LA RIVOLTA STUDENTESCA DEL '68

-Introduzione all'argomento
-Il '68 e i Mass Media
-Il ruolo della scuola
-La miccia che accese la bomba
-la strage di piazza Fontana
-Arrivano i gruppi:
Avanguardia Operaia (AO)
Movimento Studentesco (MS)
Potere Operaio (Potop)
Lotta Continua (LC)
Gruppo Gramsci
Il manifesto
Altri gruppi
-Nascono i katanga
-Droga (marijuana e simili)
-Chi vieta che cosa? - Il 12 dicembre è dei proletari
-I grandi eroi:
Mao Tse Tung (o Mao Zedong)
Ernesto "Che" Guevara
Rudi il rosso (Rudi Dutschke)
Jerry Rubin
Tupamaros
Weatherman
Ho Chi Min
Karl Marx
-Brigate Rosse
-Conclusione

Introduzione all'argomento

Se avete i capelli lunghi, andate a scuola o a lavorare in Jeans o senza cravatta, se portate la minigonna, se non usate il reggiseno, se d'estate prendete il sole nudi, se potete parlare liberamente di sesso, se ballate il rock and roll, se avete un lavoro creativo, se siete vegetariani, fate yoga o altre cose simili, se in giro ci sono più barbe, orecchini, magliette con scritte e disegni strani, ponci, buffi berretti , abiti bucati e vistosamente variopinti

dovete ringraziare il '68!

Tutto cominciò a Milano sul giornaletto della scuola col caso della "Zanzara", nel '66. La "Zanzara" era il giornaletto interno del liceo "bene" di Milano, il Parini. Un bel giorno due ragazzi e una ragazza (diciamo i nomi perché la storia è passata su di loro: Marco Sassano, Marco De Poli e Claudia Beltramo Ceppi), redattori del giornale, decisero di pubblicare un'inchiesta sondaggio tra le studentesse. Tema: "La condizione femminile". Anzi, per l'esattezza: "Un dibattito sulla posizione della donna nella nostra società, cercando di esaminare i problemi del matrimonio, del lavoro femminile e del sesso". pensavano, i folli, che magari sarebbe stato più interessante di una statistica sui bocciati nell'ultimo "espe" di latino. Risultato: uno scandalo che fece tremare il paese. Il solo fatto che i ragazzi osassero parlare di sessualità era inconcepibile. le risposte delle studentesse, lette oggi, non fanno né caldo né freddo: "Nei rapporti pongo limiti solo perché non voglio correre il rischio di avere delle conseguenze. Ma se potessi usare liberamente gli anticoncezionali, non avrei problemi di limiti". O anche: "Entrambi i sessi hanno diritto hai rapporti prematrimoniali". Idee così, oggi sono universalmente condivise, persino dalle suore di clausura. ma allora l'Italia era un paese dove una moglie poteva essere accusata di adulterio (e quindi finire in prigione) se veniva trovata da sola in una stanza con un uomo diverso da suo marito. E uccidere una donna per "motivi d'onore" era considerato dal punto di vista legale un peccato veniale. A complicare la vicenda "Zanzara" ci si mise un giudice tutto speciale: Pasquale Carcasio. Lui decise non solo di interrogare i tre delinquenti che avevano pubblicato il fattaccio, ma anche di farli spogliare nudi. Chissà, forse cercava prove compromettenti. E comunque una legge fascista del 1934 glielo permetteva: nel caso di imputato minorenne, lo spogliarello avrebbe permesso di accertare eventuali tare fisiche o psichiche. I due ragazzi, presi alla sprovvista, acconsentirono. La ragazza, più sveglia, no. La decisione del brillante Carcasio ha l'effetto della benzina sul fuoco. mentre nelle scuole di mezza Italia si tengono assemblee al grido di "finiremo tutti nudi o tutti muti", il paese si spacca: DC (Democrazia Cristiana) e MSI (Movimento Sociale Italiano) contro gli studenti. Tutti gli altri, in particolare intellettuali e sinistra progressista, pro. Intanto Carcasio viene allontanato e il caso passa al procuratore capo, Oscar Lanzi, che chiede il rinvio a giudizio dei criminali, colpevoli di corruzione di minorenni e stampa oscena (!!!). Al processo ci sono 400 giornalisti compresi 8 giapponesi. Il presidente del tribunale, Lugi Bianchi D'Espinosa, dopo aver esortato i tre studenti a non montarsi la testa per la popolarità acquisita, li assolve con formula piena. I giornali di tutto il mondo, da "Le Monde" al "New York Times", annunciano in prima pagina la vittoria degli studenti del Parini come un grande segno di cambiamento in Italia. Quando la cosa si seppe, scoppiò il caos. In cina cominciò la rivoluzione culturale e gli americani inventarono lo streaking (ossia andare in un posto molto affollato e iniziare a spogliarsi correndo. Vince chi riesce a restare nudo prima di essere catturato) e iniziarono a fumare marijuana. Due anni dopo, gli studenti universitari di tutt'Italia salirono sulle barricate. Al liceo Parini mille e cento studenti (quasi tutti) fecero un'assemblea: votarono per appello nominale l'occupazione (usando i registri di classe). La votazione durò più di un'ora e ci furono solo una decina di contrari e altrettanti astenuti. Così fu occupata la scuola. La prima in Europa. Gli studenti dormirono dentro e i papà di sinistra portarono i panini col prosciutto. La mattina dopo, Andrea Parini uscì dal sacco a pelo con il suo stupendo pigiama a righe, s'infilò gli occhiali e le pantofole, prese spazzolino e dentifricio, usci dalla classe dove aveva dormito e si diresse verso i bagni. fatti pochi passi si trovò di fronte la polizia in tenuta da combattimento. Non oppose resistenza, si sedette per terra con dentifricio e spazzolino ben stretti in mano e si fece portare fuori di peso da quattro poliziotti. La stessa cosa fecero gli altri ottocento studenti che quella notte avevano dormito nella scuola. Tutti si sedettero per terra e si fecero portar fuori di peso. Nessuno picchiò la polizia e la polizia non picchiò nessuno e i giornalisti fotografarono tutto. Il giorno dopo, in segno di solidarietà contro la violenza delle forze dell'ordine, il liceo Berchet scese in sciopero (prima scola in Europa) e tutta la prateria prese fuoco. Gli operai iniziarono ad incazzarsi, i poliziotti presero a tirare calci ai dimostranti, e gli studenti cominciarono a tirar sassi. Ma questo successe dopo, perché le prime volte gli studenti ne presero un casino. Le forze dell'ordine caricavano con le camionette e facevano accerchiamenti attorno agli studenti. E poi giù botte: in strada e in questura. La prima volta che i dimostranti reagirono alla polizia fu a Roma, a Valle Giulia. Ci furono delle cariche bestiali, ma alla fine, sui portoni dell'architettura, al celere scappò. In quel periodo a Milano davanti all'università cattolica mille studenti si trovarono a fronteggiare la polizia. Mario Capanna, leader carismatico del MS (Movimento Studentesco) di Milano, prese il megafono e gridò agli agenti: "Scioglietevi o carichiamo!". Invece caricarono loro e gli studenti vennero massacrati. Fu un disastro militare ma un grosso successo politico. Tutti gli studenti capirono che i poliziotti erano veramente cattivi!

