Introduzione
all'argomento
Se
avete i capelli lunghi, andate a scuola o a lavorare
in Jeans o senza cravatta, se portate la minigonna,
se non usate il reggiseno, se d'estate prendete
il sole nudi, se potete parlare liberamente di
sesso, se ballate il rock and roll, se avete un
lavoro creativo, se siete vegetariani, fate yoga
o altre cose simili, se in giro ci sono più barbe,
orecchini, magliette con scritte e disegni strani,
ponci, buffi berretti , abiti bucati e vistosamente
variopinti
dovete
ringraziare il '68!
Tutto
cominciò a Milano sul giornaletto della scuola
col caso della "Zanzara", nel '66. La "Zanzara"
era il giornaletto interno del liceo "bene" di
Milano, il Parini. Un bel giorno due ragazzi e
una ragazza (diciamo i nomi perché la storia è
passata su di loro: Marco Sassano, Marco De Poli
e Claudia Beltramo Ceppi), redattori del giornale,
decisero di pubblicare un'inchiesta sondaggio
tra le studentesse. Tema: "La condizione femminile".
Anzi, per l'esattezza: "Un dibattito sulla posizione
della donna nella nostra società, cercando di
esaminare i problemi del matrimonio, del lavoro
femminile e del sesso". pensavano, i folli, che
magari sarebbe stato più interessante di una statistica
sui bocciati nell'ultimo "espe" di latino. Risultato:
uno scandalo che fece tremare il paese. Il solo
fatto che i ragazzi osassero parlare di sessualità
era inconcepibile. le risposte delle studentesse,
lette oggi, non fanno né caldo né freddo: "Nei
rapporti pongo limiti solo perché non voglio correre
il rischio di avere delle conseguenze. Ma se potessi
usare liberamente gli anticoncezionali, non avrei
problemi di limiti". O anche: "Entrambi i sessi
hanno diritto hai rapporti prematrimoniali". Idee
così, oggi sono universalmente condivise, persino
dalle suore di clausura. ma allora l'Italia era
un paese dove una moglie poteva essere accusata
di adulterio (e quindi finire in prigione) se
veniva trovata da sola in una stanza con un uomo
diverso da suo marito. E uccidere una donna per
"motivi d'onore" era considerato dal punto di
vista legale un peccato veniale. A complicare
la vicenda "Zanzara" ci si mise un giudice tutto
speciale: Pasquale Carcasio. Lui decise non solo
di interrogare i tre delinquenti che avevano pubblicato
il fattaccio, ma anche di farli spogliare nudi.
Chissà, forse cercava prove compromettenti. E
comunque una legge fascista del 1934 glielo permetteva:
nel caso di imputato minorenne, lo spogliarello
avrebbe permesso di accertare eventuali tare fisiche
o psichiche. I due ragazzi, presi alla sprovvista,
acconsentirono. La ragazza, più sveglia, no. La
decisione del brillante Carcasio ha l'effetto
della benzina sul fuoco. mentre nelle scuole di
mezza Italia si tengono assemblee al grido di
"finiremo tutti nudi o tutti muti", il paese si
spacca: DC (Democrazia Cristiana) e MSI (Movimento
Sociale Italiano) contro gli studenti. Tutti gli
altri, in particolare intellettuali e sinistra
progressista, pro. Intanto Carcasio viene allontanato
e il caso passa al procuratore capo, Oscar Lanzi,
che chiede il rinvio a giudizio dei criminali,
colpevoli di corruzione di minorenni e stampa
oscena (!!!). Al processo ci sono 400 giornalisti
compresi 8 giapponesi. Il presidente del tribunale,
Lugi Bianchi D'Espinosa, dopo aver esortato i
tre studenti a non montarsi la testa per la popolarità
acquisita, li assolve con formula piena. I giornali
di tutto il mondo, da "Le Monde" al "New York
Times", annunciano in prima pagina la vittoria
degli studenti del Parini come un grande segno
di cambiamento in Italia. Quando la cosa si seppe,
scoppiò il caos. In cina cominciò la rivoluzione
culturale e gli americani inventarono lo streaking
(ossia andare in un posto molto affollato e iniziare
a spogliarsi correndo. Vince chi riesce a restare
nudo prima di essere catturato) e iniziarono a
fumare marijuana. Due anni dopo, gli studenti
universitari di tutt'Italia salirono sulle barricate.
Al liceo Parini mille e cento studenti (quasi
tutti) fecero un'assemblea: votarono per appello
nominale l'occupazione (usando i registri di classe).
La votazione durò più di un'ora e ci furono solo
una decina di contrari e altrettanti astenuti.
Così fu occupata la scuola. La prima in Europa.
Gli studenti dormirono dentro e i papà di sinistra
portarono i panini col prosciutto. La mattina
dopo, Andrea Parini uscì dal sacco a pelo con
il suo stupendo pigiama a righe, s'infilò gli
occhiali e le pantofole, prese spazzolino e dentifricio,
usci dalla classe dove aveva dormito e si diresse
verso i bagni. fatti pochi passi si trovò di fronte
la polizia in tenuta da combattimento. Non oppose
resistenza, si sedette per terra con dentifricio
e spazzolino ben stretti in mano e si fece portare
fuori di peso da quattro poliziotti. La stessa
cosa fecero gli altri ottocento studenti che quella
notte avevano dormito nella scuola. Tutti si sedettero
per terra e si fecero portar fuori di peso. Nessuno
picchiò la polizia e la polizia non picchiò nessuno
e i giornalisti fotografarono tutto. Il giorno
dopo, in segno di solidarietà contro la violenza
delle forze dell'ordine, il liceo Berchet scese
in sciopero (prima scola in Europa) e tutta la
prateria prese fuoco. Gli operai iniziarono ad
incazzarsi, i poliziotti presero a tirare calci
ai dimostranti, e gli studenti cominciarono a
tirar sassi. Ma questo successe dopo, perché le
prime volte gli studenti ne presero un casino.
Le forze dell'ordine caricavano con le camionette
e facevano accerchiamenti attorno agli studenti.
E poi giù botte: in strada e in questura. La prima
volta che i dimostranti reagirono alla polizia
fu a Roma, a Valle Giulia. Ci furono delle cariche
bestiali, ma alla fine, sui portoni dell'architettura,
al celere scappò. In quel periodo a Milano davanti
all'università cattolica mille studenti si trovarono
a fronteggiare la polizia. Mario Capanna, leader
carismatico del MS (Movimento Studentesco) di
Milano, prese il megafono e gridò agli agenti:
"Scioglietevi o carichiamo!". Invece caricarono
loro e gli studenti vennero massacrati. Fu un
disastro militare ma un grosso successo politico.
Tutti gli studenti capirono che i poliziotti erano
veramente cattivi!

Il
'68 e i Mass Media
Molti
si chiesero perché ci fu il '68. Pochi hanno capito
che se si tento l'insurrezione fu perché le condizioni
del sistema televisivo Italiano erano veramente
misere. Il mondo, visto in televisione e sui giornali
era in bianco e nero. Noiosissimo. In tele si
poteva reggere Rin Tin Tin, La nonna del corsaro
nero e Carosello. E basta. C'erano solo due canali
televisivi per un totale di due film alla settimana,
sempre vecchi di almeno vent'anni. I divi del
piccolo schermo erano insopportabilmente monotoni,
quasi come quelli di oggi. Si chiamavano Mike
Bongiorno, che impazzava con i suoi quiz, Raffaella
Carrà che stava inventando il tuca tuca e Pippo
Baudo che proprio nel '68 si permetteva di strapazzare
Louis Amstrong a Sanremo. Louis era lì, aveva
appena finito di gracchiare con la sua voce di
vetro: "Ciao, stasera son qui, mi va di cantare...".
Al termine della canzone, prese la tromba e accennò
un assolo. Magic moment. Ma proprio in quel momento
arrivò Baudo e lo spinse fuori malamente, perché
lo show doveva andare avanti secondo la scaletta
prefissata (e nessuno gliel'ha ancora fatta pagare...).
Mica come oggi che in TV possiamo goderci Mike
Bongiorno, Raffaella Carrà (che 28 ani dopo, nel
'96, è stata considerata dai giornali la rivelazione
TV del momento) e Pippo Baudo. Tempi duri anche
per la musica. La si ascoltava con vecchi grammofoni
in mono, e solo pochissimi privilegiati avevano
l'ultimo straordinario ritrovato della tecnologia:
Lo stereo. La maggior parte degli studenti viaggiava
ancora con i mangiadischi, macchinette infernali
che tenevano fede al loro nome: dopo tre o quattro
ascolti ti avevano completamente rosicchiato e
triturato il 45 giri. Il Rock era un fenomeno
per pochi eletti. In TV non lo si vedeva mai,
alla radio la rai lo concedeva solo alquanto sporadicamente:
un pezzo dei Beatles ogni 550 canzoni di Claudio
Villa. Chi voleva ascoltare buona musica, se non
aveva la pazienza di aspettare per altri 8 - 9
anni l'avvento delle radio libere, doveva sintonizzarsi
su Radio Lussenburgo. Oppure poteva scegliere
di entrare nella resistenza. Nella resistenza
Rock, contro lo strapotere della canzone melodica
sanremese, esistevano due linee. I socialdemocratici
predicavano l'entrismo nelle istituzioni e cantavano
per lo più traducendo in italiano canzoni inglesi.
