogni argomento, eliminando tutti i dubbi man mano che si procede nella sua realizzazione, scrivendo e ricavando le formule, cercando in altre parti del testo o su altri testi le cose dimenticate o poco chiare

STRUMENTI DA USARE: libro, preappunti, carta da minuta, penna.

Come si prepara la scheda? Si tratta di leggere la lezione lentamente sul libro, integrandola con i preappunti presi a lezione, usando carta e penna per rifare i disegni, riscrivere le formule, fare tutti i passaggi necessari per ottenerle, in modo critico, cioè chiedendosi sempre il perché di tutto.

Perché quel disegno è fatto in un certo modo? Perché il testo fa quest’affermazione? Cosa vuol dire? Dove posso trovare la sua giustificazione? Come posso esprimerla in altre parole? Perché ci sono questi passaggi matematici? Sono in grado di rifarli? Cosa vuol dire questa formula? Conosco tutte le grandezze in essa rappresentate? Ci sono collegamenti con altre parti della teoria? Li conosco? E se a questo punto l’insegnante m’interrompe e mi chiede "perché... ?", sono in grado di rispondere?......

Finché non si è in grado di rispondere ad un "perché", non si deve procedere con lo studio. Non si deve mai pensare: "Questo non lo so, non lo capisco, lo lascio stare, speriamo che non me lo chieda", perché, nove volte su dieci , non si sa come faccia ma ve lo chiede.

Per le risposte ai" perché" ci si serve dei preappunti, oppure del libro di testo, con ricerche nelle lezioni precedenti, a volte anche di anni precedenti, o, ancora, di altri testi di altre materie (spesso di matematica), che in questi casi devono essere consultati, per rinfrescare una nozione dimenticata o per studiarla di nuovo.

Tutto questo lavoro si riversa sulla scheda, in modo organico ed ordinato, ottenendo così una serie di appunti di lavoro, che serviranno per le fasi successive e per il ripasso in qualsiasi altro momento successivo. E’ importante ricordare che già la scrittura della scheda costituisce un importante passo d’assimilazione; ma in più c’è da considerare che è personale, cioè ritagliata sui nostri bisogni specifici, con il nostro linguaggio e quindi di estrema facilità di comprensione e memorizzazione.

In questa fase, si può sottolineare il libro o aggiungere annotazioni personali? Si, se si vuole poi usare ancora il testo (naturalmente assieme alla scheda), nel ripasso. La scheda ben fatta dovrebbe escludere l’uso del libro, ma possono esserci sempre alcuni argomenti che necessitano in ogni caso dell’appoggio del testo. Le annotazioni e le sottolineature devono però già essere pensate per il futuro, per il ripasso; inutile ad esempio sottolineare o evidenziare parti che già il testo mette in evidenza. Inoltre bisogna cercare solo quello che è effettivamente importante per noi, evitando di trovarsi alla fine con tutte le righe del libro sottolineate (una pagina sottolineata più del 50 % è una pagina mal sottolineata). L’obiettivo di una sottolineatura ben fatta è quello di permettere di ripassare solo le parti sottolineate o annotate; ma è evidente allora che per far bene questo, il libro non dovrebbe essere sottolineato alla prima lettura, ma successivamente, quando il significato di ciò che stiamo studiando sia capito meglio.

Fatto in ogni modo tutto ciò, si dovrebbe essere in possesso di tutte le nozioni, anche se ancora in maniera certamente confusa, in quanto il lavoro è stato spesso interrotto dalle ricerche; si deve perciò riordinare il tutto con la seconda fase.

Rielaborazione e memorizzazione:

Serve a riordinare il lavoro fatto ed a memorizzarlo.

STRUMENTI DA USARE: libro, appunti, scheda appena preparata, altri fogli di minuta, penna.

Si deve cercare di ripetere mentalmente la lezione, rifacendo i disegni o i diagrammi sui fogli di carta di minuta, riscrivendo le formule, rifacendo i passaggi matematici, gli schemi ecc., attingendo il meno possibile dal libro di testo, dagli appunti e dalla scheda precedentemente riempita.

Questo lavoro sarà necessario ripeterlo più di una volta, per una lezione, soprattutto se lunga e complicata; ma ogni volta si ricorrerà sempre meno alla "sbirciata" sul libro o sugli appunti di lavoro.

Ogni volta che si ripete è opportuno rifare completamente i disegni ecc., cioè buttare via gli appunti precedenti (non quelli della prima fase, naturalmente, ma i successivi) e rifarli, per imparare, migliorando di volta in volta.

Molti, anche se in maniera confusa, fanno già queste due fasi, ma l'errore che spesso commettono è quello di fermarsi a questo stadio, compromettendo spesso in maniera notevole tutto il lavoro svolto. Infatti, finora lo studente ha semplicemente messo in memoria, nel cervello, la lezione, ma non è detto che sappia "tirarla fuori", soprattutto durante l'interrogazione, che gli fa perdere lucidità, per l'emozione, la paura dell'insegnante ecc. (è il famoso "effetto lavagna") Sono indispensabili quindi le ultime fasi.