Il '68 e i Mass Media

Molti si chiesero perché ci fu il '68. Pochi hanno capito che se si tento l'insurrezione fu perché le condizioni del sistema televisivo Italiano erano veramente misere. Il mondo, visto in televisione e sui giornali era in bianco e nero. Noiosissimo. In tele si poteva reggere Rin Tin Tin, La nonna del corsaro nero e Carosello. E basta. C'erano solo due canali televisivi per un totale di due film alla settimana, sempre vecchi di almeno vent'anni. I divi del piccolo schermo erano insopportabilmente monotoni, quasi come quelli di oggi. Si chiamavano Mike Bongiorno, che impazzava con i suoi quiz, Raffaella Carrà che stava inventando il tuca tuca e Pippo Baudo che proprio nel '68 si permetteva di strapazzare Louis Amstrong a Sanremo. Louis era lì, aveva appena finito di gracchiare con la sua voce di vetro: "Ciao, stasera son qui, mi va di cantare...". Al termine della canzone, prese la tromba e accennò un assolo. Magic moment. Ma proprio in quel momento arrivò Baudo e lo spinse fuori malamente, perché lo show doveva andare avanti secondo la scaletta prefissata (e nessuno gliel'ha ancora fatta pagare...). Mica come oggi che in TV possiamo goderci Mike Bongiorno, Raffaella Carrà (che 28 ani dopo, nel '96, è stata considerata dai giornali la rivelazione TV del momento) e Pippo Baudo. Tempi duri anche per la musica. La si ascoltava con vecchi grammofoni in mono, e solo pochissimi privilegiati avevano l'ultimo straordinario ritrovato della tecnologia: Lo stereo. La maggior parte degli studenti viaggiava ancora con i mangiadischi, macchinette infernali che tenevano fede al loro nome: dopo tre o quattro ascolti ti avevano completamente rosicchiato e triturato il 45 giri. Il Rock era un fenomeno per pochi eletti. In TV non lo si vedeva mai, alla radio la rai lo concedeva solo alquanto sporadicamente: un pezzo dei Beatles ogni 550 canzoni di Claudio Villa. Chi voleva ascoltare buona musica, se non aveva la pazienza di aspettare per altri 8 - 9 anni l'avvento delle radio libere, doveva sintonizzarsi su Radio Lussenburgo. Oppure poteva scegliere di entrare nella resistenza. Nella resistenza Rock, contro lo strapotere della canzone melodica sanremese, esistevano due linee. I socialdemocratici predicavano l'entrismo nelle istituzioni e cantavano per lo più traducendo in italiano canzoni inglesi. Il loro atteggiamento riformista gli consentiva di passare in TV, partecipare ai festival ecc. I gruppi di punta erano i Giganti (tema, mettete dei fiori nei vostri cannoni), l'Equipe '84, Caterina Caselli (con la sua Tutto nero, da Paint it black degli Stones) e la grande Patti Pravo, l'unica vera diva rock della canzone italiana di quel periodo. In questa tendenza non mancavano i "duri", come i Corvi, rapida meteora entrata nella storia con la loro canzone manifesto Un ragazzo di strada. C'era anche chi giocava di rovescio: mentre gli italiani copiavano gli inglesi, lui, inglese, veniva a far fortuna in Italia. Come Mal e i suoi Primitives, con la loro indimenticabile Bambolina,o i più impegnati sounds di Ma che colpa ne abbiamo noi. A dare la linea, però, era Celentano, con parole che restavano impresse a lettere di fuoco per la loro elementare profondità: "sono un ribelle nel vestire, nel pensare, nell'amar la bimba mia... e cerco un po' di felicità - uh! - ballando il rock". I più radicali invece privilegiavano il rock anglosassone, vivendo momenti di gloria con i concerti dei Beatles (nel '65) e poi di Jimi Hendrix, Bob Dylan e, nel '70, degli Stones. Proprio i Rolling Stones a Milano inaugurarono la stagione degli scontri ai concerti. Il Movimento decise che bisognava appropriarsi della musica (che in quanto bisogno "primario" doveva essere gratis). Così i patiti del rock iniziarono a sfondare ai concerti almeno quattro o cinque anni prima che l'Autonomia teorizzasse le appropriazioni di vestiti e generi alimentari nei negozi, e sei anni prima che anche il cinema gratis diventasse, con i circoli giovanili, una rivendicazione del movimento. Anche il cinema aveva la sua parte. Si usciva schiumando di rabbia dalla visione degli studenti massacrati in Fragole e sangue, ma ci si risollevava il morale identificandosi con Malcom Mc Dowell che in if sparava ai professori. Quegli anni ('68 - '72) stanno tutti in tre film, più importanti di mille assemblee. Due americani: Fragole e sangue, meravigliosa love story nel campus occupato stroncata dalla cieca violenza poliziesca, e Easy rider, l'inizio del viaggio e della droga. Ma l'altro film, il più "politico", è italiano: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Elio Petri, che metteva in piazza l'arroganza e la criminalità del potere come nessun Mario Capanna o Adriano Sofri (fondatore e leader storico di "Lotta Continua". Successivamente accusato da un bizzarro pentito di essere il mandante dell'omicidio Calabresi).

Il ruolo della scuola

Perché Dante era così cattivito da sbattere tutti all'inferno? Leopardi era così triste solo perché aveva la gobba? La scuola allora non insegnava un granché. Il Risorgimento spuntava dal nulla, quando all'improvviso, chissà perché, agli italiani gli aveva preso una gran voglia di stare tutti insieme. Si stava a impazzire sui verbi greci e latini, e mai un professore che spendesse una parola sul Vietnam, su fascismo, sull'educazione sessuale o sul film Giù la testa. Quegli anni di scuola, però, furono fondamentali per la formazione letteraria di un'intera generazione. I fricchettoni stavano assorti sul banco leggendo siddharta o il Libro tibetano dei morti. I militanti divoravano Hemingway (i militaristi mostravano una spiccata predilezione verso Per chi suona la campana), i sessuomani nascondevano "Isabella", "le ore" e La rivoluzione sessuale di William Reich dentro le copertine delle edizioni economiche feltrinelli. Quasi tutti trovavano un terreno di intesa su Kerouac, Ginsberg e soci. Obbligatori o quasi, Il diario del Che in Bolivia, il libretto rosso di Mao, il Manifesto di Marx e Che fare di Lenin. Erano le basi minime per poter spiaccicare qualche parola in gergo politico.

La miccia che accese la bomba

Il fatto è che i giovani di tutto il mondo ne avevano le tasche piene dell'autoritarismo della famiglia, dei professori e dello stato, e soprattutto della repressione sessuale. Le prove? Eccole: La prima volta in un campus americano, all'università di Berkeley (San Francisco, California) nel '64, fu contro la guerra del Vietnam, l'autoritarismo e per la libertà di espressione (quella che pio divenne l'agibilità politica). Ma fu soprattutto per avere uno "spazio liberato", il campus universitario, dove fare le prime prove di amore libero. Lo slogan più gridato, quello che faceva schiumare di rabbia il nemico, era: "Kern scopa". kern era il rettore di Berkeley. Ancora più evidente il caso francese. Tutto inizia nel '65, quando gli studenti dell'università di Antony, a sud di Parigi, scendono in rivolta per impedire che venga costruito un posto di guardia davanti ai padiglioni femminili. Dopo scontri con la polizia e tre mesi di lotta, il rettore emana un regolamento più permissivo: quelli con più di 21 anni possono frequentarsi, anche se di sessi diversi. nasce il "Movimento contro la segregazione sessuale" che combatte la miseria (sempre sessuale, ovviamente) dell'ambiente studentesco. Nel '67 è l'università di Nanterre a entrare in agitazione. Davanti al ministro della cultura francese che inaugura la piscina dell'università, Daniel Cohn Bendit, futuro leader mitico del '68, chiede: "signor ministro, lei ha presentato un rapporto di 600 pagine sulla gioventù francese e non c'è una parola sui problemi sessuali. Perché?". "Le consiglio di farsi un tuffo in piscina per calmarsi i bollenti spiriti", replica il ministro, cercando con poco successo di fare una battuta. "Lei è un fottuto nazista, monsieur le ministre" chiude il discorso Cohn Bendit. E fu così che partì l'occupazione di Nanterre, che diede il via al maggio francese. In Germania invece il tema della liberazione sessuale era all'interno della più generale rivolta contro l'autoritarismo.

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La strage di piazza Fontana

Il 12 dicembre del'69, in piazza Fontana a Milano, nella sede della banca nazionale dell'agricoltura, scoppia una bomba. La banca nazionale è tutta trasandata. Vista da fuori sembra che non sia successo nulla. È solo grigia. Di un grigio che fa male. ma dentro c'è un grosso foro. E intorno 16 morti e decine di feriti. Subito iniziano a girare le voci: È colpa della sinistra, di quei maledetti studenti, di quegli operai che nelle fabbriche chiedono la luna. Ma sono tutte balle! la sinistra non ha mai fatto cose del genere. E poi viene troppo a puntino: un massacro per fermare la rivolta operaia e studentesca. Subito vengono arrestati gli anarchici. Il giorno dopo i giornali hanno a tutta pagina la foto del mostro: Pietro Valpreda, ballerino e anarchico, è accusato della strage. Il 16, giuseppe Pinelli (anarchico pure lui) vola giù da una finestra della questura al termine di un'interrogatorio condotto, pare, dal commissario Luigi Calabresi (che verrà assassinato nel 1972). Per il Movimento non ci sono dubbi: Pinelli è stato assassinato, la strage è di stato. È l'inizio della strategia della tensione. Altre stragi seguiranno: Brescia, l'Italicus, sino alla grande mattanza della stazione di Bologna nel 1980. Loro erano pronti a tutto pur di fermare i dimostranti. "Loro" sono i servizi segreti, una buona fetta dello stato e dei suoi apparati, i fascisti, la polizia, ecc.

Arrivano i gruppi

Nel '68 il Movimento studentesco era il Movimento studentesco e basta: c'erano dentro tutti, tranne qualche microgruppo maoista. Poi iniziarono a nascere i gruppi, o gruppuscoli, come diceva il PCI (Partito Comunista Italiano), o sedicenti gruppuscoli, come diceva la stampa più cattiva. Il sogno di tutti era di fare il grande partito, più o meno leninista, che avrebbe finalmente fatto quella rivoluzione che quegli antipatici del PCI non volevano più fare.