Il loro atteggiamento riformista gli consentiva
di passare in TV, partecipare ai festival ecc.
I gruppi di punta erano i Giganti (tema, mettete
dei fiori nei vostri cannoni), l'Equipe '84, Caterina
Caselli (con la sua Tutto nero, da Paint it black
degli Stones) e la grande Patti Pravo, l'unica
vera diva rock della canzone italiana di quel
periodo. In questa tendenza non mancavano i "duri",
come i Corvi, rapida meteora entrata nella storia
con la loro canzone manifesto Un ragazzo di strada.
C'era anche chi giocava di rovescio: mentre gli
italiani copiavano gli inglesi, lui, inglese,
veniva a far fortuna in Italia. Come Mal e i suoi
Primitives, con la loro indimenticabile Bambolina,o
i più impegnati sounds di Ma che colpa ne abbiamo
noi. A dare la linea, però, era Celentano, con
parole che restavano impresse a lettere di fuoco
per la loro elementare profondità: "sono un ribelle
nel vestire, nel pensare, nell'amar la bimba mia...
e cerco un po' di felicità - uh! - ballando il
rock". I più radicali invece privilegiavano il
rock anglosassone, vivendo momenti di gloria con
i concerti dei Beatles (nel '65) e poi di Jimi
Hendrix, Bob Dylan e, nel '70, degli Stones. Proprio
i Rolling Stones a Milano inaugurarono la stagione
degli scontri ai concerti. Il Movimento decise
che bisognava appropriarsi della musica (che in
quanto bisogno "primario" doveva essere gratis).
Così i patiti del rock iniziarono a sfondare ai
concerti almeno quattro o cinque anni prima che
l'Autonomia teorizzasse le appropriazioni di vestiti
e generi alimentari nei negozi, e sei anni prima
che anche il cinema gratis diventasse, con i circoli
giovanili, una rivendicazione del movimento. Anche
il cinema aveva la sua parte. Si usciva schiumando
di rabbia dalla visione degli studenti massacrati
in Fragole e sangue, ma ci si risollevava il morale
identificandosi con Malcom Mc Dowell che in if
sparava ai professori. Quegli anni ('68 - '72)
stanno tutti in tre film, più importanti di mille
assemblee. Due americani: Fragole e sangue, meravigliosa
love story nel campus occupato stroncata dalla
cieca violenza poliziesca, e Easy rider, l'inizio
del viaggio e della droga. Ma l'altro film, il
più "politico", è italiano: Indagine su un cittadino
al di sopra di ogni sospetto, di Elio Petri, che
metteva in piazza l'arroganza e la criminalità
del potere come nessun Mario Capanna o Adriano
Sofri (fondatore e leader storico di "Lotta Continua".
Successivamente accusato da un bizzarro pentito
di essere il mandante dell'omicidio Calabresi).

Il
ruolo della scuola
Perché
Dante era così cattivito da sbattere tutti all'inferno?
Leopardi era così triste solo perché aveva la
gobba? La scuola allora non insegnava un granché.
Il Risorgimento spuntava dal nulla, quando all'improvviso,
chissà perché, agli italiani gli aveva preso una
gran voglia di stare tutti insieme. Si stava a
impazzire sui verbi greci e latini, e mai un professore
che spendesse una parola sul Vietnam, su fascismo,
sull'educazione sessuale o sul film Giù la testa.
Quegli anni di scuola, però, furono fondamentali
per la formazione letteraria di un'intera generazione.
I fricchettoni stavano assorti sul banco leggendo
siddharta o il Libro tibetano dei morti. I militanti
divoravano Hemingway (i militaristi mostravano
una spiccata predilezione verso Per chi suona
la campana), i sessuomani nascondevano "Isabella",
"le ore" e La rivoluzione sessuale di William
Reich dentro le copertine delle edizioni economiche
feltrinelli. Quasi tutti trovavano un terreno
di intesa su Kerouac, Ginsberg e soci. Obbligatori
o quasi, Il diario del Che in Bolivia, il libretto
rosso di Mao, il Manifesto di Marx e Che fare
di Lenin. Erano le basi minime per poter spiaccicare
qualche parola in gergo politico.

La
miccia che accese la bomba
Il
fatto è che i giovani di tutto il mondo ne avevano
le tasche piene dell'autoritarismo della famiglia,
dei professori e dello stato, e soprattutto della
repressione sessuale. Le prove? Eccole: La prima
volta in un campus americano, all'università di
Berkeley (San Francisco, California) nel '64,
fu contro la guerra del Vietnam, l'autoritarismo
e per la libertà di espressione (quella che pio
divenne l'agibilità politica). Ma fu soprattutto
per avere uno "spazio liberato", il campus universitario,
dove fare le prime prove di amore libero. Lo slogan
più gridato, quello che faceva schiumare di rabbia
il nemico, era: "Kern scopa". kern era il rettore
di Berkeley. Ancora più evidente il caso francese.
Tutto inizia nel '65, quando gli studenti dell'università
di Antony, a sud di Parigi, scendono in rivolta
per impedire che venga costruito un posto di guardia
davanti ai padiglioni femminili. Dopo scontri
con la polizia e tre mesi di lotta, il rettore
emana un regolamento più permissivo: quelli con
più di 21 anni possono frequentarsi, anche se
di sessi diversi. nasce il "Movimento contro la
segregazione sessuale" che combatte la miseria
(sempre sessuale, ovviamente) dell'ambiente studentesco.
Nel '67 è l'università di Nanterre a entrare in
agitazione. Davanti al ministro della cultura
francese che inaugura la piscina dell'università,
Daniel Cohn Bendit, futuro leader mitico del '68,
chiede: "signor ministro, lei ha presentato un
rapporto di 600 pagine sulla gioventù francese
e non c'è una parola sui problemi sessuali. Perché?".
"Le consiglio di farsi un tuffo in piscina per
calmarsi i bollenti spiriti", replica il ministro,
cercando con poco successo di fare una battuta.
"Lei è un fottuto nazista, monsieur le ministre"
chiude il discorso Cohn Bendit. E fu così che
partì l'occupazione di Nanterre, che diede il
via al maggio francese. In Germania invece il
tema della liberazione sessuale era all'interno
della più generale rivolta contro l'autoritarismo.
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La
strage di piazza Fontana
Il
12 dicembre del'69, in piazza Fontana a Milano,
nella sede della banca nazionale dell'agricoltura,
scoppia una bomba. La banca nazionale è tutta
trasandata. Vista da fuori sembra che non sia
successo nulla. È solo grigia. Di un grigio che
fa male. ma dentro c'è un grosso foro. E intorno
16 morti e decine di feriti. Subito iniziano a
girare le voci: È colpa della sinistra, di quei
maledetti studenti, di quegli operai che nelle
fabbriche chiedono la luna. Ma sono tutte balle!
la sinistra non ha mai fatto cose del genere.
E poi viene troppo a puntino: un massacro per
fermare la rivolta operaia e studentesca. Subito
vengono arrestati gli anarchici. Il giorno dopo
i giornali hanno a tutta pagina la foto del mostro:
Pietro Valpreda, ballerino e anarchico, è accusato
della strage. Il 16, giuseppe Pinelli (anarchico
pure lui) vola giù da una finestra della questura
al termine di un'interrogatorio condotto, pare,
dal commissario Luigi Calabresi (che verrà assassinato
nel 1972). Per il Movimento non ci sono dubbi:
Pinelli è stato assassinato, la strage è di stato.
È l'inizio della strategia della tensione. Altre
stragi seguiranno: Brescia, l'Italicus, sino alla
grande mattanza della stazione di Bologna nel
1980. Loro erano pronti a tutto pur di fermare
i dimostranti. "Loro" sono i servizi segreti,
una buona fetta dello stato e dei suoi apparati,
i fascisti, la polizia, ecc.

Arrivano
i gruppi
Nel
'68 il Movimento studentesco era il Movimento
studentesco e basta: c'erano dentro tutti, tranne
qualche microgruppo maoista. Poi iniziarono a
nascere i gruppi, o gruppuscoli, come diceva il
PCI (Partito Comunista Italiano), o sedicenti
gruppuscoli, come diceva la stampa più cattiva.
Il sogno di tutti era di fare il grande partito,
più o meno leninista, che avrebbe finalmente fatto
quella rivoluzione che quegli antipatici del PCI
non volevano più fare.
Avanguardia
Operaia (AO):
Leader
Silverio Corvisieri, massimo Gorla, Luigi Vinci.
Nacque nel '68 a Milano. Alcuni dei suoi leader
provenivano dalla quarta internazionale, per questo
veniva sempre considerata in onore di Trotsky
(leader con Lenin della rivoluzione russa, fondatore
dell'Armata Rossa e poi della quarta internazionale.
Venne fatto uccidere da Stalin, a picconate, In
Messico. Le contraddizioni in seno alla sinistra
non sono mai state cosa da poco.), anche se in
realtà era più leninista che altro ("le avanguardie
devono portare al coscienza rivoluzionaria alle
masse" sosteneva AO). Rivoluzionaria, ma con i
piedi per terra (i suoi obbiettivi erano più "sindacali"
che prettamente rivoluzionari) era la più organizzata
nelle fabbriche, grazie ai Club, ma a Milano era
molto forte anche nelle scuole tecniche e professionali
e serali, tanto da diventare la più pericolosa
concorrente del MS.
