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| La vita di tutti i giorni di Alberto Arbasino |
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| I. Basta,
ormai è finita Cara
la mia Lucia Ma
adesso il romanzo è finito, Va
bene, va bene, Lucia; Io,
francamente, non voglio pensarci mai più. Andiamo,
su; hai sentito? A
proposito... sai che era saporito
Lucia...
rimembri ancora Dormivi?...
Ma io ci ho ripensato. Eppure...
vedi... sento che dimenticheremo... Così
sarà stato inutile Non
è che mi lamenti... Perciò [da
Matinée, Garzanti, 1983] |
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<La
vita di tutti i giorni> è un trattenimento lombardo per
Carlo Emilio Gadda, fra alcune nostre conversazioni manzoniane apparse
poi sul <Verri> (che ospitò anche questo scherzo, nel
'61; le altre pagine lunghe uscivano invece, per lo più,
sul <Caffè>). (Gadda, a Franca Valeri, che arrossendo
gli aveva chiesto un copione recitabile, a colazione, alla Campana:
«Lo gradirebbe Ella in uno o tre o cinque atti? Oppure, come
si suole attualmente, in due cosiddetti tempi? Preferirebbe Ella
che vi fossero rispettate le unità aristoteliche?... Potrei
- forse, vero - suggerire o proporre tre atti unici, che sommati
farebbero serata e spettacolo: una nonna, e poi una madre, e poi
una figlia - tre generazioni milanesi, in una stessa famiglia -
che ogni volta perdono l'amore perché sono troppo attaccate
ai ‘danè’, e ricadono quindi nel medesimo ‘piège'...
Ma - scusi, vero - non potrebbe scriverli Ella stessa?») Alberto
Arbasino |