ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
di Jane Austen

     Da molti considerato alla stregua di romanzetti rosa da poco conto, in realtà agli occhi di un lettore più attento questo libro si rivela non solo tutt’altro che piatto e banale, ma anzi decisamente profondo.
    La giovane protagonista Elizabeth, costretta a vivere in una società gretta e conservatrice di cui non condivide i principi dettati dalla falsa morale, riesce a sopravvivere solo grazie ad una buona dose di ironia, che permette a lei di prendersi una meritata rivincita e a noi di avere un accurato quadro del tempo.
    Oltre a quello sociale, anche l’ambiente familiare non è dei migliori. Una madre disposta a tutto pur di accasare lei e le sue quattro sorelle, di cui due non sanno far altro che civettare con qualsiasi essere di sesso maschile che respiri, il tutto condito da una non esattamente rosea situazione economica: questa è la realtà quotidiana cui la nostra eroina è chiamata a far fronte.
    La chiamo eroina non a caso, in quanto il personaggio di Elizabeth, ben lontano da rimanere incatenato alle rigide convenzioni che dall’alto la vorrebbero marchiata come semplice ragazza di provincia, invece che chinare il capo sul lavoro a maglia arriva ad incarnare l’ideale femminista ancora lontano a venire. Questa giovane donna di neanche ventun anni infatti non si fa il minimo scrupolo a disobbedire alla famiglia, che le vorrebbe imporre un matrimonio di convenienza, a cercare un rapporto paritario con i potenti, dei quali è determinata a non sopportare le angherie solo per la sua condizione inferiore.
    Proprio di uno di questi finirà per innamorarsi, di un sentimento ricambiato ma non così semplice. Ad osteggiarli in tutti modi ci penseranno le convenzioni sociali, le rispettive famiglie, e non da ultimo il carattere orgoglioso dell’uno e i pregiudizi dell’altra che danno l’efficace titolo all’opera.
    Ma il fatto che questo non sia un romazetto rosa non impedisce il diritto di cittadinanza al lieto fine, che è d’obbligo.

Chiara Roggia

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen
Titolo originale: Pride and Prejudice
Traduzione di Isa Maranesi

Introduzione di Attilio Bertolucci

XVIII + 310 pag., Euro 7,50 - Garzanti - I Grandi Libri [116] 1975 (XX ed. 2002)
ISBN 881136116-8

