| Qual è la posizione
della donna nella società italiana? Quali sono temi
che si trova ad affrontare? Qual è il suo atteggiamento
a fronte all’educazione, alla cultura, alla morale,
alla religione, al matrimonio ed al lavoro?
È indubbio che
negli ultimi anni si sia verificata una notevole diminuzione
dei pregiudizi che tenevano la donna in una posizione
secondaria di fronte a questi problemi e che un graduale
evolversi della società abbia seguito un analogo processo
evolutivo anche nel campo dell’emancipazione femminile.
Ciò non toglie che in complesso sussista ancora diffusamente
una mentalità conservatrice tendente a subordinare il
sesso femminile a quello maschile.
Per avere una chiara
visione di questi problemi, abbiamo pensato che il metodo
migliore fosse quello di discuterne con ragazze di diversa
età e di differente formazione in modo da avere un’idea
il più possibile fedele delle diverse posizioni.
L’educazione
familiare
Uno dei primi problemi
che abbiamo affrontato nella nostra discussione è stato
quello dei rapporti con la famiglia e dell’educazione
che essa impartisce.
Il
punto su cui praticamente tutte si sono trovate d’accordo
è stato quello di ribadire la necessità di un’educazione
«tendente a dare coscienza delle proprie responsabilità».
A questo si ricollega il desiderio di una notevole libertà
individuale, concessa dai genitori, libertà che nella
maggior parte dei casi è stata giudicata soddisfacente.
«Ho sempre avuto
molta libertà di agire come voglio, di frequentare la
gente che voglio, di pensare come voglio».
Per quanto riguarda
i rapporti con i genitori, non viene più accettato un
atteggiamento di tipo autoritaristico, ma si chiede
loro amicizia e una maggiore comprensione dei propri
problemi.
«Io posso accettare
un consiglio di mio padre solo se è motivato e non perché
dice che è il padre e basta!».
«Io considero mia
madre come un’amica, come una donna con cui discutere
apertamente. Lei ha verso di me una grande fiducia ed
altrettanto io verso di lei. Ascolta le mie opinioni,
eventualmente le critica, e le discutiamo insieme. Non
mi impone i suoi giudizi: mi consiglia ma mi fascia fare
le mie esperienze».
Ci sono, però,
alcune eccezioni: «Il continuo e ossessivo desiderio
da parte dei miei genitori di aiutarmi e di essermi
vicino, mi è parso un’imposizione ed una limitazione
della libertà, per cui mi sono allontanata e ho rifiutato
il loro aiuto. L’autoritarismo dei genitori si risolve
specialmente in un autoritarismo sulle questioni sessuali
da cui derivano poi le altre.
Nella mia educazione
sessuale non vi è stata una chiara negazione del sesso
ma una specie di compromesso tra la negazione del sesso
per rispetto a certe abitudini, ed una contemporanea
affermazione per paura di essere arretrati negandolo.
Il che ha prodotto in me una grande confusione ».
Già da questa risposta
si introduce quello che è uno dei motivi fondamentali
della nostra inchiesta: l’educazione sessuale. In generate
l’intervento dei genitori in questo campo è stato giudicato
piuttosto secondario; assai maggiore è l’influenza avuta
dalla lettura di libri sull’argomento e dalle confidenze
delle compagne:
«I genitori hanno
fatto per me solo da complemento».
Per quanto riguarda
il futuro invece si prospetta un’educazione sessuale
assai più completa e meno «traumatizzante», che abbia
il suo fondamento nella scuola:
«L’educazione sessuale
nella scuola, e non solo dal punto di vista medico,
è assolutamente necessaria per una modifica della mentalità
verso moltissimi problemi quali le ragazze madri, i
figli illegittimi, ecc. Non vogliamo più un controllo
dello stato e della società sui problemi del singolo
e vogliamo che ognuno sia libero di fare ciò che vuole,
a patto che ciò non leda la libertà altrui. Per cui,
assoluta libertà sessuale e modifica totale della mentalità».