Avanguardia Operaia (AO):

Leader Silverio Corvisieri, massimo Gorla, Luigi Vinci. Nacque nel '68 a Milano. Alcuni dei suoi leader provenivano dalla quarta internazionale, per questo veniva sempre considerata in onore di Trotsky (leader con Lenin della rivoluzione russa, fondatore dell'Armata Rossa e poi della quarta internazionale. Venne fatto uccidere da Stalin, a picconate, In Messico. Le contraddizioni in seno alla sinistra non sono mai state cosa da poco.), anche se in realtà era più leninista che altro ("le avanguardie devono portare al coscienza rivoluzionaria alle masse" sosteneva AO). Rivoluzionaria, ma con i piedi per terra (i suoi obbiettivi erano più "sindacali" che prettamente rivoluzionari) era la più organizzata nelle fabbriche, grazie ai Club, ma a Milano era molto forte anche nelle scuole tecniche e professionali e serali, tanto da diventare la più pericolosa concorrente del MS.

Movimento Studentesco (MS):

Leader Mario Capanna, Turi Toscano, Luca Cafiero. Fenomeno sostanzialmente milanese, con appendice romana.. All'inizio riuniva gran parte degli studenti, poi divenne un gruppo organizzato. Secondo l'MS gli studenti non dovevano sottostare all'egemonia degli operai: avevano dignità di movimento autonomo e parallelo, che poteva influenzare la classe operaia. Era molto impegnato nel tentativo di cambiare la cultura scolastica attraverso corsi e seminari organizzati autonomamente all'università e nelle scuole (era il cosiddetto "uso parziale alternativo"). Più moderato degli altri gruppi, prese orientamento leninista anche per ripicca nei confronti di Avanguardia Operaia ("Loro sono trotskisti? E noi facciamo gli stalinisti!"). Era dotato di un temibile servizio d'ordine, che usava soprattutto in funzione antifascista e per menare i compagni di tendenze diverse dalla sua.

Potere Operaio (Potop):

Leader Toni Negri, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Emilio Vesce. Era il gruppo "operaista" per eccellenza. Teorizzava il rifiuto del lavoro e l'egemonia della lotta operaia su quella studentesca e proletaria. Erano i più assatanati militarmente. Dopo lo scioglimento del gruppo nel '73, molti prenderanno la strada dell'appoggio alla lotta armata organizzandosi nell'area dell'Autonomia operaia.

Lotta Continua (LC):

Leader Adriano Sofri, Guido Viale, Mauro Rostagno. Per LC non sono le avanguardie a portare la coscienza politica alle masse: loro ce l'hanno già nei cromosomi, basta fargliela tirar fuori con le lotte, che devono essere a tutto campo: dalla casa alla fabbrica alla scuola passando per l'esercito (movimento "proletari in divisa"), le carceri ("i dannati della terra") ecc. Spontaneisti, li bollavano gli altri gruppi. Quanto a cattiveria negli scontri in piazza, rivaleggiavano con Potere operaio.

Gruppo Gramsci:

Leader Romano Madera, Paolo Gambazzi, Nanni Arrighi (insigne economista, famoso tra l'altro per i libri sull'economia dell'apartheid nel Sudafrica razzista). Un gruppetto molto intellettuale, forte in alcune fabbriche del nord e in alcune scuole di Milano, Roma e Firenze. Si sciolse nel '73, dando vita, con alcune frange dell'ex Potop, alla nascente Autonomia Operaia, un arcipelago di gruppetti e comitati. I leader più noti erano Toni Negri, Oreste Scalzone, Daniele Pifano. Rifiutava l'organizzazione verticista dei "partitini" a favore di un coordinamento tra realtà concrete di fabbrica, territorio e scuola, dotate di una certa indipendenza tra loro. In realtà era l'organizzazione più leninista: l'avanguardia fa tutto, perché le masse sono un po' fesse. In breve tempo divenne l'area più estremista: rifiuto del lavoro e dell'alienazione, a scuola come in fabbrica, molta simpatia verso la lotta armata, vista come strumento per forzare la situazione in senso rivoluzionario. Si trasformò in una manica di pazzi. saranno i principali protagonisti del movimento del '77.

Il manifesto:

Nato nel '69 dopo l'espulsione dal PCI di alcuni dirigenti (Rossana Rossanda, Lucio Magri, Aldo Natoli, Luigi Pintor, Luciana Castellina, Valentino Parlato). Svolse una funzione critica da sinistra al PCI.

Altri gruppi:

La galassia maoista e marx leninista, da Servire il popolo che si comportava come se vivesse nella Cina della rivoluzione culturale (con tanto di matrimoni maoisti). Poi c'erano la quarta internazionale e gli anarchici, ma quelli c'erano prima del '68 e ci sono ancora. Sono immortali loro, meglio di Highlander.

Nascono i Katanga

Nel gennaio del '79 l'aria a Milano era davvero pesante. Era passato solo un mese dalla strage alla banca dell'agricoltura, e il Movimento era sotto tiro. Il questore Guida aveva vietato ogni manifestazione in città, a tempo indeterminato. Insomma, si rischiava di dire addio per sempre all'agibilità politica, proprio nel momento in cui era più necessaria, per mettere in luce chi aveva le vere responsabilità della strage. Fu allora che Mario Capanna realizzò il suo capolavoro politico. Indisse una manifestazione in piazza per il 16 gennaio. Venne vietata, e ne indisse un'altra per il 21, invitando anche però i giornalisti democratici a partecipare. Aderirono in massa, da Giorgio Bocca a Eugenio Scalfari. anzi, acconsentirono di buon grado a mettersi in prima fila, così avrebbero fatto da deterrente alle intenzioni bellicose della polizia. Oppure (loro non ci avevano pensato, ma Capanna si) sarebbero stati massacrati. La questura opto per la seconda ipotesi. Appena la testa del corteo sbucò dalla Statale verso via Larga, partì all'assalto. La polizia caricò con i manganelli, la bandoliera e i candelotti lacrimogeni. I giornalisti democratici furono fatti a pezzi dai sottoproletari in divisa. Sangue di giornalista ovunque. Il giorno dopo il "Corriere della sera" aveva scavalcato a sinistra Lotta Continua. "Il Giorno" chiedeva l'impiccagione del questore di Milano (che poco dopo perse il posto) e la fucilazione di alcuni ministri. Favoloso! La settimana dopo c'erano centomila persone al corteo del sabato. L'agibilità politica era salva. Da allora, per cinque anni, ci fu un corteo tutti i sabati. Poco dopo, in maggio, alla Statale nacque il primo servizio d'ordine strutturato. I fascisti avevano rotto la testa a quattro dimostranti e non era certo una novità. Già nel '68 avevano assaltato l'università sei vlte nel giro di due mesi, e da allora era continuato uno stillicidio di aggressioni. Duecento persone circa si trovarono in un'aula della Statale con caschi e bastoni e si decise di recarsi a dare una lezione ai fasci. Quella fu la prima vera e propria azione militare organizzata dal Movimento. Un gruppo omogeneo attaccò piazza San Babila (ritrovo ufficiale, lo dice la parola stessa, dei sanbabilini, i fascisti milanesi) da tre direzioni, i compagni spuntarono fuori anche dalla metropolitana, menando come matti: una decina di fascisti finirono all'ospedale. I giornalisti restarono impressionati dalla tecnica dell'azione usata in questo raid in San Babila. Dopo una settimana un noto professore presiedette la prima riunione dei mitici katanga (servizio d'ordine del Movimento studentesco della facoltà di lettere a Milano. Dal nome di un gruppo di ex mercenari che avevano partecipato agli scontri del maggio 1968 a Parigi, presidiando con gli studenti la Sorbona occupata: Las katangas). Non ci fu niente di militare, fu una lezione di storia dei sassi. Il professore esordì dicendo: "il sasso è l'arma pre eccellenza del popolo in rivolta, Già gli Iloti dell'antica Atene usarono i sassi contro le guardie dell'aristocrazia cittadina". Così nacquero i katanga. Il fantasmagorico 7° katanga. Poi vennero Rosso Uno, Medicina, la Lin Piao e il 3° Troia, che erano le ausiliarie femmine (nel movimento essere chic era d'obbligo). Alla fine dell'anno ci fu la prova del fuoco più pesante, alla manifestazione del primo anniversario della strage del 12 dicembre 1969. Gli anarchici avevano indetto un corteo non autorizzato. Vennero attaccati subito dalla polizia. Inseguiti si rifugiarono nell'università Statale, sperando di trovarvi la protezione dei katanga che presidiavano la facoltà per prevenire i colpi di mano fascisti. Li fecero entrare. Poi, appostati in via Larga, attesero la forza pubblica a piè fermo. Gli agenti iniziarono a sparare candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo. Saverio Saltarelli fu colpito al petto e cadde a terra. Una squadra che si occupava dei feriti lo prese e lo portò in Statale. L'atrio era pieno di gas, di contusi e di gente che non ce la faceva più per la fatica o per la paura. nel corridoio c'erano bivacchi di gruppi che erano pronti a sostituire quelli che crollavano in prima linea. La polizia aveva caricato almeno 12 volte e lo scontro era corpo a corpo, a bastonate. Sembrava di essere su un campo di battaglia: gente che si chiamava in una nebbia ustionante, gente che non sapeva più dove andare. Nell'atrio davanti all'Aula Magna c'era un po' meno fumo ma si piangeva lo stesso per i gas. Un cordone sanitario formato da un centinaio di compagni che si tenevano per mano manteneva sgombro lo spazio di un corridoio per l'infermeria. Quelli che trasportavano Saltarelli erano sei o sette. Si fermarono un attimo per togliergli il fazzoletto dalla faccia perché non respirava più. Uno urlò di sbrigarsi e lo portarono sotto in infermeria, e dopo un po' tornarono su di corsa. Era arrivata l'ambulanza. ma ormai Saltarelli era morto. Fu il primo caduto del Movimento di Milano. Intanto nell'università circondata c'erano almeno 1000 persone in Aula Magna che discutevano e altre 1000 fuori che si pestavano. Qualcuno usciva e andava a combattere, qualcuno tornava distrutto dai gas o dalle botte. a volte entrava uno di corsa chiamando un'intera squadra che si alzava dalle poltroncine liberando tutta una fila di sedili rossi. Si infilavano i caschi e correvano fuori con le facce tirate. Non c'erano più riserve, tutti quelli che se la sentivano erano giù in strada. C'era un ragazzo che conduceva l'assemblea e faceva da moderatore. ad un certo punto chiese: "C'è qualcuno che ha un casco?". Molla il microfono, si fa dare elmetto e spranga d uno accasciato per terra e si butta fuori di corsa. Altri cinque o sei si uniscono e corrono via in silenzio. Come eroi. Quella giornata fu un massacro ma la polizia non riuscì a passare. Sembrava di essere a Fort Alamo circondati dal generale Santana. Duemila studenti contro l'impero del male! Dopo la morte di Saltarelli, l'organizzazione del Servizio d'ordine divenne durissima. C'erano riunioni periodiche, organigrammi più o meno precisi, appuntamenti ginnici, esercitazioni di corsa e partite di calcio. nel 1971 la Rossa Uno, le belve di tutti i cortei, si annoiarono a morte di fare i militari (non gli andava la svolta stalinista del Movimento studentesco e tutto il resto), così ne uscirono e fondarono il famoso gruppo Saracino (dal nome del leader), che si distinse per essere riuscito a non scontrarsi mai con la polizia. Il gruppo Saracino era famoso perché tutti sapevano giocare a boccette, e perché li dentro c'erano le più belle donne della città. I katanga composero anche una canzone che cantarono in coro a Saracino mentre stavano schierati davanti alla Statale (sull'aria della sigla dei cartoni animati televisivi di topolino).