Movimento
Studentesco (MS):
Leader
Mario Capanna, Turi Toscano, Luca Cafiero. Fenomeno
sostanzialmente milanese, con appendice romana..
All'inizio riuniva gran parte degli studenti,
poi divenne un gruppo organizzato. Secondo l'MS
gli studenti non dovevano sottostare all'egemonia
degli operai: avevano dignità di movimento autonomo
e parallelo, che poteva influenzare la classe
operaia. Era molto impegnato nel tentativo di
cambiare la cultura scolastica attraverso corsi
e seminari organizzati autonomamente all'università
e nelle scuole (era il cosiddetto "uso parziale
alternativo"). Più moderato degli altri gruppi,
prese orientamento leninista anche per ripicca
nei confronti di Avanguardia Operaia ("Loro sono
trotskisti? E noi facciamo gli stalinisti!").
Era dotato di un temibile servizio d'ordine, che
usava soprattutto in funzione antifascista e per
menare i compagni di tendenze diverse dalla sua.
Potere
Operaio (Potop):
Leader
Toni Negri, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Emilio
Vesce. Era il gruppo "operaista" per eccellenza.
Teorizzava il rifiuto del lavoro e l'egemonia
della lotta operaia su quella studentesca e proletaria.
Erano i più assatanati militarmente. Dopo lo scioglimento
del gruppo nel '73, molti prenderanno la strada
dell'appoggio alla lotta armata organizzandosi
nell'area dell'Autonomia operaia.
Lotta
Continua (LC):
Leader
Adriano Sofri, Guido Viale, Mauro Rostagno. Per
LC non sono le avanguardie a portare la coscienza
politica alle masse: loro ce l'hanno già nei cromosomi,
basta fargliela tirar fuori con le lotte, che
devono essere a tutto campo: dalla casa alla fabbrica
alla scuola passando per l'esercito (movimento
"proletari in divisa"), le carceri ("i dannati
della terra") ecc. Spontaneisti, li bollavano
gli altri gruppi. Quanto a cattiveria negli scontri
in piazza, rivaleggiavano con Potere operaio.
Gruppo
Gramsci:
Leader
Romano Madera, Paolo Gambazzi, Nanni Arrighi (insigne
economista, famoso tra l'altro per i libri sull'economia
dell'apartheid nel Sudafrica razzista). Un gruppetto
molto intellettuale, forte in alcune fabbriche
del nord e in alcune scuole di Milano, Roma e
Firenze. Si sciolse nel '73, dando vita, con alcune
frange dell'ex Potop, alla nascente Autonomia
Operaia, un arcipelago di gruppetti e comitati.
I leader più noti erano Toni Negri, Oreste Scalzone,
Daniele Pifano. Rifiutava l'organizzazione verticista
dei "partitini" a favore di un coordinamento tra
realtà concrete di fabbrica, territorio e scuola,
dotate di una certa indipendenza tra loro. In
realtà era l'organizzazione più leninista: l'avanguardia
fa tutto, perché le masse sono un po' fesse. In
breve tempo divenne l'area più estremista: rifiuto
del lavoro e dell'alienazione, a scuola come in
fabbrica, molta simpatia verso la lotta armata,
vista come strumento per forzare la situazione
in senso rivoluzionario. Si trasformò in una manica
di pazzi. saranno i principali protagonisti del
movimento del '77.
Il
manifesto:
Nato
nel '69 dopo l'espulsione dal PCI di alcuni dirigenti
(Rossana Rossanda, Lucio Magri, Aldo Natoli, Luigi
Pintor, Luciana Castellina, Valentino Parlato).
Svolse una funzione critica da sinistra al PCI.
Altri
gruppi:
La
galassia maoista e marx leninista, da Servire
il popolo che si comportava come se vivesse nella
Cina della rivoluzione culturale (con tanto di
matrimoni maoisti). Poi c'erano la quarta internazionale
e gli anarchici, ma quelli c'erano prima del '68
e ci sono ancora. Sono immortali loro, meglio
di Highlander.

Nascono
i Katanga
Nel
gennaio del '79 l'aria a Milano era davvero pesante.
Era passato solo un mese dalla strage alla banca
dell'agricoltura, e il Movimento era sotto tiro.
Il questore Guida aveva vietato ogni manifestazione
in città, a tempo indeterminato. Insomma, si rischiava
di dire addio per sempre all'agibilità politica,
proprio nel momento in cui era più necessaria,
per mettere in luce chi aveva le vere responsabilità
della strage. Fu allora che Mario Capanna realizzò
il suo capolavoro politico. Indisse una manifestazione
in piazza per il 16 gennaio. Venne vietata, e
ne indisse un'altra per il 21, invitando anche
però i giornalisti democratici a partecipare.
Aderirono in massa, da Giorgio Bocca a Eugenio
Scalfari. anzi, acconsentirono di buon grado a
mettersi in prima fila, così avrebbero fatto da
deterrente alle intenzioni bellicose della polizia.
Oppure (loro non ci avevano pensato, ma Capanna
si) sarebbero stati massacrati. La questura opto
per la seconda ipotesi. Appena la testa del corteo
sbucò dalla Statale verso via Larga, partì all'assalto.
La polizia caricò con i manganelli, la bandoliera
e i candelotti lacrimogeni. I giornalisti democratici
furono fatti a pezzi dai sottoproletari in divisa.
Sangue di giornalista ovunque. Il giorno dopo
il "Corriere della sera" aveva scavalcato a sinistra
Lotta Continua. "Il Giorno" chiedeva l'impiccagione
del questore di Milano (che poco dopo perse il
posto) e la fucilazione di alcuni ministri. Favoloso!
La settimana dopo c'erano centomila persone al
corteo del sabato. L'agibilità politica era salva.
Da allora, per cinque anni, ci fu un corteo tutti
i sabati. Poco dopo, in maggio, alla Statale nacque
il primo servizio d'ordine strutturato. I fascisti
avevano rotto la testa a quattro dimostranti e
non era certo una novità. Già nel '68 avevano
assaltato l'università sei vlte nel giro di due
mesi, e da allora era continuato uno stillicidio
di aggressioni. Duecento persone circa si trovarono
in un'aula della Statale con caschi e bastoni
e si decise di recarsi a dare una lezione ai fasci.
Quella fu la prima vera e propria azione militare
organizzata dal Movimento. Un gruppo omogeneo
attaccò piazza San Babila (ritrovo ufficiale,
lo dice la parola stessa, dei sanbabilini, i fascisti
milanesi) da tre direzioni, i compagni spuntarono
fuori anche dalla metropolitana, menando come
matti: una decina di fascisti finirono all'ospedale.
I giornalisti restarono impressionati dalla tecnica
dell'azione usata in questo raid in San Babila.
Dopo una settimana un noto professore presiedette
la prima riunione dei mitici katanga (servizio
d'ordine del Movimento studentesco della facoltà
di lettere a Milano. Dal nome di un gruppo di
ex mercenari che avevano partecipato agli scontri
del maggio 1968 a Parigi, presidiando con gli
studenti la Sorbona occupata: Las katangas). Non
ci fu niente di militare, fu una lezione di storia
dei sassi. Il professore esordì dicendo: "il sasso
è l'arma pre eccellenza del popolo in rivolta,
Già gli Iloti dell'antica Atene usarono i sassi
contro le guardie dell'aristocrazia cittadina".
Così nacquero i katanga. Il fantasmagorico 7°
katanga. Poi vennero Rosso Uno, Medicina, la Lin
Piao e il 3° Troia, che erano le ausiliarie femmine
(nel movimento essere chic era d'obbligo). Alla
fine dell'anno ci fu la prova del fuoco più pesante,
alla manifestazione del primo anniversario della
strage del 12 dicembre 1969. Gli anarchici avevano
indetto un corteo non autorizzato. Vennero attaccati
subito dalla polizia. Inseguiti si rifugiarono
nell'università Statale, sperando di trovarvi
la protezione dei katanga che presidiavano la
facoltà per prevenire i colpi di mano fascisti.
Li fecero entrare. Poi, appostati in via Larga,
attesero la forza pubblica a piè fermo. Gli agenti
iniziarono a sparare candelotti lacrimogeni ad
altezza d'uomo. Saverio Saltarelli fu colpito
al petto e cadde a terra. Una squadra che si occupava
dei feriti lo prese e lo portò in Statale. L'atrio
era pieno di gas, di contusi e di gente che non
ce la faceva più per la fatica o per la paura.