JANE AUSTEN
"Il suo straordinario talento le meritò le lodi di quanti la conobbero"
E' questa l'iscrizione funebre posta sulla lapide di Jane Austen, mito della letteratura inglese, scrittrice dall'elegante stile narrativo, che, con intelligenza, grazia, arguzia, e spregiudicata ironia tipicamente britannica, seppe mettere in ridicolo i costumi della società del tempo.
Osannata e denigrata, accusata dai detrattori di aver imbrigliato nel perbenismo il romanzo inglese, considerata da amici e parenti come una zitella inaridita a caccia di marito, "la più carina, la più sciocca, la più affettata farfalla in cerca di marito che io abbia mai conosciuta", giudicata, invece, da Virginia Wolf, "la più perfetta artista tra le donne" per l'immortalità dei suoi libri, e definita da G.H. Lewes "Sorella minore di Shakespeare", per l'enorme ricchezza di personaggi che la sua fantasia seppe elaborare, Jane, attingendo dall'esperienza personale, ambientò i suoi libri nel piccolo mondo della nobiltà di campagna e della borghesia di provincia, ritraendo, sempre dal punto di vista femminile, personaggi che ben conosceva e dei quali coglieva sia il profilo psicologico che il comportamento sociale.
Penultima di otto figli, suo padre era rettore di parrocchia, nacque a Steventon, nella contea dell'Hampshire, in Gran Bretagna, il 16 dicembre del 1775, e morì a Winchester nel 1817. Iniziò la sua educazione scolastica ad Oxford e la proseguì alla Abbey School di Reading e poi, a soli undici anni, la terminò, proseguendo la sua istruzione in casa da autodidatta, dichiarando in seguito con umiltà e modestia: "Posso vantarmi di essere la donna più ignorante e meno istruita che abbia osato diventare scrittrice".
La vita di Jane si svolse tutta fra le pareti domestiche, in un legame molto stretto con Cassandra, la sorella maggiore, che costituì; anche la fonte più ricca ed attendibile di notizie sulla scrittrice. Le due sorelle furono entrambe vicine al matrimonio, il fidanzato di Cassandra fu assassinato, e quello di Jane morì prima di poter coronare il loro sogno d'amore, ma non si sposarono mai e vissero sempre insieme, scrivendosi regolarmente, nei periodi di separazione, delle lettere, molte delle quali distrutte dalla stessa Cassandra, che se ne fece censore, per evitare che diventassero pubbliche.
Per Jane Austen il successo letterario arrivò tardi; i suoi primi scritti, parodie in forme letterarie, genere molto diffuso all'epoca, risalgono al periodo fra il 1787 e il 1793, ma, vivente, vide apparire solo quattro dei suoi capolavori, in larga parte, dedicati al matrimonio e all'amore; il suo primo romanzo "Buon senso e sensibilità", fu pubblicato nel 1811, e "Orgoglio e pregiudizio" nel 1813; seguirono poi "Mansfiel Park" ed "Emma".
Raggiunta la fama, sia in Inghilterra (il principe reggente, il futuro Giorgio VI, addirittura in ognuna delle residenze regali aveva una copia del romanzo "Emma"), che all'estero, mentre componeva "Abbazia di Noarthanger" e "Persuasione" (che, faticosamente, riuscì a completare), Jane contrasse una malattia inguaribile, il morbo di Addison, e il 18 luglio del 1817, a soli quarantadue anni, si spense tra le braccia della sorella Cassandra.
Il suo romanzo più famoso e più amato dal pubblico di tutti i tempi, meritatamente considerato un capolavoro, portato spesso anche sullo schermo, al cinema e in televisione, è sicuramente "Orgoglio e pregiudizio";definito dall'autrice "Il mio unico figlio adorato", narra la vicenda amorosa di due giovani, divisi da incomprensioni dovuti ai preconcetti e ai pregiudizi dell'ambiente provinciale nel quale vivono.
Ai tempi della Austen; le fanciulle venivano educate esclusivamente nella prospettiva del matrimonio, al quale dovevano arrivare caste, e, una volta sposate, avevano l'obbligo di garantire eredi, meglio se maschi, della cui educazione, però, non si occupavano direttamente. Dovevano sempre comportarsi secondo le norme del galateo, vestire in modo consono al proprio stato sociale, saper ben conversare ma evitare di parlare di politica e di religione, intrattenere gli ospiti suonando il pianoforte; i loro compiti consistevano nella direzione della casa e della servitù e nell'occupazione in opere caritatevoli. Inoltre, poiché allora l'Inghilterra sovente era in guerra, per convincere i pochi uomini rispettabili al matrimonio, evitando, così alle figlie l'onta, ed il peso, del zitellaggio, i genitori arrivavano ad offrire somme enormi in dote. L'amore e il matrimonio, non erano, perciò libera scelta, ma soggiacevano, soprattutto per la donna, ad un fitto intrico di regole e convenzioni sociali, sapientemente ritratti in tutta l'opera della Austen; in particolare, in "Orgoglio e pregiudizio", l'autrice volle sottolineare quali fossero le vere caratteristiche necessarie a garantire la riuscita di un matrimonio, e come la nobiltà si rivelasse più nel comportamento che nell'educazione.
Attraverso la fine descrizione psicologica, ma anche con acuta ironia, delle passioni e delle avventure dei protagonisti della vicenda (Elizabeth Bennet, intelligente, sagace e razionale, Fitzwilliam Darcy, ricco e bello, ma anche snob ed altezzoso, Charles Bingley gentile ed affabile, Jane Bennet, dolce e affettuosa, i coniugi Bennett, mal assortiti, la moglie poco intelligente ed ossessionata solo dal desiderio di maritare le figlie, Collins, l'arrampicatore sociale, lady De Bourgh, zia di Darcy, snob come il nipote e convinta che la sua condizione privilegiata le consenta di poter giudicare tutto e tutti, e così via con tutti gli altri attori della storia), la Austen seppe consegnare alla letteratura universale una galleria di personaggi che, in ogni palpito, angoscia, comportamento, osservazione, in un'incredibile varietà di sfumature, si rivelano ancora oggi straordinariamente attuali.