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Droga (marijuana e simili)

la stampa aveva dato un grosso contributo alla disinformazione sulle droghe leggere, impostando una campagna terroristica che faceva di ogni erba una siringa. I giornali erano pieni di articoli tipo: "Si fa uno spinello e massacra la famiglia con il tritacarne". nei primi anni settanta, "droga" era soprattutto l'hashish, descritto dai mass media borghesi come causa di follia, cecità, impotenza e morte. La reazione dei giovani fu altrettanto estremista: l'hashish non fa alcun male. Anzi, fa benissimo: allarga la coscienza, fa vedere ciò che la borghesia non vuole che si veda, permette di usare tutto il cervello, e non solo quel 10% che si usa normalmente e rende più belli e intelligenti. I libri di controinformazione che raccontavano tutte le straordinarie virtù dell'hashish andavano a ruba. Molti tra i più seri militanti dell'ultrasinistra si erano fatti una cultura mostruosa per fumarsi la prima canna. C'erano serissimi "quadri intermedi", giovani promesse delle organizzazioni estremiste, in grado di fare interventi più lunghi dei discorsi di Pannella sulle qualità dell'hashish, partendo dagli Yassassin (setta turca del medioevo) sino ai racconti orali dei contadini di Ketama in Marocco, passando per i dati (inediti, di cui chissà come erano venuti in possesso) della DEA americana sugli effetti degli stupefacenti, per finire con le esperienze del compagno di banco. Nonostante questa mole di documentazione a favore delle droghe leggere, le organizzazioni comuniste erano rigidamente contrarie all'uso di qualsiasi genere di stupefacente. Sostenevano che la memoria storica del proletariato consente solo il consumo del lambrusco e dei mezzi toscani. E poi marx non aveva forse detto che la religione è l'oppio dei popoli? Visto che non intendeva certo fare un complimento alla religione, ê chiaro che ce l'aveva anche con l'oppio. E se gli oppiacei non piacevano a Marx, perché avrebbe dovuto apprezzare l'hashish? La sentenza fu rapida: il "fumo" allontana dalla realtà, e quindi dalla lotta di classe, e va combattuto da ogni sincero comunista. Fu così che per anni le squadre di servizio d'ordine di Lotta Continua dovettero fare gli straordinari. Terminato il normale orario di lavoro antifascista, iniziava ai concerti e ai festiva di Re Nudo la caccia ai propri militanti, che dovevano nascondersi nelle frasche o negli angoli più bui de Palasport per farsi uno spino in santa pace. La paranoia antihashish spinse anche alcuni gruppi ad espellere i propri compagni scoperti a fare uso di stupefacenti.