nel corridoio c'erano bivacchi di gruppi che erano
pronti a sostituire quelli che crollavano in prima
linea. La polizia aveva caricato almeno 12 volte
e lo scontro era corpo a corpo, a bastonate. Sembrava
di essere su un campo di battaglia: gente che
si chiamava in una nebbia ustionante, gente che
non sapeva più dove andare. Nell'atrio davanti
all'Aula Magna c'era un po' meno fumo ma si piangeva
lo stesso per i gas. Un cordone sanitario formato
da un centinaio di compagni che si tenevano per
mano manteneva sgombro lo spazio di un corridoio
per l'infermeria. Quelli che trasportavano Saltarelli
erano sei o sette. Si fermarono un attimo per
togliergli il fazzoletto dalla faccia perché non
respirava più. Uno urlò di sbrigarsi e lo portarono
sotto in infermeria, e dopo un po' tornarono su
di corsa. Era arrivata l'ambulanza. ma ormai Saltarelli
era morto. Fu il primo caduto del Movimento di
Milano. Intanto nell'università circondata c'erano
almeno 1000 persone in Aula Magna che discutevano
e altre 1000 fuori che si pestavano. Qualcuno
usciva e andava a combattere, qualcuno tornava
distrutto dai gas o dalle botte. a volte entrava
uno di corsa chiamando un'intera squadra che si
alzava dalle poltroncine liberando tutta una fila
di sedili rossi. Si infilavano i caschi e correvano
fuori con le facce tirate. Non c'erano più riserve,
tutti quelli che se la sentivano erano giù in
strada. C'era un ragazzo che conduceva l'assemblea
e faceva da moderatore. ad un certo punto chiese:
"C'è qualcuno che ha un casco?". Molla il microfono,
si fa dare elmetto e spranga d uno accasciato
per terra e si butta fuori di corsa. Altri cinque
o sei si uniscono e corrono via in silenzio. Come
eroi. Quella giornata fu un massacro ma la polizia
non riuscì a passare. Sembrava di essere a Fort
Alamo circondati dal generale Santana. Duemila
studenti contro l'impero del male! Dopo la morte
di Saltarelli, l'organizzazione del Servizio d'ordine
divenne durissima. C'erano riunioni periodiche,
organigrammi più o meno precisi, appuntamenti
ginnici, esercitazioni di corsa e partite di calcio.
nel 1971 la Rossa Uno, le belve di tutti i cortei,
si annoiarono a morte di fare i militari (non
gli andava la svolta stalinista del Movimento
studentesco e tutto il resto), così ne uscirono
e fondarono il famoso gruppo Saracino (dal nome
del leader), che si distinse per essere riuscito
a non scontrarsi mai con la polizia. Il gruppo
Saracino era famoso perché tutti sapevano giocare
a boccette, e perché li dentro c'erano le più
belle donne della città. I katanga composero anche
una canzone che cantarono in coro a Saracino mentre
stavano schierati davanti alla Statale (sull'aria
della sigla dei cartoni animati televisivi di
topolino).
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Droga
(marijuana e simili)
la
stampa aveva dato un grosso contributo alla disinformazione
sulle droghe leggere, impostando una campagna
terroristica che faceva di ogni erba una siringa.
I giornali erano pieni di articoli tipo: "Si fa
uno spinello e massacra la famiglia con il tritacarne".
nei primi anni settanta, "droga" era soprattutto
l'hashish, descritto dai mass media borghesi come
causa di follia, cecità, impotenza e morte. La
reazione dei giovani fu altrettanto estremista:
l'hashish non fa alcun male. Anzi, fa benissimo:
allarga la coscienza, fa vedere ciò che la borghesia
non vuole che si veda, permette di usare tutto
il cervello, e non solo quel 10% che si usa normalmente
e rende più belli e intelligenti. I libri di controinformazione
che raccontavano tutte le straordinarie virtù
dell'hashish andavano a ruba. Molti tra i più
seri militanti dell'ultrasinistra si erano fatti
una cultura mostruosa per fumarsi la prima canna.
C'erano serissimi "quadri intermedi", giovani
promesse delle organizzazioni estremiste, in grado
di fare interventi più lunghi dei discorsi di
Pannella sulle qualità dell'hashish, partendo
dagli Yassassin (setta turca del medioevo) sino
ai racconti orali dei contadini di Ketama in Marocco,
passando per i dati (inediti, di cui chissà come
erano venuti in possesso) della DEA americana
sugli effetti degli stupefacenti, per finire con
le esperienze del compagno di banco. Nonostante
questa mole di documentazione a favore delle droghe
leggere, le organizzazioni comuniste erano rigidamente
contrarie all'uso di qualsiasi genere di stupefacente.
Sostenevano che la memoria storica del proletariato
consente solo il consumo del lambrusco e dei mezzi
toscani. E poi marx non aveva forse detto che
la religione è l'oppio dei popoli? Visto che non
intendeva certo fare un complimento alla religione,
ê chiaro che ce l'aveva anche con l'oppio. E se
gli oppiacei non piacevano a Marx, perché avrebbe
dovuto apprezzare l'hashish? La sentenza fu rapida:
il "fumo" allontana dalla realtà, e quindi dalla
lotta di classe, e va combattuto da ogni sincero
comunista. Fu così che per anni le squadre di
servizio d'ordine di Lotta Continua dovettero
fare gli straordinari. Terminato il normale orario
di lavoro antifascista, iniziava ai concerti e
ai festiva di Re Nudo la caccia ai propri militanti,
che dovevano nascondersi nelle frasche o negli
angoli più bui de Palasport per farsi uno spino
in santa pace. La paranoia antihashish spinse
anche alcuni gruppi ad espellere i propri compagni
scoperti a fare uso di stupefacenti.

Chi
vieta che cosa? - Il 12 dicembre è dei proletari
"La
questura di Milano ha vietato ogni forma di manifestazione
il 12 dicembre. Chi è la questura di Milano per
permettersi queste sparate? Sono gli assassini
di Pinelli e Saltarelli. Sono quelli che hanno
incriminato Valpreda e coperto la "pista nera"
delle bombe alla Banca dell'agricoltura. Non riconosciamo
la legalità maldestra dietro cui questi criminali
nascondono la loro intenzione di stroncare le
lotte degli operai e degli studenti. martedì 12,
tutti in piazza contro il governo. Ore 17.30 concentramenti
davanti alle fabbriche più importanti. Tutti in
piazza il 12 dicembre. Il Coordinamento studenti
medi, che riuniva Lotta continua, Gruppo Gramsci
e Collettivo Autonomo di architettura, invitava
alla mobilitazione per il terzo anniversario della
strage di stato più o meno usando queste parole.
Un appello che fu raccolto, eccome: il 12 dicembre
'72 passò alla storia come la maggiore vittoria
militare mai ottenuta da Movimento milanese: tre
cortei "autodifesi" (ovvero armati sino ai denti
con spranghe, chiavi inglesi, molotov, sampietrini,
fionde, ecc.) tennero in scacco la polizia per
tutto il pomeriggio. ma già dal mattino si capisce
che la giornata sarebbe stata pesante: sciopero
generale degli studenti (con cortei di zona) promosso
dal Coordinamento, dai Comitati d'Azione di Avanguardia
operaia e dall'MS. In zona Romana la polizia attacca
gli studenti davanti alla centrale del latte.
Al Beccaria i PS caricano, ma si dimenticano di
custodire i gipponi, che improvvisamente prendono
fuoco. Al liceo Manzoni i pulotti circondano la
scuola impedendo agli studenti di uscire. Ma è
solo l'aperitivo per il pomeriggio. Il gran galà
dl 12 dicembre è un appuntamento tradizionale,
di notevole rilievo nell'ambito delle relazioni
stato-movimento, e come sempre i due interlocutori
si sono impegnati per dare il massimo. Il questore
dirama il solito biglietto di invito: è vietata
qualsiasi manifestazione. per l'occasione la città
sarà presidiata da settemila poliziotti in assetto
di guerra. RSVP (respondez s'il vous plaît). La
risposta non si fa attendere: QUESTORE BABBEO
BECCATI IL CORTEO! Le adesioni però scarseggiano,
FGCI e Manifesto si danno malati; l'MS si tira
indietro (anche se molti militanti presi da crisi
di coscienza partecipano a titolo personale).
A scendere in piazza sono Lotta Continua, Gramsci,
Collettivo di architettura, Avanguardia Operaia
e Potere Operaio. Questa volta però si segue una
tattica completamente diversa dal solito. La polizia
aveva cambiato la sua tecnica di combattimento:
erano più veloci, caricavano coi blindati e se
erano in difficoltà sparavano. I tempi del corpo
a corpo erano finiti. uno scontro frontale all'arma
bianca era ormai impossibile, così il diabolico
intergruppi decise di giocare d'astuzia. Niente
concentramento unico e corteo in centro. Si prende
esempio dalle manifestazioni organizzate dai cari
compagni spagnoli contro Franco: punti di incontro
semiclandestini e più manifestazioni contemporaneamente.
Tutto è stato accuratamente predisposto, con centinaia
di riunioni nei giorni precedenti. Ogni collettivo
di scuola, di quartiere, di fabbrica deve ritrovarsi
in un luogo prestabilito, per poi dirigersi a
uno degli appuntamenti preliminari, davanti ad
una grande fabbrica. Tutta la convocazione al
corteo avviene per via orale, solo i più fidati
vengono avvisati e convocati a piccoli gruppi
qua e là per la città. Appena una decina di persone
sapeva dove sarebbero stati gli appuntamenti finali.
Li comunicarono al momento opportuno, con un megalitico
servizio di staffette in motorino, che giravano
avvisando tutti i drappelli sparpagliati in giro.
Terminata la Fase Uno, scatta la Fase Due, con
i compagni che si dirigono ai concentramenti definitivi
da cui sarebbero partiti i tre cortei: viale Bligny,
via Solari, corso San Gottardo. Così avviene puntualmente.