«Per
cambiare la mentalità sarebbe necessario impostare il
problema sessuale su basi serie, cioè introdurre una
certa educazione sessuale anche nelle scuole per chiarire
le idee su certi problemi fondamentali che ognuno ad
una certa età si trova a vivere, in modo che il problema
sessuale non sia un tabù ma venga prospettato con una
certa serietà e sicurezza. E che esso venga veramente
affrontato sul piano sociologico; conoscere cioè tutte
le posizioni in modo da avere un orientamento veramente
responsabile».
Il sesso
e la società
All’esame dell’educazione
sessuale segue immediatamente quello del modo in cui
i problemi sessuali vengono affrontati dalla nostra
società, che si può sintetizzare in un atteggiamento
al tempo stesso di ipocrisia e di moralismo. Non potendo
ovviamente analizzare a fondo i diversi aspetti della
questione, ci siamo limitati a considerarne due, a nostro
parere indicativi e di stretta attualità, e cioè la
copiosa produzione di film ad argomento erotico, unicamente
destinati a fare presa esteriore sul pubblico, e quello
del controllo delle nascite. Per quanto riguarda il
fenomeno cinematografico (strettamente legato poi a
interessi commerciali) abbiamo riscontrato un atteggiamento
decisamente polemico:
«I problemi sessuali
che vengono prospettati specialmente dal cinema sono
in fondo il frutto della nostra società, cioè puntano
molto sull’interesse morboso che possono suscitare e
sfruttano specialmente questo aspetto invece di studiare
a fondo i problemi che affrontano».
«Gran
parte di questi film sono fatti da degenerati, per cui
vi è da parte loro quasi un piacere morboso nel farli.
Sono partiti da un’idea abbastanza giusta, cioè togliere
questo velo d’ipocrisia che inceppava il nostro cinema.
Ma quando hanno avuto un grosso successo di cassetta
sono completamente degenerati».
Un problema assai
più complesso è quello del controllo delle nascite.
Solo da poco tempo in Italia si può parlare con una
certa libertà di questo argomento oggi reso quanto mai
attuale dal nuovo atteggiamento assunto dalla Chiesa
che affida ogni decisione in questo campo alla «coscienza»
dei coniugi. Le ragazze con cui abbiamo parlato si sono
rivelate per la maggior parte favorevoli all’uso di
mezzi anticoncezionali durante il matrimonio; tutte
indistintamente hanno poi dichiarato di essere disposte
ad usarli in caso di difficoltà economiche o di motivi
di salute.
«Nel rapporto sessuale
ciò che più mi pare importante è la necessità di essere
completamente uniti e perciò i figli sono una conseguenza
di secondo grado e hanno un’importanza relativa».
« Secondo me in
ogni rapporto prematrimoniale e matrimoniale, l’uso
della pillola sarebbe un atto di viltà, cioè la si usa
perché si ha paura di eventuali conseguenze che invece
sono la base e il fine dell’unione. Non mi basta essere
convinta dell’amore che provo per un uomo e il viverlo
pienamente, ho assoluto bisogno di una prova continua
di questo amore che secondo me può essere rappresentata
solo da un figlio».
Il problema
morale e religioso
Dal problema del
controllo delle nascite nel matrimonio è poi derivato
come logica conseguenza quello dei rapporti prematrimoniali.
«Pongo dei limiti
solo perché non voglio correre il rischio di avere conseguenze.
Ma se potessi usare liberamente gli anticoncezionali
non avrei problemi di limiti».
La questione è
molto. complessa e personale e non si darebbe un quadro
esatto della situazione volendo generalizzare o fare
statistiche. Preferiamo quindi riportare alcuni pareri
che ci sono parsi indicativi delle diverse posizioni.
«Molti rapporti
sono solo esperienze utili e non capisco come non si
vogliano affrontare».
«Specialmente nell’amore
nessuno dovrebbe agire secondo limiti e regole già prima
codificati, ma solo secondo la propria coscienza e la
propria volontà».
«All’uomo che si
ama si può date tutto entro però certi limiti. Se si
vuole veramente amare vi è solo il matrimonio».