Chi vieta che cosa? - Il 12 dicembre è dei proletari

"La questura di Milano ha vietato ogni forma di manifestazione il 12 dicembre. Chi è la questura di Milano per permettersi queste sparate? Sono gli assassini di Pinelli e Saltarelli. Sono quelli che hanno incriminato Valpreda e coperto la "pista nera" delle bombe alla Banca dell'agricoltura. Non riconosciamo la legalità maldestra dietro cui questi criminali nascondono la loro intenzione di stroncare le lotte degli operai e degli studenti. martedì 12, tutti in piazza contro il governo. Ore 17.30 concentramenti davanti alle fabbriche più importanti. Tutti in piazza il 12 dicembre. Il Coordinamento studenti medi, che riuniva Lotta continua, Gruppo Gramsci e Collettivo Autonomo di architettura, invitava alla mobilitazione per il terzo anniversario della strage di stato più o meno usando queste parole. Un appello che fu raccolto, eccome: il 12 dicembre '72 passò alla storia come la maggiore vittoria militare mai ottenuta da Movimento milanese: tre cortei "autodifesi" (ovvero armati sino ai denti con spranghe, chiavi inglesi, molotov, sampietrini, fionde, ecc.) tennero in scacco la polizia per tutto il pomeriggio. ma già dal mattino si capisce che la giornata sarebbe stata pesante: sciopero generale degli studenti (con cortei di zona) promosso dal Coordinamento, dai Comitati d'Azione di Avanguardia operaia e dall'MS. In zona Romana la polizia attacca gli studenti davanti alla centrale del latte. Al Beccaria i PS caricano, ma si dimenticano di custodire i gipponi, che improvvisamente prendono fuoco. Al liceo Manzoni i pulotti circondano la scuola impedendo agli studenti di uscire. Ma è solo l'aperitivo per il pomeriggio. Il gran galà dl 12 dicembre è un appuntamento tradizionale, di notevole rilievo nell'ambito delle relazioni stato-movimento, e come sempre i due interlocutori si sono impegnati per dare il massimo. Il questore dirama il solito biglietto di invito: è vietata qualsiasi manifestazione. per l'occasione la città sarà presidiata da settemila poliziotti in assetto di guerra. RSVP (respondez s'il vous plaît). La risposta non si fa attendere: QUESTORE BABBEO BECCATI IL CORTEO! Le adesioni però scarseggiano, FGCI e Manifesto si danno malati; l'MS si tira indietro (anche se molti militanti presi da crisi di coscienza partecipano a titolo personale). A scendere in piazza sono Lotta Continua, Gramsci, Collettivo di architettura, Avanguardia Operaia e Potere Operaio. Questa volta però si segue una tattica completamente diversa dal solito. La polizia aveva cambiato la sua tecnica di combattimento: erano più veloci, caricavano coi blindati e se erano in difficoltà sparavano. I tempi del corpo a corpo erano finiti. uno scontro frontale all'arma bianca era ormai impossibile, così il diabolico intergruppi decise di giocare d'astuzia. Niente concentramento unico e corteo in centro. Si prende esempio dalle manifestazioni organizzate dai cari compagni spagnoli contro Franco: punti di incontro semiclandestini e più manifestazioni contemporaneamente. Tutto è stato accuratamente predisposto, con centinaia di riunioni nei giorni precedenti. Ogni collettivo di scuola, di quartiere, di fabbrica deve ritrovarsi in un luogo prestabilito, per poi dirigersi a uno degli appuntamenti preliminari, davanti ad una grande fabbrica. Tutta la convocazione al corteo avviene per via orale, solo i più fidati vengono avvisati e convocati a piccoli gruppi qua e là per la città. Appena una decina di persone sapeva dove sarebbero stati gli appuntamenti finali. Li comunicarono al momento opportuno, con un megalitico servizio di staffette in motorino, che giravano avvisando tutti i drappelli sparpagliati in giro. Terminata la Fase Uno, scatta la Fase Due, con i compagni che si dirigono ai concentramenti definitivi da cui sarebbero partiti i tre cortei: viale Bligny, via Solari, corso San Gottardo. Così avviene puntualmente. Alle sei di sera su viale Bligny si nota uno "struscio" a dir poco insolito. Invece delle signore a caccia di tacchini natalizi, i marciapiedi sono intasati da qualche migliaio di strane figure con passamontagna, capienti tascapani e imponenti manici di piccone che spuntano dai pastrani militari. Si muovono in formazioni di alcune decine di persone, come famiglie molto unite. Ogni volta che un gruppo si incontra con un altro proveniente dalla direzione opposta sorgono insormontabili problemi di traffico: un servizio d'ordine deve essere unito e compatto come le cinque dita di una mano, non può farsi scompaginare per farne passare un altro. D'altra parte non può neanche scendere sulla carreggiata, per non dare nell'occhio. Che fare? Il problema si risolve con naturalezza alle 18.30, quando tutti scendono in strada contemporaneamente al segnale convenuto: "Corteo! Corteo!". In un attimo spunta dal nulla un'orda di più di 3000 persone, perfettamente allineate in cordoni fitti e serrati. La sensazione di esaltazione c'era tutta, e legittima: nonostante la città fosse praticamente in stato di assedio, si era organizzato ugualmente un corteo clandestino, perfetta prova generale di manifestazioni future della resistenza contro la eventuale dittatura! Wow! Nello stesso momento altri cortei di pari dimensioni si formano in via Solari e in corso San Gottardo. La polizia è completamente presa alla sprovvista. In viale Bligny c'è Lotta Continua, architetti e cani sciolti; in Porta Ticinese Avanguardia Operaia e Potere Operaio che litigano perché Potop era arrivato con un gruppo travestito da spazzini e dentro il triciclo col bidone della spazzatura avevano 200 bottiglie molotov. AO li aveva attaccati rompendo un sacco di bocce. ma qualcuna si era salvata tanto che poi Potop brucerà parecchie camionette. Gli agenti si aspettavano una manifestazione in centro, invece in dimostranti erano fuori dalla cerchia dei navigli. Cercavano un corteo e ce ne sono tre. Per loro il caos è totale. La questura individua un corteo in Ticinese, ma la colonna mandata ad intercettarlo si imbatte nella manifestazione in Bligny, e nel cozzo perde alcuni gipponi che si incendiano. Intanto quelli di corso Ticinese passeggiano indisturbati per il quartiere per più di mezz'ora, fino a che una colonna di Ps li becca in via Col di Lana. Dopo uno scontro (due camion bruciati) i compagni si dividono in due gruppi per ricomporsi poco dopo in viale Tibaldi, dove si riuniscono al corteo Bligny. sembra una battaglia napoleonica. Adesso è una massa compatta di diecimila uomini che marciano cantando lungo viale tibaldi, pronta a tutto. Il confronto decisivo avviene poco dopo, quando i dimostranti si scontrano con una colonna della celere che percorreva la circonvallazione alla disperata ricerca dei manifestanti. L'effetto sorpresa (oltre al mare di molotov) fa si che anche questa volta i dimostranti abbiano la meglio. Intanto il terzo corteo, dopo aver scorrazzato da via Solari sino a De Amicis e alla periferia, si scontra fieramente con i "caramba" in piazza Napoli. E questo fu l'avvenimento più inaspettato. Infatti tutti pensavano che quel corteo non avrebbe retto un solo istante. Lo difendeva il servizio d'ordine dell'Unione dei comunisti (Servire il popolo, maoisti duri). Il delegato di Servire il popolo all'intergruppi aveva detto: "La voce operaia difenderà le nostre masse popolari!", il che voleva dire o le avrebbero prese, o sarebbero scappati (quelli dell'Unione erano assolutamente, notoriamente, incapaci di difendersi). ma il comando del servizio d'ordine viene affidato ai due fratelli Sazia. Questi Sazia appartenevano ad una famiglia numerosa, avevano altri cinque fratelli, scatenati negli scontri con la polizia e per niente maoisti. Quando seppero che i due dell'Unione dei comunisti erano stati nominati generali, si preoccuparono. Fu così che all'ora stabilita tutti i Sazia arrivarono al corteo. La polizia li carica. Ma i sette fratelli, che sono in prima fila, invece di scappare attaccano, e non si sa come, 200 maoisti li seguono. non si erano mai visti i maoisti così incazzati. Dopo il primo impatto, coscienti dell'inferiorità numerica e tecnica del loro esercito, i Sazia guidano l'armata in una corsa folle per vie e viuzze, evitando lo scontro con la polizia, seminandola, scomparendo e riapparendo dal nulla, attaccando e fuggendo meglio di Vo Nguien Giap, lo stratega vietnamita. La polizia è in stato di shock. Il terribile battaglione Padova della celere si perde finendo a San Donato Milanese. Arrivarono a caricare i pendolari che prendevano il treno alla stazione nord.

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I grandi eroi

Piccolo capitolo assolutamente necessario dedicato ai personaggi che furono di rilievo in quell'epoca, e che sicuramente influenzarono il modo di pensare e di agire dei dimostranti.

Mao Tse Tung (o Mao Zedong)

Mao è stato un dittatore confuciano? La Rivoluzione culturale è stata una tragedia costata milioni di morti, un capolavoro del Grande Timoniere (sempre Mao), che pur di riprendere in mano il potere e toglierlo ai suoi nemici (Teng Hsiao Ping e Liu Shao Chi) ha scatenato massacri e provocato ingiustizie inenarrabili? Oggi pare di si. Sinceramente, non si sa più che dire...Certo non si è disposti a mettere la mano sul fuoco per Mao Tse Tung. Ma negli anni sessanta-settanta era ben diverso. Della Cina si sapeva poco o niente, era un pianeta misterioso e affascinante dove stavano sperimentando la Rivoluzione. Ma eccovi la Leggenda del Grande Timoniere. Mao nasce nello Hunan, terra del peperoncino rosso. A cinque anni lo sposano a una bimba di due. Divenuto adulto si rifiuta di consumare il matrimonio. Se ne va di casa e fonda un'associazione per la parità tra uomini e donne. Diventato comunista, convince il suo amico tossicomane Chu Teh a diventare generale dell'Armata Rossa. Combattono armati di migliaia di lance di bambù e quattro fucili contro l'esercito nazionalista. inseguiti, scappano per migliaia di chilometri sulle montagne della Cina. Poi tornano a valle, fanno a pezzi i nazionalisti e i giapponesi (che avevano invaso parte della Cina prima e dopo la seconda guerra mondiale) e prendono il potere. nel 1949 in Cina c'è fame, miseria, sifilide. Mao lancia una serie di idee incredibili per rovesciare la situazione. Ad esempio, ci sono poco più di 2000 medici per 500 milioni di persone. E non c'è tempo per formarne di nuovi. Allora si prendono migliaia di giovani, in tre mesi gli si insegna quattro regole d'igiene e come curare una sola malattia: la sifilide. Poi li si manda in giro ad insegnare quello che hanno imparato. L'anno dopo tornano a scuola per imparare come curare altre due malattie e via così. È il movimento dei "medici a piedi scalzi". Usano erbe, agopuntura e si fanno le medicine da soli. In pochi anni la situazione sanitaria è sotto controllo e la sifilide quasi debellata. Negli anni sessanta Mao finisce in minoranza nel Partito Comunista Cinese. Nel 1966 gli studenti di un liceo di Pechino occupano la scuola. Mao riesce a far uscire sul "Quotidiano del popolo" solo poche righe: "Bravi questi studenti che si ribellano al burocratismo del partito". Dall'altra parte della Cina un gruppetto di studenti decide di andare a vedere che fanno questi ribelli di Pechino. Ma alla stazione non gli danno i biglietti per il treno. Viaggia solo chi ha il premesso del partito. Loro allora dicono: "Mao ha fatto migliaia di chilometri a piedi combattendo, noi possiamo benissimo arrivare a Pechino a piedi". Mao lo viene a sapere e fa uscire un altro articolo sul giornale: "Bravi questi studenti che si ribellano al partito e vengono a Pechino a piedi!". Quando, mesi dopo, gli studenti arrivano a Pechino, ci sono un milione di persone ad accoglierli. Il giorno dopo, 80 milioni di studenti abbandonano le scuole e si mettono a girare per la Cina. nei paesi dove arrivano, lavorano con i contadini per pagarsi il cibo e discutono su come dovrà essere il socialismo. È scoppiata la "Rivoluzione Culturale". L'anno dopo all'università di Pechino ci sono due frazioni maoiste che entrano in guerra tra loro. Assaltano i treni di armi dirette in Vietnam per potersi sparare addosso con una maggiore potenza di fuoco. Mao lancia un appello agli operai, che in 2000 circondano l'università. Gli studenti li attaccano, gli operai non reagiscono. Sette muoiono e centinaia restano feriti. Dopo tre giorni gli studenti depongono le armi. Di tutti i grandi capi comunisti, Mao sembrava il più strano e originale. Nonostante fosse idolatrato, non ha mai ottenuto il pieno controllo del partito. Al culmine della Rivoluzione Culturale, lo danno per rimbecillito e moribondo, allora lui, per dimostrare che c'è ancora, attraversa a nuoto lo Yan Tse Kiang. Mao inoltre non smetteva mai di invitare i giovani a ribellarsi alla burocrazia e a non frequentare le riunioni di Partito. In Cina erano famosissimi i suoi dialoghi con la nipote, alla quale diceva: "Il primo dovere di un comunista è di ribellarsi a tutto ciò che è sbagliato. Se il Partito Comunista sbaglia bisogna ribellarsi al Partito Comunista". Lo diceva solo per battere i suoi nemici e prendere il potere? Può darsi, ma comunque un capo comunista che parla così non può di certo essere assimilato al solito dittatore. Al contrario, Mao dimostrava che uno può essere il capo del partito e del governo e, contemporaneamente, il pericolo pubblico numero uno per la burocrazia. E la sua frase "Bombardare il quartier generale" divenne uno slogan fondamentale del '68. Peccato che pochi lo capirono.