Francesca Santucci


Orgoglio e pregiudizio - Cap. I

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.
E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell'una o dell'altra delle loro figlie.
"Caro Mr Bennet," disse un giorno una signora al marito, "sapete che Netherfield Park è finalmente affittato?"
Il signor Bennet rispose che non lo sapeva.
"Ma sì," insistette lei. "Mrs Long è passata di qui, poco fa. È stata lei a raccontarmi tutto."
Mr Bennet non fece commenti.
"Insomma, non volete sapere chi l'ha preso in affitto?" esclamò a questo punto sua moglie cominciando a perdere la calma.
"Visto che ci tenete a raccontarmelo non sarò io ad impedirvelo, cara." Tanto bastò per incoraggiarla.
"Ecco, caro, vedete: Mrs Long sostiene che Netherfield è stato affittato ad un facoltoso giovanotto del Nord Inghilterra, che è arrivato su un tiro a quattro per vedere il posto lunedì scorso, e lo ha trovato di suo gusto tanto da concludere immediatamente l'affare col signor Morris; pare che intenda prendere possesso della proprietà per S. Michele ma ha dato ordine che parte della servitù sia già sistemata in casa entro la fine della settimana prossima."
"Come si chiama?"
"Bingley."
"Sposato o scapolo?"
"Oh, scapolo, caro, si intende. E ricco: quattro, cinque mila sterline all'anno di rendita. Che occasione per le nostre figlie !"
"Come? Che c'entrano loro?"
"Mr Bennet," replicò sua moglie, "come si può essere così noiosi! È evidente che intendo dargliene una in moglie !"
"È con le stesse intenzioni che Mr Bingley è venuto a stabilirsi qui?"
"Intenzioni! Che sciocchezze andate dicendo! Vi sono molte probabilità che gli succeda di innamorarsi di una delle nostre figlie, perciò bisogna che vi affrettiate a fargli visita non appena sarà arrivato."
"Non vedo come. Potete andarci voi con le ragazze piuttosto, oppure mandare le ragazze da sole, anzi questa mi sembra senz'altro la soluzione migliore: siete graziosa quanto loro, e la scelta di Mr Bingley potrebbe cadere proprio su di voi."
"Sono lusingata, mio caro. Certo ho avuto anch'io la mia parte di avvenenza, ma non mi illudo di essere ancora gran che. Quando una donna ha cinque figlie in età da marito, è meglio che rinunci a pensare al proprio aspetto."
"Anche perché raramente ne vale la pena, in questi casi."
"Comunque, è indispensabile che andiate a fare visita a Mr Bingley non appena si sarà stabilito in paese."
"È più di quanto possa promettervi, credetemi."
"Fatelo per le vostre figlie. Pensate che sistemazione sarebbe per una di loro. Sir William e Lady Lucas sono fermamente decisi ad andarci, e a quell'unico scopo, visto che come sapete, non è loro abitudine far visita ai nuovi vicini. Dovete andarci anche voi o sarà impossibile per noi andarlo a trovare."
"I vostri scrupoli sono senz'altro eccessivi. Sono pronto a sostenere che Mr Bingley sarà felicissimo di vedervi; gli farete avere poche righe da parte mia con l'assicurazione del mio pieno consenso al suo matrimonio con una qualsiasi delle ragazze, quella che gli piacerà di più; anche se dovrò mettere una buona parola per la piccola Lizzy."
"Voglio sperare che non farete una cosa simile. Lizzy non è affatto meglio delle altre; anzi, per quel che mi riguarda trovo che non abbia neanche la metà della grazia di Jane o del buon carattere di Lydia. Eppure è sempre lei quella che preferite."
"Nessuna di loro è dotata di grandi qualità," replicò Mr Bennet; "sono sciocche e ignoranti come tutte le ragazze; tuttavia Lizzy è un po' più sveglia delle sue sorelle."
"Mr Bennet, non capisco come si possa trattare a questo modo le proprie figlie. Provate gusto a tormentarmi. Non avete nessuna pietà dei miei poveri nervi."
"Vi sbagliate, cara. Ho per i vostri nervi il massimo rispetto. Siamo vecchie conoscenze. Saranno almeno vent'anni che ve li sento nominare con riguardo."
"Ah! Non avete idea delle mie sofferenze."
"Ve ne libererete, mi auguro, e vivrete abbastanza a lungo da vedere il vicinato popolarsi di giovanotti con quattromila sterline l'anno di rendita."
"Vengano pure in venti, non serviranno a nulla dal momento che voi non andrete a trovarli."
"Non è detto, mia cara: quando saranno venti andrò a trovarli tutti."
Mr Bennet era un tale singolare miscuglio di acutezza e di umorismo, di sarcasmo, di pudori e di capricci, che la consuetudine di ventitré anni di matrimonio non era bastata a sua moglie per comprenderne il carattere. La natura di quest'ultima era molto meno complessa. Era una donna di intelligenza modesta, di scarsa cultura e di carattere debole e incerto. Quando era scontenta si convinceva di essere nervosa. Scopo della sua vita era trovare marito alle figlie; i suoi svaghi le visite e le chiacchiere.


vedi anche
Austen.com
               Jane Austen Centre
               Soddisfazione senza sofferenza in Jane Austen

 


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