Alle sei di sera su viale Bligny si nota uno "struscio"
a dir poco insolito. Invece delle signore a caccia
di tacchini natalizi, i marciapiedi sono intasati
da qualche migliaio di strane figure con passamontagna,
capienti tascapani e imponenti manici di piccone
che spuntano dai pastrani militari. Si muovono
in formazioni di alcune decine di persone, come
famiglie molto unite. Ogni volta che un gruppo
si incontra con un altro proveniente dalla direzione
opposta sorgono insormontabili problemi di traffico:
un servizio d'ordine deve essere unito e compatto
come le cinque dita di una mano, non può farsi
scompaginare per farne passare un altro. D'altra
parte non può neanche scendere sulla carreggiata,
per non dare nell'occhio. Che fare? Il problema
si risolve con naturalezza alle 18.30, quando
tutti scendono in strada contemporaneamente al
segnale convenuto: "Corteo! Corteo!". In un attimo
spunta dal nulla un'orda di più di 3000 persone,
perfettamente allineate in cordoni fitti e serrati.
La sensazione di esaltazione c'era tutta, e legittima:
nonostante la città fosse praticamente in stato
di assedio, si era organizzato ugualmente un corteo
clandestino, perfetta prova generale di manifestazioni
future della resistenza contro la eventuale dittatura!
Wow! Nello stesso momento altri cortei di pari
dimensioni si formano in via Solari e in corso
San Gottardo. La polizia è completamente presa
alla sprovvista. In viale Bligny c'è Lotta Continua,
architetti e cani sciolti; in Porta Ticinese Avanguardia
Operaia e Potere Operaio che litigano perché Potop
era arrivato con un gruppo travestito da spazzini
e dentro il triciclo col bidone della spazzatura
avevano 200 bottiglie molotov. AO li aveva attaccati
rompendo un sacco di bocce. ma qualcuna si era
salvata tanto che poi Potop brucerà parecchie
camionette. Gli agenti si aspettavano una manifestazione
in centro, invece in dimostranti erano fuori dalla
cerchia dei navigli. Cercavano un corteo e ce
ne sono tre. Per loro il caos è totale. La questura
individua un corteo in Ticinese, ma la colonna
mandata ad intercettarlo si imbatte nella manifestazione
in Bligny, e nel cozzo perde alcuni gipponi che
si incendiano. Intanto quelli di corso Ticinese
passeggiano indisturbati per il quartiere per
più di mezz'ora, fino a che una colonna di Ps
li becca in via Col di Lana. Dopo uno scontro
(due camion bruciati) i compagni si dividono in
due gruppi per ricomporsi poco dopo in viale Tibaldi,
dove si riuniscono al corteo Bligny. sembra una
battaglia napoleonica. Adesso è una massa compatta
di diecimila uomini che marciano cantando lungo
viale tibaldi, pronta a tutto. Il confronto decisivo
avviene poco dopo, quando i dimostranti si scontrano
con una colonna della celere che percorreva la
circonvallazione alla disperata ricerca dei manifestanti.
L'effetto sorpresa (oltre al mare di molotov)
fa si che anche questa volta i dimostranti abbiano
la meglio. Intanto il terzo corteo, dopo aver
scorrazzato da via Solari sino a De Amicis e alla
periferia, si scontra fieramente con i "caramba"
in piazza Napoli. E questo fu l'avvenimento più
inaspettato. Infatti tutti pensavano che quel
corteo non avrebbe retto un solo istante. Lo difendeva
il servizio d'ordine dell'Unione dei comunisti
(Servire il popolo, maoisti duri). Il delegato
di Servire il popolo all'intergruppi aveva detto:
"La voce operaia difenderà le nostre masse popolari!",
il che voleva dire o le avrebbero prese, o sarebbero
scappati (quelli dell'Unione erano assolutamente,
notoriamente, incapaci di difendersi). ma il comando
del servizio d'ordine viene affidato ai due fratelli
Sazia. Questi Sazia appartenevano ad una famiglia
numerosa, avevano altri cinque fratelli, scatenati
negli scontri con la polizia e per niente maoisti.
Quando seppero che i due dell'Unione dei comunisti
erano stati nominati generali, si preoccuparono.
Fu così che all'ora stabilita tutti i Sazia arrivarono
al corteo. La polizia li carica. Ma i sette fratelli,
che sono in prima fila, invece di scappare attaccano,
e non si sa come, 200 maoisti li seguono. non
si erano mai visti i maoisti così incazzati. Dopo
il primo impatto, coscienti dell'inferiorità numerica
e tecnica del loro esercito, i Sazia guidano l'armata
in una corsa folle per vie e viuzze, evitando
lo scontro con la polizia, seminandola, scomparendo
e riapparendo dal nulla, attaccando e fuggendo
meglio di Vo Nguien Giap, lo stratega vietnamita.
La polizia è in stato di shock. Il terribile battaglione
Padova della celere si perde finendo a San Donato
Milanese. Arrivarono a caricare i pendolari che
prendevano il treno alla stazione nord.
Vai all'inizio

I
grandi eroi
Piccolo
capitolo assolutamente necessario dedicato ai
personaggi che furono di rilievo in quell'epoca,
e che sicuramente influenzarono il modo di pensare
e di agire dei dimostranti.
Mao
Tse Tung (o Mao Zedong)
Mao
è stato un dittatore confuciano? La Rivoluzione
culturale è stata una tragedia costata milioni
di morti, un capolavoro del Grande Timoniere (sempre
Mao), che pur di riprendere in mano il potere
e toglierlo ai suoi nemici (Teng Hsiao Ping e
Liu Shao Chi) ha scatenato massacri e provocato
ingiustizie inenarrabili? Oggi pare di si. Sinceramente,
non si sa più che dire...Certo non si è disposti
a mettere la mano sul fuoco per Mao Tse Tung.
Ma negli anni sessanta-settanta era ben diverso.
Della Cina si sapeva poco o niente, era un pianeta
misterioso e affascinante dove stavano sperimentando
la Rivoluzione. Ma eccovi la Leggenda del Grande
Timoniere. Mao nasce nello Hunan, terra del peperoncino
rosso. A cinque anni lo sposano a una bimba di
due. Divenuto adulto si rifiuta di consumare il
matrimonio. Se ne va di casa e fonda un'associazione
per la parità tra uomini e donne. Diventato comunista,
convince il suo amico tossicomane Chu Teh a diventare
generale dell'Armata Rossa. Combattono armati
di migliaia di lance di bambù e quattro fucili
contro l'esercito nazionalista. inseguiti, scappano
per migliaia di chilometri sulle montagne della
Cina. Poi tornano a valle, fanno a pezzi i nazionalisti
e i giapponesi (che avevano invaso parte della
Cina prima e dopo la seconda guerra mondiale)
e prendono il potere. nel 1949 in Cina c'è fame,
miseria, sifilide. Mao lancia una serie di idee
incredibili per rovesciare la situazione. Ad esempio,
ci sono poco più di 2000 medici per 500 milioni
di persone. E non c'è tempo per formarne di nuovi.
Allora si prendono migliaia di giovani, in tre
mesi gli si insegna quattro regole d'igiene e
come curare una sola malattia: la sifilide. Poi
li si manda in giro ad insegnare quello che hanno
imparato. L'anno dopo tornano a scuola per imparare
come curare altre due malattie e via così. È il
movimento dei "medici a piedi scalzi". Usano erbe,
agopuntura e si fanno le medicine da soli. In
pochi anni la situazione sanitaria è sotto controllo
e la sifilide quasi debellata. Negli anni sessanta
Mao finisce in minoranza nel Partito Comunista
Cinese. Nel 1966 gli studenti di un liceo di Pechino
occupano la scuola. Mao riesce a far uscire sul
"Quotidiano del popolo" solo poche righe: "Bravi
questi studenti che si ribellano al burocratismo
del partito". Dall'altra parte della Cina un gruppetto
di studenti decide di andare a vedere che fanno
questi ribelli di Pechino. Ma alla stazione non
gli danno i biglietti per il treno. Viaggia solo
chi ha il premesso del partito. Loro allora dicono:
"Mao ha fatto migliaia di chilometri a piedi combattendo,
noi possiamo benissimo arrivare a Pechino a piedi".
Mao lo viene a sapere e fa uscire un altro articolo
sul giornale: "Bravi questi studenti che si ribellano
al partito e vengono a Pechino a piedi!". Quando,
mesi dopo, gli studenti arrivano a Pechino, ci
sono un milione di persone ad accoglierli. Il
giorno dopo, 80 milioni di studenti abbandonano
le scuole e si mettono a girare per la Cina. nei
paesi dove arrivano, lavorano con i contadini
per pagarsi il cibo e discutono su come dovrà
essere il socialismo. È scoppiata la "Rivoluzione
Culturale". L'anno dopo all'università di Pechino
ci sono due frazioni maoiste che entrano in guerra
tra loro. Assaltano i treni di armi dirette in
Vietnam per potersi sparare addosso con una maggiore
potenza di fuoco. Mao lancia un appello agli operai,
che in 2000 circondano l'università. Gli studenti
li attaccano, gli operai non reagiscono. Sette
muoiono e centinaia restano feriti. Dopo tre giorni
gli studenti depongono le armi. Di tutti i grandi
capi comunisti, Mao sembrava il più strano e originale.
Nonostante fosse idolatrato, non ha mai ottenuto
il pieno controllo del partito. Al culmine della
Rivoluzione Culturale, lo danno per rimbecillito
e moribondo, allora lui, per dimostrare che c'è
ancora, attraversa a nuoto lo Yan Tse Kiang. Mao
inoltre non smetteva mai di invitare i giovani
a ribellarsi alla burocrazia e a non frequentare
le riunioni di Partito. In Cina erano famosissimi
i suoi dialoghi con la nipote, alla quale diceva:
"Il primo dovere di un comunista è di ribellarsi
a tutto ciò che è sbagliato. Se il Partito Comunista
sbaglia bisogna ribellarsi al Partito Comunista".