Ernesto "Che" Guevara

Un giorno un giovane medico argentino prese la sua moto e attraversò tutto il sudamerica. Un viaggio on the road, come Jack kerouac in USA. Ma il medico non lo sapeva. Arrivato in Messico conobbe un giovanotto cubano che aveva un chiodo fisso: liberare la sua isola dalla dittatura di Fulgencio Batista, uno che aveva ridotto Cuba ad un bordello per nordamericani, ai quali erano riservati interi quartieri dell'avana (il Vedado), dove i cubani poveri non potevano neanche entrare a meno che non fossero delle prostitute o dei travestiti. I due partirono per l'impresa insieme ad un ottantina di disperati. Non fu facile, ma il primo gennaio '59 Ernesto che Guevara e Fidel Castro entravano trionfatori all'Avana. Il Che diventa ministro dell'industria e capo della Banca di Stato. È potente, è "arrivato". Poi si stufa. E sparisce. Va ad esportare la rivoluzione. Prima in Congo, poi in Bolivia. In Congo gli va così così, in Bolivia malissimo. I governativi lo catturano, lo torturano, e il 7 ottobre '67 lo ammazzano. Per dimostrare che è morto davvero, gli tagliano le mani. In Africa i cacciatori fanno così con gli orango. Col Che l'ideale batte la voglia di potere dieci a zero. LA VITA DI ERNESTO "CHE" GUEVARA Uomo politico e guerrigliero argentino (Rosario 1928-Higueras, Bolivia, 1967). Laureatosi in medicina a Buenos Aires, si avvicinò ai gruppi marxisti e lasciò la patria per mettersi al servizio di un ideale rivoluzionario. Nel 1954 collaborò in Guatemala con il colonnello Jacob Arbenz, alla cui caduta riparò in Messico dove strinse amicizia con Fidel e Raúl Castro Ruz. Sbarcato a Cuba nel 1956, divenne il luogotenente di Fidel Castro nella lotta vittoriosa contro Batista. Direttore della Banca Centrale dal 1959 e ministro dell'Economia dal 1961, contribuì a dare al nuovo regime un contenuto ideologico rivoluzionario. Le sue tesi, imperniate sulla necessità di accendere numerosi focolai di guerriglia, come premessa alla rivoluzione contro l'imperialismo, e sulla priorità di un impegno internazionale di solidarietà tra i Paesi del Terzo Mondo, uscirono rafforzate dai viaggi compiuti nei Paesi afroasiatici e socialisti. Dopo aver rinunciato ai suoi incarichi, anche per dei dissensi avuti con Fidel Castro, partecipò alla guerriglia in Congo e in Bolivia. Catturato dall'esercito di La Paz, venne ucciso. Ha lasciato un Diario (1968) e saggi teorici sulla guerriglia (La guerra de guerrillas, 1959). LA MORTE DI ERNESTO "CHE" GUEVARA All'indomani 10 ottobre, primo giorno del dopo Che Guevara, il suo corpo è esposto nell'obitorio improvvisato perché la gente possa verificare che egli è morto veramente. La lunga fila di boliviani si snoda, i piccoli andini trattengono il respiro. La suora Maria Munoz dice, nel libro La CIA contro il Che: "Regnava un singolare silenzio. Non fu detta una parola. Ci guardava, sembrava vivo". Come nel Piccolo Principe di Saint-Exupéry: "Sembrerò morto e non sarà vero". Come per ridagli la vita, i suoi occhi, così stranamente azzurri, furono riaperti. In tarda mattinata, viene tenuta una conferenza stampa da parte del colonnello Joaquín Zenteno Anaya e il capo dei servizi segreti boliviani Arnaldo Saucedo Parada, che braccavano il Che e i suoi uomini dall'aprile del 1967. Mostrano il suo diario come prova irrefutabile dell'azione sovversiva che stava conducendo. Poiché da parte sua il generale Ovando Candia espone i fatti a modo proprio, i giornalisti rilevano delle contraddizioni nei due racconti, soprattutto sul momento della morte del Che, giacché l'esercito cerca di far credere che sia deceduto in seguito alle ferite. Cosí la possibilità che egli era stato assassinato comincia a farsi strada nelle menti dei presenti. Il rapporto dell'autopsia preciserà: Età: approssimativamente 40 anni Razza: bianca Altezza: 1,73 m circa Capelli: castani, ricci, barba e baffi ricci, sopracciglia folte Naso: diritto Labbra: sottili, bocca socchiusa con tracce di nicotina, manca il premolare inferiore sinistro Occhi: tendenti all'azzurro Costituzione: normale Estremità: piedi e mani in buono stato, con una cicatrice che copre quasi tutto il dorso della mano sinistra. Con le seguenti lesioni: Ferita di pallottola nella regione della clavicola sinistra, con uscita nella regione scapolare dello stesso lato. Ferita di pallottola nella regione della clavicola destra, con frattura di questa, senza uscita. Ferita di pallottola nella regione costale destra, senza uscita. Due ferite di pallottola nella regione costale laterale sinistra, con uscita nella regione dorsale. Ferita di pallottola nella regione pettorale sinistra tra la 9° e 10° costola , con uscita nella regione laterale del medesimo lato. Ferita di pallottola a un terzo della gamba destra. Ferita di pallottola a un terzo del muscolo sinistro, a setone. Ferita di pallottola al terzo inferiore dell'avambraccio destro, con frattura all'ulna. La morte è stata causata dalle ferite al torace e dall'emorragia seguita.

Rudi il rosso (Rudi Dutschke)

Il leader del '68 tedesco è sicuramente un mito da rivalutare. Egli non gode di tutta la fama che meriterebbe. Per capire il tipo, basti pensare a quando gli spararono. L'11 aprile '68, nel centro di Berlino, Dutschke era fermo con la sua bicicletta ad aspettare che aprisse una farmacia. Doveva comperare le medicine a suo figlio, ma non aveva fretta. "Hei, sei tu Rudi Dutschke?" gli chiese un tizio che ci teneva ai dettagli. Avuto risposta affermativa, il giovane neonazista gli scaricò contro tre colpi di pistola. Un proiettile raggiunse il leader della Lega degli Studenti Socialisti alla guancia, uno al petto e uno al cervello. Il nazi aveva agito spinto dalla propaganda dei giornali di destra del gruppo Springer, che ogni giorno invitavano a fermare Dutschke per spegnere la rivolta giovanile. Invece dopo l'attentato, la protesta divampò in tutta la Germania. Scontri per quattro giorni in 27 città (ê il week-end di pasqua). I fermati sono 827. A Monaco muoiono due giovani. Sono gli incidenti più gravi mai avvenuti da quelle parti dopo la presa del Reichstag da parte dell'Armata Rossa sovietica. Dutschke però sopravvive. E subito perdona il suo assalitore e tenta di convertirlo alla causa. Al processo lo fa difendere dall'avvocato del Movimento studentesco, Horst Mahler (che poi entrerà nella Rote Armee Fraction, la RAF) e inizia con lui una fitta corrispondenza. L'attentato comunque raggiunge il suo scopo, anche se in ritardo. Dutschke morì la notte di Natale del '79, a 39 anni, per uno dei periodici attacchi di epilessia di cui soffriva a causa di quel buco nel cervello. Capito il tipo?

Jerry Rubin

Scrisse il libro Do it (fallo!) che racconta le grandiose lotte dei campus. Parla di quando gli studenti andarono nudi al congresso repubblicano per servire teste di maiale crudo ai delegati. E di come inventarono in movimento per l'oscenità. "Non posso più dirti "ti amo" da quando la pubblicità ha rovinato questa parola ripetendo instancabilmente per esempio che "la mia auto ama i Goodyear". Se non posso più dirti "ti amo", allora diciamo oscenità!". E visto che il turpiloquio in America era proibito, si facevano arrestare a decine. Si mettevano su una cassetta di birra, uno dopo l'altro e dicevano parolacce finché non li arrestavano. Andavano avanti così per ore, facendosi portare via senza reagire. Jerry Rubin racconta dei cortei contro la guerra. parla dei motivi per cui un movimento rivoluzionario deve saper correre dei rischi mortali e di come però l'ala freack si annoiasse a lottare coi sistemi dei militanti duri e preferisse lo streacking.