«Se non si è abbastanza
sicuri dei propri sentimenti da aver bisogno di un contratto,
allora vuol dire che non siamo sicuri di noi stessi
e del nostro amore».
«Entrambi i sessi
hanno ugualmente diritto ai rapporti prematrimoniali».
«È ridicolo il
ragionamento sul matrimonio, perché si arriva al controsenso
della frase: ciò che è innaturale prima è naturale dopo».
«Si può volere
molto bene ad una persona, però fino ad un certo punto
perché ci sono cose che non si può e non si deve assolutamente
dare, anche se si ama, al di fuori del matrimonio».
« La purezza spirituale
non coincide con l’integrità fisica».
Rispondendo alle
nostre domande sull’esperienza prematrimoniale, le ragazze
stesse hanno introdotto il motivo religioso, che è strettamente
connesso col precedente. Quelle dichiaratamente cattoliche
hanno rivelato due diverse tendenze: alcune concordano
con la posizione ufficiale della Chiesa, che dà fondamentale
importanza alla verginità prematrimoniale. Le altre
invece ritengono che se c’è l’amore non abbia più senso
parlare di limiti. «La posizione della Chiesa concorda
perfettamente con delle norme di natura igienica e sociale
che ci impongono delle limitazioni necessarie per non
creare dei disordini».
«Il fatto religioso
per me è stato profondamente negativo perché mi ha per
un certo periodo di tempo vietato strade che io pensavo
portatrici di felicità. Poi però mi sono ribellata ma
prima di sentirmi veramente libera ho dovuto superare
un lungo periodo di dubbi ed incertezze».
«La religione in
campo sessuale è apportatrice di complessi di colpa».
«Quando esiste
l’amore non possono e non devono esistere limiti e freni
religiosi».
«La posizione della
Chiesa mi ha creato molti conflitti fin quando non me
ne sono allontanata».
Ma la religiosità
non è l’unico vincolo che limita la libertà sessuale,
vi è anche la preoccupazione di «tradire» la fiducia
della propria famiglia, agendo contro le norme della
morale corrente.
«La donna, generalmente,
non è indipendente ed è fortemente legata alla famiglia
e non può assolutamente tradire la fiducia che questa
ha in lei».
«I sentimenti di
mio padre e di mia madre non possono influire sui miei:
posso dare un grande valore a mio padre e a mia madre,
ma se io reputo giusto l’agire in un dato modo il loro
giudizio non influisce assolutamente su di me».
«Secondo me uno
tradisce la fiducia dei suoi genitori solo quando non
è coerente con se stesso».
Il matrimonio
e il lavoro
Fino a pochi anni
fa, prima dell’ultima guerra, alla donna era praticamente
aperta un’unica via: quella del matrimonio. Oggi, che
più di un quarto della popolazione lavorativa italiana
è femminile, la situazione è notevolmente mutata e possiamo
dire che questo è uno dei settori in cui più rapidamente
si sta realizzando la parità tra i due sessi. Tuttavia
il problema si prospetta sotto diversi aspetti a secondo
della condizione sociale della ragazza.
È stato interessante
conoscere in proposito le idee delle ragazze che frequentano
il liceo classico, appartenenti cioè ad un ambiente
tipicamente borghese.
«Un tempo non molto
lontano, erano i genitori a non spingere la figlia sulla
strada dal lavoro, non dandole la stessa educazione
del maschio, perché per definizione era destinata al
matrimonio e a fare la donna di casa; ma ora sono le
figlie che dicono: ‑ Per ora sono i genitori a
mantenermi, poi mi sposo; è inutile quindi che mi cerchi
seriamente un impegno, una strada. Voglio solo avere
una educazione che mi permetta di sposare un uomo di
una certa istruzione ed educazione superiore o almeno
pari alla mia. ‑ E questo vale specialmente per
quelle che frequentano i licei».
«Certamente la
maggioranza delle ragazze partono dal presupposto di
sposarsi e quindi non danno importanza alla ricerca
di una propria strada».