Lo diceva solo per battere i suoi nemici e prendere
il potere? Può darsi, ma comunque un capo comunista
che parla così non può di certo essere assimilato
al solito dittatore. Al contrario, Mao dimostrava
che uno può essere il capo del partito e del governo
e, contemporaneamente, il pericolo pubblico numero
uno per la burocrazia. E la sua frase "Bombardare
il quartier generale" divenne uno slogan fondamentale
del '68. Peccato che pochi lo capirono.
Ernesto
"Che" Guevara
Un
giorno un giovane medico argentino prese la sua
moto e attraversò tutto il sudamerica. Un viaggio
on the road, come Jack kerouac in USA. Ma il medico
non lo sapeva. Arrivato in Messico conobbe un
giovanotto cubano che aveva un chiodo fisso: liberare
la sua isola dalla dittatura di Fulgencio Batista,
uno che aveva ridotto Cuba ad un bordello per
nordamericani, ai quali erano riservati interi
quartieri dell'avana (il Vedado), dove i cubani
poveri non potevano neanche entrare a meno che
non fossero delle prostitute o dei travestiti.
I due partirono per l'impresa insieme ad un ottantina
di disperati. Non fu facile, ma il primo gennaio
'59 Ernesto che Guevara e Fidel Castro entravano
trionfatori all'Avana. Il Che diventa ministro
dell'industria e capo della Banca di Stato. È
potente, è "arrivato". Poi si stufa. E sparisce.
Va ad esportare la rivoluzione. Prima in Congo,
poi in Bolivia. In Congo gli va così così, in
Bolivia malissimo. I governativi lo catturano,
lo torturano, e il 7 ottobre '67 lo ammazzano.
Per dimostrare che è morto davvero, gli tagliano
le mani. In Africa i cacciatori fanno così con
gli orango. Col Che l'ideale batte la voglia di
potere dieci a zero. LA VITA DI ERNESTO "CHE"
GUEVARA Uomo politico e guerrigliero argentino
(Rosario 1928-Higueras, Bolivia, 1967). Laureatosi
in medicina a Buenos Aires, si avvicinò ai gruppi
marxisti e lasciò la patria per mettersi al servizio
di un ideale rivoluzionario. Nel 1954 collaborò
in Guatemala con il colonnello Jacob Arbenz, alla
cui caduta riparò in Messico dove strinse amicizia
con Fidel e Raúl Castro Ruz. Sbarcato a Cuba nel
1956, divenne il luogotenente di Fidel Castro
nella lotta vittoriosa contro Batista. Direttore
della Banca Centrale dal 1959 e ministro dell'Economia
dal 1961, contribuì a dare al nuovo regime un
contenuto ideologico rivoluzionario. Le sue tesi,
imperniate sulla necessità di accendere numerosi
focolai di guerriglia, come premessa alla rivoluzione
contro l'imperialismo, e sulla priorità di un
impegno internazionale di solidarietà tra i Paesi
del Terzo Mondo, uscirono rafforzate dai viaggi
compiuti nei Paesi afroasiatici e socialisti.
Dopo aver rinunciato ai suoi incarichi, anche
per dei dissensi avuti con Fidel Castro, partecipò
alla guerriglia in Congo e in Bolivia. Catturato
dall'esercito di La Paz, venne ucciso. Ha lasciato
un Diario (1968) e saggi teorici sulla guerriglia
(La guerra de guerrillas, 1959). LA MORTE DI ERNESTO
"CHE" GUEVARA All'indomani 10 ottobre, primo giorno
del dopo Che Guevara, il suo corpo è esposto nell'obitorio
improvvisato perché la gente possa verificare
che egli è morto veramente. La lunga fila di boliviani
si snoda, i piccoli andini trattengono il respiro.
La suora Maria Munoz dice, nel libro La CIA contro
il Che: "Regnava un singolare silenzio. Non fu
detta una parola. Ci guardava, sembrava vivo".
Come nel Piccolo Principe di Saint-Exupéry: "Sembrerò
morto e non sarà vero". Come per ridagli la vita,
i suoi occhi, così stranamente azzurri, furono
riaperti. In tarda mattinata, viene tenuta una
conferenza stampa da parte del colonnello Joaquín
Zenteno Anaya e il capo dei servizi segreti boliviani
Arnaldo Saucedo Parada, che braccavano il Che
e i suoi uomini dall'aprile del 1967. Mostrano
il suo diario come prova irrefutabile dell'azione
sovversiva che stava conducendo. Poiché da parte
sua il generale Ovando Candia espone i fatti a
modo proprio, i giornalisti rilevano delle contraddizioni
nei due racconti, soprattutto sul momento della
morte del Che, giacché l'esercito cerca di far
credere che sia deceduto in seguito alle ferite.
Cosí la possibilità che egli era stato assassinato
comincia a farsi strada nelle menti dei presenti.
Il rapporto dell'autopsia preciserà: Età: approssimativamente
40 anni Razza: bianca Altezza: 1,73 m circa Capelli:
castani, ricci, barba e baffi ricci, sopracciglia
folte Naso: diritto Labbra: sottili, bocca socchiusa
con tracce di nicotina, manca il premolare inferiore
sinistro Occhi: tendenti all'azzurro Costituzione:
normale Estremità: piedi e mani in buono stato,
con una cicatrice che copre quasi tutto il dorso
della mano sinistra. Con le seguenti lesioni:
Ferita di pallottola nella regione della clavicola
sinistra, con uscita nella regione scapolare dello
stesso lato. Ferita di pallottola nella regione
della clavicola destra, con frattura di questa,
senza uscita. Ferita di pallottola nella regione
costale destra, senza uscita. Due ferite di pallottola
nella regione costale laterale sinistra, con uscita
nella regione dorsale. Ferita di pallottola nella
regione pettorale sinistra tra la 9° e 10° costola
, con uscita nella regione laterale del medesimo
lato. Ferita di pallottola a un terzo della gamba
destra. Ferita di pallottola a un terzo del muscolo
sinistro, a setone. Ferita di pallottola al terzo
inferiore dell'avambraccio destro, con frattura
all'ulna. La morte è stata causata dalle ferite
al torace e dall'emorragia seguita.
Rudi
il rosso (Rudi Dutschke)
Il
leader del '68 tedesco è sicuramente un mito da
rivalutare. Egli non gode di tutta la fama che
meriterebbe. Per capire il tipo, basti pensare
a quando gli spararono. L'11 aprile '68, nel centro
di Berlino, Dutschke era fermo con la sua bicicletta
ad aspettare che aprisse una farmacia. Doveva
comperare le medicine a suo figlio, ma non aveva
fretta. "Hei, sei tu Rudi Dutschke?" gli chiese
un tizio che ci teneva ai dettagli. Avuto risposta
affermativa, il giovane neonazista gli scaricò
contro tre colpi di pistola. Un proiettile raggiunse
il leader della Lega degli Studenti Socialisti
alla guancia, uno al petto e uno al cervello.
Il nazi aveva agito spinto dalla propaganda dei
giornali di destra del gruppo Springer, che ogni
giorno invitavano a fermare Dutschke per spegnere
la rivolta giovanile. Invece dopo l'attentato,
la protesta divampò in tutta la Germania. Scontri
per quattro giorni in 27 città (ê il week-end
di pasqua). I fermati sono 827. A Monaco muoiono
due giovani. Sono gli incidenti più gravi mai
avvenuti da quelle parti dopo la presa del Reichstag
da parte dell'Armata Rossa sovietica. Dutschke
però sopravvive. E subito perdona il suo assalitore
e tenta di convertirlo alla causa. Al processo
lo fa difendere dall'avvocato del Movimento studentesco,
Horst Mahler (che poi entrerà nella Rote Armee
Fraction, la RAF) e inizia con lui una fitta corrispondenza.
L'attentato comunque raggiunge il suo scopo, anche
se in ritardo. Dutschke morì la notte di Natale
del '79, a 39 anni, per uno dei periodici attacchi
di epilessia di cui soffriva a causa di quel buco
nel cervello. Capito il tipo?
Jerry
Rubin
Scrisse
il libro Do it (fallo!) che racconta le grandiose
lotte dei campus. Parla di quando gli studenti
andarono nudi al congresso repubblicano per servire
teste di maiale crudo ai delegati. E di come inventarono
in movimento per l'oscenità. "Non posso più dirti
"ti amo" da quando la pubblicità ha rovinato questa
parola ripetendo instancabilmente per esempio
che "la mia auto ama i Goodyear". Se non posso
più dirti "ti amo", allora diciamo oscenità!".
E visto che il turpiloquio in America era proibito,
si facevano arrestare a decine. Si mettevano su
una cassetta di birra, uno dopo l'altro e dicevano
parolacce finché non li arrestavano. Andavano
avanti così per ore, facendosi portare via senza
reagire. Jerry Rubin racconta dei cortei contro
la guerra. parla dei motivi per cui un movimento
rivoluzionario deve saper correre dei rischi mortali
e di come però l'ala freack si annoiasse a lottare
coi sistemi dei militanti duri e preferisse lo
streacking.
Tupamaros
I
Tupamaros all'inizio erano un gruppo di attori
dell'Uruguay. Avevano allestito uno spettacolo
dove usavano armi finte. Le utilizzarono per la
loro prima azione. Sequestrarono i documenti che
dimostravano una spaventosa Tangentopoli uruguaiana.