Recupero e trasferimento:

Si ripete la lezione memorizzata, come se si fosse interrogati. Può essere molto utile fingere proprio di essere interrogati oppure di doverla spiegare ad un amico che non l'ha ancora studiata o che era assente alla spiegazione.

STRUMENTI DA USARE: carta da appunti e penna.

Come si vede il libro, gli appunti precedenti e la scheda non servono più (o meglio, non dovrebbero più servire, se le fasi precedenti sono state eseguite correttamente).

In questa fase si dovrebbe essere in grado di ripetere la lezione AD ALTA VOCE senza esitazioni, tossettine, raschi di gola, "ehm..., dunque...., cioè......", tutto l'armamentario insomma dello studente incerto e mal preparato.

Forse la prima volta non sarà proprio così, bisognerà anche vincere un po’ di vergogna prima di abituarsi; inoltre l'occhio cercherà di sbirciare il libro e la scheda iniziale (che dovrebbero essere rigorosamente chiusi), ma, man mano che ci si abitua a questo metodo di lavoro, succederà sempre di meno. In questa fase risalteranno comunque con molta evidenza le parti poco capite o mal studiate e sarà facile mettervi rimedio.

Questa fase naturalmente va ripetuta finché la lezione non fluisca rapida, sicura, con tutti i chiarimenti, le spiegazioni, le dimostrazioni ecc.

Non c'è alcun dubbio sul fatto che tutto questo porta via del tempo, ma il tempo impiegato è stato messo a frutto completamente, per questo, quando si dovrà ripassare, di tempo ne servirà molto meno.

Se la scheda iniziale è fatta bene, potrà servire solo quella per il ripasso e tutto ciò si tramuterà alla fine in un risparmio effettivo di tempo.

Addirittura, quando si padroneggiano tutte le fasi 3, si può ripetere la lezione saltando subito alle conclusioni dalle premesse, ben sapendo che in caso di bisogno i passaggi necessari si è in grado di farli, manovrando la lezione come dei veri virtuosi.

Ripasso

Ripassare vuol dire riportare alla memoria quanto appreso. Il ripasso più importante è quello che riporta alla mente la lezione dell’insegnante; deve quindi essere fatto a caldo, nella stessa giornata della lezione, altrimenti tutto si affievolisce e si perde. Serve per compilare la scheda, come vi ho suggerito di fare. Poi la scheda ben fatta e il libro ben sottolineato ci faranno risparmiare un sacco di tempo. Ma quando ancora si deve ripassare? Tutte le volte che sia possibile; ad esempio il pendolare può sfruttare persino il viaggio d’andata a scuola per concentrarsi e ripassare. Oppure, se la testa è pesante e volete staccare e decidete di fare una passeggiata, dopo aver ossigenato e snebbiato il cervello, potete ripetere la lezione nel tornare a casa; questo è il momento in cui vi accorgerete se il lavoro fatto finora è andato a segno, oppure no. Se la lezione la sapete ripetere tutta, bene, altrimenti vuol dire che ci dovete lavorare sopra ancora.

E’ inoltre importante anche un ripasso settimanale di quanto visto durante la settimana; ci si può dedicare una giornata intera o solamente un pomeriggio, ma i frutti si vedranno subito.

Conclusioni

Ricordatevi comunque che importante e' ragionare e che imparare a memoria non serve a niente. Inoltre la memoria fotografica, che permette, nella fase iniziale, di ripetere quasi correttamente un disegno o una formula vista magari un attimo solo, non dura molto, se non è accompagnata dal ragionamento, il solo che permette di capire perché ad es. quel disegno è fatto in un certo modo ecc.. Dopo un po’ di tempo, possono essere giorni o settimane, ma non di più, la memoria fotografica si affievolisce, lasciando il vuoto, sprecando del lavoro fatto e costringendo a rifarlo ogni volta, come fosse nuovo. Ecco quindi la necessità di usare tutte le fasi, in modo da lavorare molto una volta sola, sfruttando il lavoro fatto, con minore sforzo, le volte successive.

E’ anche importante studiare da soli, ma ripassare con altri. Ognuno ha il suo metodo di lavoro, i propri tempi d’apprendimento, le sue schede ecc. e quindi è opportuno che lavori da solo, inizialmente. Il ripasso con altri può però simulare l’interrogazione, può mettere in evidenza punti mal preparati, dà indicazioni sulla propria preparazione, stimola l’espressione verbale.

 

Trento, 1999               Ing. Alessandro Fait


BIBLIOGRAFIA

AUTORE

TITOLO

CASA EDITRICE

Mario POLITO

Guida allo studio: il metodo

Franco Muzzio editore

Mario POLITO

Guida allo studio: le tecniche

Franco Muzzio editore

Mario POLITO

Guida allo studio: la motivazione

Franco Muzzio editore

Massimo PIATTELLI PALMARINI

La voglia di studiare

A. Mondadori editore

da http://www.geocities.com/Athens/Thebes/3657/htm/studia.html