Tupamaros

I Tupamaros all'inizio erano un gruppo di attori dell'Uruguay. Avevano allestito uno spettacolo dove usavano armi finte. Le utilizzarono per la loro prima azione. Sequestrarono i documenti che dimostravano una spaventosa Tangentopoli uruguaiana. Poi li fotocopiarono e li fecero avere ai giudici. casse di documenti. Non successe niente. I corrotti non furono toccati. Così iniziò la guerra.

¡TUPAC AMARU VIVE!

17 dicembre 1996, ore 20:00: a Lima alcuni militanti del Movimiento Revolucionario Tupac Amaru occupano l'ambasciata giapponese e sequestrano 500 persone....

Si compie la profezia di quattro secoli fa: LA TESTA SI E' RICONGIUNTA AL CORPO E TUPAC AMARU RINATO ATTACCA.

Quest'ultima illusione è durata 126 giorni, inghiottita dal famelico Fujmori, calpestata dalla logica repressiva Neoliberista fatta di sopraffazione, povertà e morte.

La rabbia e il profondo senso di inutilità davanti a questo muro di gomma, che ci hanno invaso all'indomani della strage premeditata del 22 aprile, devono trasformarsi in forza per continuare l'opera di controinformazione e di appoggio a tutti quei popoli, quelle donne e quegli uomini che lottano nel mondo per la dignità e la giustizia, perchè tutto questo non sia inutile.

Il Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru nasce nel 1980 dall'alleanza di vari gruppi politici, dopo il fallimento del dialogo. Da quel momento questa organizzazione politico-militare lavora clandestinamente per intraprendere la propaganda armata. Nel 1985, con la salita al potere di Alan Garcia e del suo partito di stampo populista, il MRTA dichiara la sospenzione unilaterale dell'azione armata.

La tregua armata non dura molto: il nuovo governo rivela ben presto le proprie intenzioni con una politica economica neoliberale e con l'instaurazione di un terrorismo di stato. Nel 1989 con l'arresto del comandante general Victor Polay ci fu da parte del movimento una ritirata strategica verso la Selva Central, al fine di ricostruire e riorganizzare la base sociale del movimento.

Mentre Fujmori, al potere dal 1990, dichiarava la sua vittoria sulla guerriglia, il MRTA continuava un lavoro politico per creare una nuova generazione di combattenti, cercando un cambiamento radicale della società peruviana verso una giustizia sociale, in cui il potere sia in mano ai lavoratori attraverso una vera democrazia partecipativa.

L'obiettivo della presa dell'ambasciata giapponese da parte del commando "Edgard Sanchez" era la liberazione di 400 prigionieri politici tupamaros, rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza peruviane.

Quando nel 1990 Fujmori salì al potere applicò un programma economico di chiaro stampo neoliberista, e per garantire i privilegi e gli interessi delle multinazionali americane e giapponesi, intraprese una cruenta repressione sistematica ai movimenti di opposizione. Per mettere a punto questo programma, violò tutto l'ordinamento legale e giuridico dello stato e con un autogolpe nel 1992 si attribuì potere assoluto, in alleanza con le forze armate. Inoltre riorganizzò il potere giudiziario al fine di porlo al servizio del proprio governo.

In Perù vi sono 9000 prigionieri politici e per essi aberrazioni giuridiche, carceri tomba, isolamento, torture sono all'ordine del giorno. Il diritto di qualsiasi accusato di essere considerato innocente fino a prova contraria, non esiste, così come non esiste il diritto ad un avvocato difensore.

Chi viene arrestato può restare 15-30 giorni arbitrariamente detenuto in isolamento e sottoposto a torture senza un avvocato e una pubblica accusa. Una volta in tribunale l'atto di accusa della polizia è già prova, e giudici incappucciati emettono una sentenza in 24-48 ore. Il difensore, nei casi in cui ci sia, può prendere atto dei documenti d'accusa solo due ore prima del processo. La sentenza va dai 20 ai 30 anni o addirittura all'ergastolo.

Le condizione carcerarie sono disumane:

primo anno di carcerazione in totale isolamento

mezz'ora d'aria al giorno (solo dopo un anno di isolamento)

visita dei parenti più stretti una volta al mese

mancanza di assistenza medica

uso sistematico di torture

Le condizioni di vitto e alloggio sono assolutamente indecenti, per portare all'annichilimento fisico e psichico dei prigionieri. Le celle hanno delle dimensioni di due metri per tre e contengono fino a quattro persone, senza luce, con acqua limitata, con piccole latrine, senza radio, televisione, giornali o libri, in condizioni di isolamento fisico, auditivo e visivo.

La politica repressiva di Fujmori nei confronti di coloro che vengono accusati di delitti di terrorismo e di tradimento alla patria, trasgredisce qualsiasi diritto di base della persona.

In Perù come in altri paesi del mondo, neoliberismo significa povertà e miseria per la stragrande maggioranza della popolazione: le ricette tipicamente neoliberali quali privatizzazione, sfruttamento selvaggio di risorse naturali ed umane al fine di privilegiare gli interessi di una minoranza al potere e delle multinazionali estere, hanno portato anche in Perù esclusione sociale, disoccupazione, morte, fame e guerra. Le politiche di privatizzazione e il conseguente rialzo dei prezzi hanno allargato enormemente il divario sociale.

Sette milioni di persone vivono in condizioni di miseria estrema, altri tredici milioni in condizioni di povertà. Il tasso di disoccupazione è altissimo: il 70% della popolazione è disoccupata o sottoimpiegata.

Alle ore 15,25 del 22 aprile si chiude l'operazione rompere il silenzio. Più di 140 elementi di un gruppo di elite della marina militare peruviana assaltano l'ambasciata.

I 14 guerriglieri vengono uccisi e gli ostaggi liberati. I mass-media ed i rappresentanti degli stati mondiali dimostrano la loro soddisfazione nei confronti di questa cosiddetta missione di successo, la cui responsabilità è da attribuire anche al governo statunitense per avere addestrato i militari e a quello giapponese per avere sottoscritto e accettato un' azione del genere nel proprio territorio.

Questa strage premeditata dalla quale Fujmori ha tratto il massimo profitto politico grazie al rialzo della sua popolarità, non porta a nessuna soluzione dei problemi che hanno armato i guerriglieri Tupac Amaru.

Weatherman

Non serve un uomo che conosce il tempo per sapere che è tempo... Una canzone di Bob Dylan cantava pressappoco così. I weathermann erano proprio questo, erano quelli che annunciavano che tempo fa. erano all american boys al cento per cento, ragazzi con un cuore grande così. Decisero che gli Stati Uniti erano malvagi, colpevoli della fame del mondo, dell'apartheid e della tristezza. Quindi dichiararono guerra agli Stati Uniti d'America. Fissarono l'inizio della guerra a Chicago, nel parco al centro della città, un venerdì alle 16.30. Affissero manifesti in tutta l'America. Il giorno prima si trovarono in 1000 nella palestra dell'università locale. Fecero un po' di ginnastica e impararono alcune mosse fondamentali di karatè. Alle 16.30 del venerdì partono in perfetto orario. Ci sono più poliziotti che finestre e le strade sono deserte. Il corteo fa 500 metri nella strade più lussuosa della città distruggendo tutto fino all'altezza del terzo piano. banche, supermercati e negozi di alta moda. I poliziotti caricano: un'ecatombe. Il giorno dopo, come stabilito, le weatherwomen dimostrano che anche le donne possono contribuire alla lotta e combattere bene quanto gli uomini. Le 200 militanti che ancora si reggevano in piedi attaccano gli USA. Fanno 350 metri distruggendo completamente un'altra strada, e poi vengono fermate, ma a caro prezzo: anche molti pigs finiscono all'ospedale. Domenica, alle ore 10 del mattino si ritrovano per l'ultimo assalto. Uomini e donne. I superstiti più qualche rinforzo giunto in nottata. Sono 650. È una carica disperata. I poliziotti sono almeno 20.000. È una carneficina da entrambe le parti. I weatherman demoliscono solo 100 metri di strada. Sassi e bastoni contro lacrimogeni e manganelli. Un poliziotto muore, ma molti sostengono che non sono i rossi ad averlo ucciso. Comunque è una grande sconfitta militare. Molti finiscono all'ospedale, altri in prigione. Visto che con i bastoni si perde, i weatherman passano alla clandestinità. Rapinano e fanno scoppiare bombe, ma non uccidono mai. Dopo alcuni anni si rendono conto che stanno facendo una cazzata. Abbandonano la lotta armata. I dirigenti superstiti, anni dopo, diffondono un film sulla loro epopea. sono tutti ricercati dalla polizia ma vivono tutti in pace in comuni agricoli chissà dove. A tutt'oggi, non li hanno ancora presi.