Poi li fotocopiarono e li fecero avere ai giudici.
casse di documenti. Non successe niente. I corrotti
non furono toccati. Così iniziò la guerra.
¡TUPAC
AMARU VIVE!
17
dicembre 1996, ore 20:00: a Lima alcuni militanti
del Movimiento Revolucionario Tupac Amaru occupano
l'ambasciata giapponese e sequestrano 500 persone....
Si
compie la profezia di quattro secoli fa: LA TESTA
SI E' RICONGIUNTA AL CORPO E TUPAC AMARU RINATO
ATTACCA.
Quest'ultima
illusione è durata 126 giorni, inghiottita dal
famelico Fujmori, calpestata dalla logica repressiva
Neoliberista fatta di sopraffazione, povertà e
morte.
La
rabbia e il profondo senso di inutilità davanti
a questo muro di gomma, che ci hanno invaso all'indomani
della strage premeditata del 22 aprile, devono
trasformarsi in forza per continuare l'opera di
controinformazione e di appoggio a tutti quei
popoli, quelle donne e quegli uomini che lottano
nel mondo per la dignità e la giustizia, perchè
tutto questo non sia inutile.
Il
Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru nasce nel
1980 dall'alleanza di vari gruppi politici, dopo
il fallimento del dialogo. Da quel momento questa
organizzazione politico-militare lavora clandestinamente
per intraprendere la propaganda armata. Nel 1985,
con la salita al potere di Alan Garcia e del suo
partito di stampo populista, il MRTA dichiara
la sospenzione unilaterale dell'azione armata.
La
tregua armata non dura molto: il nuovo governo
rivela ben presto le proprie intenzioni con una
politica economica neoliberale e con l'instaurazione
di un terrorismo di stato. Nel 1989 con l'arresto
del comandante general Victor Polay ci fu da parte
del movimento una ritirata strategica verso la
Selva Central, al fine di ricostruire e riorganizzare
la base sociale del movimento.
Mentre
Fujmori, al potere dal 1990, dichiarava la sua
vittoria sulla guerriglia, il MRTA continuava
un lavoro politico per creare una nuova generazione
di combattenti, cercando un cambiamento radicale
della società peruviana verso una giustizia sociale,
in cui il potere sia in mano ai lavoratori attraverso
una vera democrazia partecipativa.
L'obiettivo
della presa dell'ambasciata giapponese da parte
del commando "Edgard Sanchez" era la liberazione
di 400 prigionieri politici tupamaros, rinchiusi
nelle carceri di massima sicurezza peruviane.
Quando
nel 1990 Fujmori salì al potere applicò un programma
economico di chiaro stampo neoliberista, e per
garantire i privilegi e gli interessi delle multinazionali
americane e giapponesi, intraprese una cruenta
repressione sistematica ai movimenti di opposizione.
Per mettere a punto questo programma, violò tutto
l'ordinamento legale e giuridico dello stato e
con un autogolpe nel 1992 si attribuì potere assoluto,
in alleanza con le forze armate. Inoltre riorganizzò
il potere giudiziario al fine di porlo al servizio
del proprio governo.
In
Perù vi sono 9000 prigionieri politici e per essi
aberrazioni giuridiche, carceri tomba, isolamento,
torture sono all'ordine del giorno. Il diritto
di qualsiasi accusato di essere considerato innocente
fino a prova contraria, non esiste, così come
non esiste il diritto ad un avvocato difensore.
Chi
viene arrestato può restare 15-30 giorni arbitrariamente
detenuto in isolamento e sottoposto a torture
senza un avvocato e una pubblica accusa. Una volta
in tribunale l'atto di accusa della polizia è
già prova, e giudici incappucciati emettono una
sentenza in 24-48 ore. Il difensore, nei casi
in cui ci sia, può prendere atto dei documenti
d'accusa solo due ore prima del processo. La sentenza
va dai 20 ai 30 anni o addirittura all'ergastolo.
Le
condizione carcerarie sono disumane:
primo
anno di carcerazione in totale isolamento
mezz'ora
d'aria al giorno (solo dopo un anno di isolamento)
visita
dei parenti più stretti una volta al mese
mancanza
di assistenza medica
uso
sistematico di torture
Le
condizioni di vitto e alloggio sono assolutamente
indecenti, per portare all'annichilimento fisico
e psichico dei prigionieri. Le celle hanno delle
dimensioni di due metri per tre e contengono fino
a quattro persone, senza luce, con acqua limitata,
con piccole latrine, senza radio, televisione,
giornali o libri, in condizioni di isolamento
fisico, auditivo e visivo.
La
politica repressiva di Fujmori nei confronti di
coloro che vengono accusati di delitti di terrorismo
e di tradimento alla patria, trasgredisce qualsiasi
diritto di base della persona.
In
Perù come in altri paesi del mondo, neoliberismo
significa povertà e miseria per la stragrande
maggioranza della popolazione: le ricette tipicamente
neoliberali quali privatizzazione, sfruttamento
selvaggio di risorse naturali ed umane al fine
di privilegiare gli interessi di una minoranza
al potere e delle multinazionali estere, hanno
portato anche in Perù esclusione sociale, disoccupazione,
morte, fame e guerra. Le politiche di privatizzazione
e il conseguente rialzo dei prezzi hanno allargato
enormemente il divario sociale.
Sette
milioni di persone vivono in condizioni di miseria
estrema, altri tredici milioni in condizioni di
povertà. Il tasso di disoccupazione è altissimo:
il 70% della popolazione è disoccupata o sottoimpiegata.
Alle
ore 15,25 del 22 aprile si chiude l'operazione
rompere il silenzio. Più di 140 elementi di un
gruppo di elite della marina militare peruviana
assaltano l'ambasciata.
I
14 guerriglieri vengono uccisi e gli ostaggi liberati.
I mass-media ed i rappresentanti degli stati mondiali
dimostrano la loro soddisfazione nei confronti
di questa cosiddetta missione di successo, la
cui responsabilità è da attribuire anche al governo
statunitense per avere addestrato i militari e
a quello giapponese per avere sottoscritto e accettato
un' azione del genere nel proprio territorio.
Questa
strage premeditata dalla quale Fujmori ha tratto
il massimo profitto politico grazie al rialzo
della sua popolarità, non porta a nessuna soluzione
dei problemi che hanno armato i guerriglieri Tupac
Amaru.
Weatherman
Non
serve un uomo che conosce il tempo per sapere
che è tempo... Una canzone di Bob Dylan cantava
pressappoco così. I weathermann erano proprio
questo, erano quelli che annunciavano che tempo
fa. erano all american boys al cento per cento,
ragazzi con un cuore grande così. Decisero che
gli Stati Uniti erano malvagi, colpevoli della
fame del mondo, dell'apartheid e della tristezza.
Quindi dichiararono guerra agli Stati Uniti d'America.
Fissarono l'inizio della guerra a Chicago, nel
parco al centro della città, un venerdì alle 16.30.
Affissero manifesti in tutta l'America. Il giorno
prima si trovarono in 1000 nella palestra dell'università
locale. Fecero un po' di ginnastica e impararono
alcune mosse fondamentali di karatè. Alle 16.30
del venerdì partono in perfetto orario. Ci sono
più poliziotti che finestre e le strade sono deserte.
Il corteo fa 500 metri nella strade più lussuosa
della città distruggendo tutto fino all'altezza
del terzo piano. banche, supermercati e negozi
di alta moda. I poliziotti caricano: un'ecatombe.
Il giorno dopo, come stabilito, le weatherwomen
dimostrano che anche le donne possono contribuire
alla lotta e combattere bene quanto gli uomini.
Le 200 militanti che ancora si reggevano in piedi
attaccano gli USA. Fanno 350 metri distruggendo
completamente un'altra strada, e poi vengono fermate,
ma a caro prezzo: anche molti pigs finiscono all'ospedale.
Domenica, alle ore 10 del mattino si ritrovano
per l'ultimo assalto. Uomini e donne. I superstiti
più qualche rinforzo giunto in nottata. Sono 650.
È una carica disperata. I poliziotti sono almeno
20.000. È una carneficina da entrambe le parti.
I weatherman demoliscono solo 100 metri di strada.
Sassi e bastoni contro lacrimogeni e manganelli.
Un poliziotto muore, ma molti sostengono che non
sono i rossi ad averlo ucciso. Comunque è una
grande sconfitta militare. Molti finiscono all'ospedale,
altri in prigione. Visto che con i bastoni si
perde, i weatherman passano alla clandestinità.
Rapinano e fanno scoppiare bombe, ma non uccidono
mai. Dopo alcuni anni si rendono conto che stanno
facendo una cazzata. Abbandonano la lotta armata.
I dirigenti superstiti, anni dopo, diffondono
un film sulla loro epopea. sono tutti ricercati
dalla polizia ma vivono tutti in pace in comuni
agricoli chissà dove. A tutt'oggi, non li hanno
ancora presi.
