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"La
Zanzara", il più celebre giornalino studentesco
È
stato il più famoso giornalino studentesco. Quello che
ha conquistato titoli di prima pagina su Le Monde e
sul New York Times, oltre che su quasi tutti i quotidiani
italiani. È entrato
anche in qualche libro di storia, qualcuno sostiene
addirittura che le rivolte studentesche di qualche anno
dopo nascono da lì. Si chiamava "La Zanzara".
Era scritto, in piena autonomia, dagli studenti del
liceo classico Parini di Milano. Era un giornale nato
nel 1945, il giorno della Liberazione, con rotoli di
carta rubati ai fascisti e portati agli studenti milanesi.
Ma "La Zanzara" è diventata famosa a metà
degli anni Sessanta. Il perché ce lo spiega Marco Sassano,
giornalista, che in quegli anni era uno studente del
più famoso e più severo liceo di Milano: il Parini,
appunto. «Eravamo obbligati a portare giacca e
cravatta » racconta «e forse il mio odio
per entrambe è nato proprio lì. Era riconosciuto come
il più severo liceo italiano tanto che la Normale di
Pisa accettava anche studenti con una maturità inferiore
di un punto rispetto alla soglia di ammissione se questo
allievo proveniva dal Parini.» Era anche la scuola
della buona borghesia milanese, dei Rizzoli, dei Pirelli,
dei Bassetti. «La Zanzara era più di un foglio
scolastico, era realizzata dagli studenti degli ultimi
anni che facevano da capo-redattori e veniva scritta
da quelli dei primi anni che venivano selezionati dai
più grandi» racconta Sassano.
E lei da chi fu scelto?
Da Walter Tobagi (il giornalista del Corriere della
Sera ucciso negli anni di Piombo dalle Brigate Rosse)
Che anno era, quello in cui la Zanzara fece scandalo?
Il 1966. Il giornale era impegnativo. 36 pagine da realizzare
una volta al mese. Al centro della Zanzara c'era un
paginone con un sondaggio che coinvolgeva tutta la scuola
attraverso un questionario da compilare. Poi la redazione
sceglieva una decina di studenti per discutere il tema
del questionario e i risultati in un piccolo forum che
poi veniva riportato sul giornale.
Quali erano i temi?
Di tutto: denaro, successo etc...
Però lo scandalo scoppiò sul tema sesso.
C'era stato un precedente. Sul numero prima avevamo
come forum il tema: Dio e famiglia. Il quadro che era
emerso era di un Parini non troppo allineato con i dettami
della chiesa cattolica. La cosa non era piaciuta a don
Giussani, di Gioventù studentesca (poi diventata Comunione
e Liberazione) che non ci risparmiò critiche.
Insomma lo scandalo era nell'aria?
Sì e scoppiò con l'inchiesta-sondaggio sulla
condizione delle donne. Era il 1966, in Italia non c'era
il divorzio, non c'era l'aborto, la contraccezione era
un tabù, si diventava maggiorenni a 21 anni: insomma
bisogna entrare nel clima di quegli anni per capire
quanto poteva risultare clamorosa la questione.
Sassano chi lavorò a quel numero della Zanzara oltre
a lei?
Marco De Poli che adesso fa l'aiuto regista per i fratelli
Taviani, l'imprenditore e lo studioso e Claudia Beltramo-Ceppo
figlia del questore di Milano nei giorni della Liberazione.
Avevamo fatto il sondaggio e poi a casa mia il forum
con otto ragazze della scuola. Da lì emerse che c'era
chi non trovava per niente scandaloso fare l'amore prima
del matrimonio, c'era chi era favorevole alla pillola
e ancora chi poteva capire una convivenza anche senza
matrimonio.
Apriti cielo...
Eh sì, Gioventù studentesca denunciò il caso, Il Corriere
Lombardo che era un giornale della sera titolò a tutta
pagina "Scandalo al Parini", io Marco e Claudia
venimmo convocati in questura. Eravamo ragazzini, ci
presentammo in giacca e cravatta e ci puntarono una
luce negli occhi; il giorno dopo ci convocarono in procura.
Entrammo prima io e Marco e ci imposero una visita medica,
dicevano che dovevano stabilire se stavamo bene, se
eravamo in grado di intendere e volere... Ci dissero
di spogliarci e cominciarono a farci strane domande,
ci chiedevano per esempio se i nostri genitori convivevano.
Noi ci irritammo molto, uscimmo di scatto impedendo
alla nostra compagna Claudia di entrare per essere interrogata.
Fuori di lì ci affidammo ai migliori legali di Milano,
Dell'Itala, Crespi, Pisapia, Smuraglia.
Poi cosa successe?
Fu
subito scandalo, eravamo stati trattati in maniera vergognosa.
Il vicepresidente del consiglio, Pietro Nenni prese
le nostre difese, 20.000 studenti scesero in piazza
a Milano. Erano gli albori del movimento studentesco.
Quell'improvvisa notorietà non la colpì? Non
particolarmente, mi lasciava abbastanza indifferente
che i fotografi si appostassero sotto il portone di
casa mia o che affittassero un appartamento della casa
di fronte per fotografarmi meglio, nel marzo poi la
nostra notorietà andò alle stelle perchè ci fu il processo
alla Zanzara.
Quali reati vi contestavano? Qualcosa tipo stampa
oscena, atti a turbare i minori e poi stampa clandestina
perché non avevamo il permesso di stampare il giornale.
Ma era ovvio era un giornale interno della scuola.
Dunque il processo?
Durò cinque giorni. C'era un clima di tensione. Gli
studenti delle scuole superiori proclamarono 4 giorni
di sciopero. Al processo c'erano 240 giornalisti accreditati,
da tutte le parti del mondo. Alla fine ci assolsero,
ma la procura ricorse in appello e chiese la legittima
suspicione per Milano, così il processo venne replicato
a Genova.
E il giornalino del Parini che fine fece?
Anche il processo di Genova andò bene e La Zanzara riprese
ad uscire con grande tripudio generale. Io nel 1967
andai a trovare Don Milani a Barbiana, era già malato
di cancro. Mi diede il manoscritto di Lettera a una
professoressa che inculcò in me il concetto di scuola
di classe. Il Parini era una scuola di classe. Così
con i miei compagni decidemmo di occupare la scuola,
fu la prima occupazione della storia del liceo. L'anno
successivo decidemmo di sospendere la pubblicazione
de La Zanzara, ci sembrava troppo borghese e fu un vero
peccato, ma questo lo aggiungo con il senno di poi.
Sassano, cosa pensa dei giornali fatti dagli studenti?
Penso che siano un ottimo strumento per imparare a scrivere
e a riflettere. Io però preferisco i giornali fatti
in piena autonomia dagli studenti. Secondo me gli insegnanti
in questi giornalini dovrebbero stare un passo indietro..."

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