«Molte fanno questo
ragionamento: ‑ Io adesso faccio il liceo, perché
cosi mi piace, poi presa la maturità, basta, pianto
lì tutto e aspetto un marito.
E questi sono ragionamenti
che in non ho mai sentito fare da ragazze che lavorano
da quando hanno 16-18 anni, ma solo da studentesse,
specialmente del Parini, che sembra vogliano sposarsi
solo per la paura di restare zitelle».
«Molte di queste
ragazze che aspirano come unico fine al matrimonio,
saranno veramente, secondo me, delle pessime mogli e
delle cattive madri; sarà certamente buona madre quella
che già da ragazza ha una coscienza personale e civile».
«Il pensiero dominante
sul matrimonio in certi ambienti è questo: ‑
Oh che bello! Dormirò fino alle undici del mattino,
mentre quattro donne di servizio sgobberanno a mettere
in ordine la casa».
In affermazioni di tal genere si può chiaramente
vedere come, secondo una mentalità molto diffusa, si
tenda a creare una netta frattura tra lavoro e matrimonio.
Però le ragazze intervistate hanno dichiarato di non
poter scindere il matrimonio da una cosciente partecipazione
alla vita della società sia nel lavoro che nelle altre
attività culturali.
«Se mi offrissero
una vita solo dedita al matrimonio, alla casa e ai figli,
piuttosto di vivere così mi ammazzerei».
«Non è tanto importante
partecipare finanziariamente al mantenimento della famiglia
ma è assolutamente necessario avere interessi al di
fuori del matrimonio».
«Secondo me matrimonio
e lavoro non creano un dilemma perché se una donna parte
con l’idea di voler essere utile e impegnata, può conciliate
benissimo il matrimonio al lavoro; se invece parte con
1’idea di non volere lavorare, ma vuole solo sposarsi,
si sposa. Perciò il dilemma non esiste».
«Se una donna non vede se stessa come individuo singolo,
profondamente interessato ed impegnato, con responsabilità
e diritti anche nel matrimonio al 50 % è inutile parlare
di parità con l’uomo».
Si è presentato a questo punto un altro dei problemi
oggi di scottante attualità: il divorzio. Come è noto,
dopo anni e anni di totale disinteresse che rivelano
gretto moralismo e ipocrisia da parte della nostra classe
dirigente, si è finalmente giunti ad una proposta di
legge che, per quanto cauta e limitata, trasporta la
possibilità del divorzio dal piano teorico a quello
pratico.
«Il divorzio, concesso però non con leggerezza, deve
esistere anche solo per il rispetto che si deve alla
libertà dell’uomo».
«Il divorzio, a mio parere di cattolica, non dovrebbe
esistere, però sarebbe giusto che esistesse per quelle
persone che non condividendo le mie idee sono costrette
lo stesso a rimanere legate per tutta la vita ad una
persona che non amano».
«L’incompatibilità di carattere veramente comprovata
deve essere sufficiente al divorzio».
Impegno
collettivo o impegno di elite?
Come conclusione
abbiamo chiesto un parere sull’atteggiamento preso nella
risoluzione di questi problemi dalla massa delle ragazze.
Non crediamo siano necessari commenti:
«La massa delle
ragazze è veramente a terra, non credo poi che vi sia
una via di mezzo, ma quelle che sono intellettualmente
superiori e che hanno un atteggiamento e una posizione
positiva, anche se sono poche, hanno certamente un peso
importante e riscattano in parte la negatività della
massa».
«La maggioranza
delle ragazze che pensano in un modo secondo me sbagliato
non conta e non ha vero rilievo, in quanto non si sanno
effettivamente affermare, mentre le altre, le impegnate,
hanno preso veramente coscienza di sé e l’affermano
a voce alta. Ma la massa disinteressata che è molto
ampia in certi momenti riesce a schiacciare questa piccola
elite, e quando le appartenenti a questa massa diffonderanno
le loro non‑idee ai loro figli, aumenterà il già
immenso numero dei disinteressati. Ma, questo è certo,
lo stesso discorso vale per i ragazzi». |