Ho
Chi Min
Il
suo nome in milanese vuol dire occhio alle mine
(öc i min) ma lui era vietnamita. Insieme a Giap
formarono una coppia di matti che combatté vittoriosamente
dagli anni trenta in poi contro i francesi, i
giapponesi, di nuovo i francesi e poi gli americani,
che arrivarono ad impegnare 5000.000 soldati e
a buttare più bombe di quante ne avessero usate
tutti i contendenti durante la seconda guerra
mondiale. I vietnamiti erano piccoli e cattivi,
si nascondevano in strettissimi cunicoli sotterranei
lunghi chilometri nei quali strisciavano per arrivare
alle spalle del nemico. Vestivano con sobri pigiami
neri di cotone e calzavano sandali fatti con i
copertoni di automobile (poi copiati dalla Birkenstock).
Quando gli USA iniziarono i bombardamenti con
gli aerei in formazione triangolare, loro li abbatterono
con reti di fil di ferro lanciate con i razzi.
Riuscirono ad insegnare alle api ad attaccare
i marines (addestrandole con fantocci con la divisa
americana che, manovrati con i fili, prendevano
a bastonate gli alveari delle api: i laboriosi
insetti sono dotati di buona memoria, e quando
passava di lì uno yankee lo pungevano. Che quando
ti pungono le api vietnamite...). Potevano resistere
ore nelle risaie sott'acqua, respirando con una
cannuccia di bambù, per poi attaccare all'improvviso
i nemici che passeggiavano tranquillamente sugli
argini. né la guerra chimica, né un milione di
bambini uccisi dalle bombe li piegarono. la cosa
andò avanti per anni. Alla fine gli USA non cela
fecero più e furono spazzati via dal Vietnam.
In seguito anche in Laos e la Cambogia si liberarono.
Karl
Marx
(Treviri
1818 - Londra 1883), filosofo, economista e politico
tedesco, fondatore con Friedrich Engels del socialismo
scientifico. arx studiò nelle università di Bonn,
Berlino e Jena. Nel 1842 divenne dapprima collaboratore
e poi direttore della "Rheinische Zeitung" (Gazzetta
renana) di Colonia. I suoi articoli, incentrati
sulla critica delle condizioni sociopolitiche
dell'epoca, gli crearono problemi con le autorità:
il giornale fu, infatti, soppresso nel 1843. Marx
si recò quindi a Parigi, dove instaurò contatti
con i movimenti socialisti, completò la sua formazione
teoretica in filosofia e si dedicò ai primi studi
di economia politica. Nel 1844 incontrò Engels;
entrambi si accorsero di essere pervenuti per
strade differenti alla medesima concezione della
necessità storica di una rivoluzione e collaborarono
(fino alla morte di Marx) alla sistematizzazione
dei principi teoretici del comunismo, oltre che
all'organizzazione di un movimento operaio internazionale
fondato su tali principi. Espulso dalla Francia
nel 1845, Marx si stabilì a Bruxelles dove organizzò
una rete internazionale di gruppi rivoluzionari
definiti "comitati di corrispondenza comunista".
Nel 1847 la Lega dei comunisti chiese a Marx e
a Engels di formulare un manifesto di principi
del comunismo; nacque così il Manifesto del Partito
comunista. Nella sezione centrale del Manifesto
Marx presenta la teoria del materialismo storico,
formulata in seguito in Per la critica dell'economia
politica (1859) che individua nel sistema economico
dominante di ogni epoca ciò che determina la forma
di organizzazione sociale e la configurazione
storica e politica dell'epoca stessa; inoltre
il Manifesto evidenzia la nozione di lotta di
classe come processo dialettico che plasma il
corso della storia. Da queste premesse teoriche
Marx concluse che, nell'epoca dominata dalla forma
di produzione capitalista, la classe dei capitalisti
sarebbe stata eliminata da una rivoluzione organizzata
dal proletariato, che avrebbe distrutto interamente
la società esistente per costituire una società
senza classi. Dopo la pubblicazione del Manifesto
scoppiarono le rivoluzioni in Francia e in Germania
e il governo belga, temendo che l'ondata rivoluzionaria
potesse giungere anche in Belgio, bandì Marx,
che tornò a Parigi e poi nuovamente a Colonia,
dove fondò e diresse il periodico comunista "Neue
Rheinische Zeitung" (Nuova gazzetta renana) e
si dedicò all'attivismo politico. Nel 1849 fu
arrestato e processato con l'accusa di incitamento
all'insurrezione armata; fu assolto, ma costretto
a lasciare il paese e a chiudere il giornale.
In seguito, nel medesimo anno venne nuovamente
espulso dalla Francia; si trasferì quindi a Londra,
dove rimase fino alla morte. In Inghilterra scrisse
Il Capitale (vol. 1, 1867; voll. 2 e 3, a cura
di F. Engels e pubblicati postumi nel 1885 e 1894;
trad. it. 1946-47), un'analisi sistematica e storica
dei meccanismi di produzione e di distribuzione
della ricchezza, in particolare entro il sistema
capitalistico, effettuata con l'intento di enuclearne
le contraddizioni e di individuare il significato
dei processi economici. In questa opera Marx presenta
la teoria dello sfruttamento della classe operaia
da parte dei capitalisti: questi ultimi pagherebbero
agli operai solo una parte del valore prodotto
nel ciclo di produzione delle merci, realizzando
un plusvalore e oggettivando in merce il lavoro
dell'operaio. Nell'opera La guerra civile in Francia
(1871) Marx analizzò l'esperienza del governo
rivoluzionario istituito a Parigi durante la guerra
franco-prussiana, noto come la Comune di Parigi,
interpretando la Comune come una conferma storica
della necessità per i lavoratori di impadronirsi
del potere politico con un'insurrezione armata
e distruggere poi lo stato capitalistico. Queste
idee sono presentate anche nella Critica del programma
di Gotha (1875); in Inghilterra Marx collaborò
anche con quotidiani sia europei sia americani,
come il "New York Tribune", con articoli sugli
eventi politici e sociali. Dopo la scioglimento
della Lega comunista nel 1852, Marx mantenne i
contatti con centinaia di rivoluzionari con i
quali fondò a Londra nel 1864 la Prima internazionale
(vedi Internazionale socialista), di cui tenne
il discorso inaugurale, redasse lo statuto e diresse
il consiglio generale; in seguito, dopo la soppressione
della Comune, anche l'Internazionale andò in declino.
Altre opere importanti di Marx sono i Manoscritti
economico-filosofici (1844; pubblicati postumi
nel 1932); La sacra famiglia, il primo lavoro
compiuto in collaborazione con Engels (1842);
L'ideologia tedesca (1845-46); Miseria della filosofia
(1847). La fortuna delle dottrine di Marx si accrebbe
dopo la sua morte con l'affermarsi del movimento
operaio. Le sue teorie, conosciute in seguito
con il nome di marxismo o socialismo scientifico,
costituirono una delle principali correnti del
pensiero contemporaneo. La sua analisi dell'economia
capitalista e la sua teoria del materialismo storico,
della lotta di classe e del plusvalore sono alle
fondamenta del socialismo moderno. Rilevanti rispetto
all'azione rivoluzionaria sono le teorie dello
stato capitalista e della dittatura del proletariato,
riprese in seguito da Lenin. Queste idee costituirono
il cuore del bolscevismo e della Terza internazionale.

Brigate
Rosse
Organizzazione
terroristica clandestina di estrema sinistra,
attiva in Italia negli anni Settanta e Ottanta.
I brigatisti si proponevano, tra l'altro, di inasprire
le lotte sociali, separare il Partito comunista,
giudicato imborghesito, dalla sua base e ostacolare
la politica di alleanza tra PCI e DC (il "compromesso
storico"). Esordirono con una serie di spettacolari
sequestri ai danni di magistrati e personalità
del mondo imprenditoriale e sindacale, per poi
passare a ferimenti "dimostrativi" e infine a
una lunga catena di omicidi di giudici, politici,
giornalisti, esponenti delle forze dell'ordine.
Il fondatore, Renato Curcio, venne arrestato nel
settembre del 1974. Evaso l'anno seguente grazie
a un raid compiuto dai suoi compagni nella prigione
in cui era detenuto, fu nuovamente catturato dopo
pochi mesi. Tra le azioni più clamorose messe
a segno dall'organizzazione vi furono il rapimento
e l'uccisione del segretario della Democrazia
cristiana Aldo Moro (1978) e il rapimento del
generale statunitense Dozier (1981), di stanza
alla base NATO di Verona, che fu però liberato.
Moro, invece, fu assassinato. Con questa uccisione
cominciò il declino delle Brigate Rosse, di lì
a poco falcidiate (1979-1981) da una lunga catena
di arresti, favoriti dalle rivelazioni dei "pentiti",
imputati spinti a collaborare con la giustizia
in cambio di forti riduzioni di pena.
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Conclusione
Insomma,
quegli anni furono veramente importanti per lo
sviluppo delle generazioni future. D'accordo,
furono commessi anche numerosi sbagli, ma in fondo,
chi vorrebbe tornare indietro? Magari sentirete
dire da qualcuno che i protagonisti erano solo
degli scansafatiche, lazzaroni e drogati, e che
quel periodo fu una grossa perdita di tempo. Se
sentirete una di queste persone pronunciarsi in
questo modo, non esitate a stampare il documento
e a portarglielo. Probabilmente non cambierà niente,
perché queste idee sono dure a morire. Ma forse...
(e poi comunque tentare non nuoce!). Non lasciatevi
influenzare dalle idee altrui, perché il mondo
può essere migliorato solo da gente che pensa
con la sua testa e che ha il coraggio di andare
controcorrente.
Ricordatevi
che In fondo alla strada maestra c'è la mediocrità!