Ho Chi Min

Il suo nome in milanese vuol dire occhio alle mine (öc i min) ma lui era vietnamita. Insieme a Giap formarono una coppia di matti che combatté vittoriosamente dagli anni trenta in poi contro i francesi, i giapponesi, di nuovo i francesi e poi gli americani, che arrivarono ad impegnare 5000.000 soldati e a buttare più bombe di quante ne avessero usate tutti i contendenti durante la seconda guerra mondiale. I vietnamiti erano piccoli e cattivi, si nascondevano in strettissimi cunicoli sotterranei lunghi chilometri nei quali strisciavano per arrivare alle spalle del nemico. Vestivano con sobri pigiami neri di cotone e calzavano sandali fatti con i copertoni di automobile (poi copiati dalla Birkenstock). Quando gli USA iniziarono i bombardamenti con gli aerei in formazione triangolare, loro li abbatterono con reti di fil di ferro lanciate con i razzi. Riuscirono ad insegnare alle api ad attaccare i marines (addestrandole con fantocci con la divisa americana che, manovrati con i fili, prendevano a bastonate gli alveari delle api: i laboriosi insetti sono dotati di buona memoria, e quando passava di lì uno yankee lo pungevano. Che quando ti pungono le api vietnamite...). Potevano resistere ore nelle risaie sott'acqua, respirando con una cannuccia di bambù, per poi attaccare all'improvviso i nemici che passeggiavano tranquillamente sugli argini. né la guerra chimica, né un milione di bambini uccisi dalle bombe li piegarono. la cosa andò avanti per anni. Alla fine gli USA non cela fecero più e furono spazzati via dal Vietnam. In seguito anche in Laos e la Cambogia si liberarono.

Karl Marx

(Treviri 1818 - Londra 1883), filosofo, economista e politico tedesco, fondatore con Friedrich Engels del socialismo scientifico. arx studiò nelle università di Bonn, Berlino e Jena. Nel 1842 divenne dapprima collaboratore e poi direttore della "Rheinische Zeitung" (Gazzetta renana) di Colonia. I suoi articoli, incentrati sulla critica delle condizioni sociopolitiche dell'epoca, gli crearono problemi con le autorità: il giornale fu, infatti, soppresso nel 1843. Marx si recò quindi a Parigi, dove instaurò contatti con i movimenti socialisti, completò la sua formazione teoretica in filosofia e si dedicò ai primi studi di economia politica. Nel 1844 incontrò Engels; entrambi si accorsero di essere pervenuti per strade differenti alla medesima concezione della necessità storica di una rivoluzione e collaborarono (fino alla morte di Marx) alla sistematizzazione dei principi teoretici del comunismo, oltre che all'organizzazione di un movimento operaio internazionale fondato su tali principi. Espulso dalla Francia nel 1845, Marx si stabilì a Bruxelles dove organizzò una rete internazionale di gruppi rivoluzionari definiti "comitati di corrispondenza comunista". Nel 1847 la Lega dei comunisti chiese a Marx e a Engels di formulare un manifesto di principi del comunismo; nacque così il Manifesto del Partito comunista. Nella sezione centrale del Manifesto Marx presenta la teoria del materialismo storico, formulata in seguito in Per la critica dell'economia politica (1859) che individua nel sistema economico dominante di ogni epoca ciò che determina la forma di organizzazione sociale e la configurazione storica e politica dell'epoca stessa; inoltre il Manifesto evidenzia la nozione di lotta di classe come processo dialettico che plasma il corso della storia. Da queste premesse teoriche Marx concluse che, nell'epoca dominata dalla forma di produzione capitalista, la classe dei capitalisti sarebbe stata eliminata da una rivoluzione organizzata dal proletariato, che avrebbe distrutto interamente la società esistente per costituire una società senza classi. Dopo la pubblicazione del Manifesto scoppiarono le rivoluzioni in Francia e in Germania e il governo belga, temendo che l'ondata rivoluzionaria potesse giungere anche in Belgio, bandì Marx, che tornò a Parigi e poi nuovamente a Colonia, dove fondò e diresse il periodico comunista "Neue Rheinische Zeitung" (Nuova gazzetta renana) e si dedicò all'attivismo politico. Nel 1849 fu arrestato e processato con l'accusa di incitamento all'insurrezione armata; fu assolto, ma costretto a lasciare il paese e a chiudere il giornale. In seguito, nel medesimo anno venne nuovamente espulso dalla Francia; si trasferì quindi a Londra, dove rimase fino alla morte. In Inghilterra scrisse Il Capitale (vol. 1, 1867; voll. 2 e 3, a cura di F. Engels e pubblicati postumi nel 1885 e 1894; trad. it. 1946-47), un'analisi sistematica e storica dei meccanismi di produzione e di distribuzione della ricchezza, in particolare entro il sistema capitalistico, effettuata con l'intento di enuclearne le contraddizioni e di individuare il significato dei processi economici. In questa opera Marx presenta la teoria dello sfruttamento della classe operaia da parte dei capitalisti: questi ultimi pagherebbero agli operai solo una parte del valore prodotto nel ciclo di produzione delle merci, realizzando un plusvalore e oggettivando in merce il lavoro dell'operaio. Nell'opera La guerra civile in Francia (1871) Marx analizzò l'esperienza del governo rivoluzionario istituito a Parigi durante la guerra franco-prussiana, noto come la Comune di Parigi, interpretando la Comune come una conferma storica della necessità per i lavoratori di impadronirsi del potere politico con un'insurrezione armata e distruggere poi lo stato capitalistico. Queste idee sono presentate anche nella Critica del programma di Gotha (1875); in Inghilterra Marx collaborò anche con quotidiani sia europei sia americani, come il "New York Tribune", con articoli sugli eventi politici e sociali. Dopo la scioglimento della Lega comunista nel 1852, Marx mantenne i contatti con centinaia di rivoluzionari con i quali fondò a Londra nel 1864 la Prima internazionale (vedi Internazionale socialista), di cui tenne il discorso inaugurale, redasse lo statuto e diresse il consiglio generale; in seguito, dopo la soppressione della Comune, anche l'Internazionale andò in declino. Altre opere importanti di Marx sono i Manoscritti economico-filosofici (1844; pubblicati postumi nel 1932); La sacra famiglia, il primo lavoro compiuto in collaborazione con Engels (1842); L'ideologia tedesca (1845-46); Miseria della filosofia (1847). La fortuna delle dottrine di Marx si accrebbe dopo la sua morte con l'affermarsi del movimento operaio. Le sue teorie, conosciute in seguito con il nome di marxismo o socialismo scientifico, costituirono una delle principali correnti del pensiero contemporaneo. La sua analisi dell'economia capitalista e la sua teoria del materialismo storico, della lotta di classe e del plusvalore sono alle fondamenta del socialismo moderno. Rilevanti rispetto all'azione rivoluzionaria sono le teorie dello stato capitalista e della dittatura del proletariato, riprese in seguito da Lenin. Queste idee costituirono il cuore del bolscevismo e della Terza internazionale.

Brigate Rosse

Organizzazione terroristica clandestina di estrema sinistra, attiva in Italia negli anni Settanta e Ottanta. I brigatisti si proponevano, tra l'altro, di inasprire le lotte sociali, separare il Partito comunista, giudicato imborghesito, dalla sua base e ostacolare la politica di alleanza tra PCI e DC (il "compromesso storico"). Esordirono con una serie di spettacolari sequestri ai danni di magistrati e personalità del mondo imprenditoriale e sindacale, per poi passare a ferimenti "dimostrativi" e infine a una lunga catena di omicidi di giudici, politici, giornalisti, esponenti delle forze dell'ordine. Il fondatore, Renato Curcio, venne arrestato nel settembre del 1974. Evaso l'anno seguente grazie a un raid compiuto dai suoi compagni nella prigione in cui era detenuto, fu nuovamente catturato dopo pochi mesi. Tra le azioni più clamorose messe a segno dall'organizzazione vi furono il rapimento e l'uccisione del segretario della Democrazia cristiana Aldo Moro (1978) e il rapimento del generale statunitense Dozier (1981), di stanza alla base NATO di Verona, che fu però liberato. Moro, invece, fu assassinato. Con questa uccisione cominciò il declino delle Brigate Rosse, di lì a poco falcidiate (1979-1981) da una lunga catena di arresti, favoriti dalle rivelazioni dei "pentiti", imputati spinti a collaborare con la giustizia in cambio di forti riduzioni di pena.

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Conclusione

Insomma, quegli anni furono veramente importanti per lo sviluppo delle generazioni future. D'accordo, furono commessi anche numerosi sbagli, ma in fondo, chi vorrebbe tornare indietro? Magari sentirete dire da qualcuno che i protagonisti erano solo degli scansafatiche, lazzaroni e drogati, e che quel periodo fu una grossa perdita di tempo. Se sentirete una di queste persone pronunciarsi in questo modo, non esitate a stampare il documento e a portarglielo. Probabilmente non cambierà niente, perché queste idee sono dure a morire. Ma forse... (e poi comunque tentare non nuoce!). Non lasciatevi influenzare dalle idee altrui, perché il mondo può essere migliorato solo da gente che pensa con la sua testa e che ha il coraggio di andare controcorrente.

Ricordatevi che In fondo alla strada maestra c'è la mediocrità!