SPECIALE
GUERRA
LA
GUERRA DIVENTA SPORCA
di
Marina Forti
il
manifesto - 24 marzo 2003
Il
sangue è arrivato sugli schermi e la guerra ha cambiato faccia. Finora
era un'immagine quasi irreale: Baghdad sotto la pioggia di bombe, la
luce verdolina dlle riprese notturne, i palazzi monumentali in fiamme.
Spettacolare, saltano i luoghi simbolo del regime. Pulito. Poi, sabato
sera, la tv araba Al Jazeera ha trasmesso il suo servizio da Bassora, la
città irachena meridionale che le truppe anglo-americane hanno
bombardato già venerdì e circondano da sabato. Le bombe hanno colpito
il centro della città, spiega il reporter, e mostra i corpi sparsi di
semplici civili, uomini, donne, corpi maciullati. Un bambino sui dieci
anni con il cranio fracassato, il cervello spiaccicato a terra.
L'ospedale: feriti sanguinanti adagiati sul pavimento in mancanza di
letti. Donne che sfogano la rabbia al microfono del reporter arabo. La
tv si scusa di mandare in onda immagini così crude, ma aggiunge: il
mondo deve sapere.
Al Jazeera è l'unica televisione autorizzata dal governo iracheno a
mandare le proprie troupes nella città settentrionale di Mossul, e a
Bassora nel sud: al contrario dei reporter occidentali, numerosi ma
tutti al seguito delle truppe anglo-britanniche, ha potuto trasmettere
dall'interno della città.
Le immagini di Bassora non sono state riprese ieri dalle catene
televisive occidentali (ma da molti giornali europei sì, erano citate
anche in un dispaccio dell'agenzia Reuter, e restano sul sito web di Al
Jazeera). Nessuno però ha potuto ignorare le immagini distribuite
sempre ieri dalla tv di stato irachena, di nuovo attraverso la tv
satellitare araba: i marines americani uccisi in battaglia, a quanto
pare presso Nasiriya, e quelli fatti prigionieri. Un soldato disteso
accanto al suo carro, altri quattro stesi sul pavimento di una stanza,
come un obitorio. L'avanzata in Iraq non è una passeggiata, e la guerra
non è affatto pulita.
Il bilancio delle vittime
Così, i bollettini acquistano un volto. Riepiloghiamo.
Vittime civili: secondo le autorità irachene il primo bombardamento
sulla capitale aveva fatto una vittima, un tassista giordano; e poi
altre tre morti (fino a ieri sera) e 250 feriti. Funzionari della Croce
Rossa Internazionale, che visitano ogni giorni gli ospedali di Baghdad,
parlano di circa 200 feriti per i bombardamenti. Ieri erano riassunti
nella faccia di un bambino di pochi anni con la testa fasciata che
piange su un letto d'ospedale, una selva di fotografi attorno.
Sempre secondo le autorità irachene, le vittime civili a Bassora sono
77 (il corrispondente di Al Jazeera aveva parlato di una cinquantina) e
i feriti 366, tutti colpiti per lo più da cluster bombs, bombe a
grappolo. La tv satellitare irachena riferisce anche che 4 persone sono
morte e 13 ferite nei bombardamenti di sabato su Tikrit, la città a
nord di Baghdad luogo di origine del clan di Saddam Hussein. Nessuna di
queste cifre ha conferme indipendenti.
Poi ci sono i militari caduti in combattimento. Nei primi due giorni di
offensiva (il 20 e 21 marzo) il comando Usa annunciava la morte di due
marines. Fonti militari americane affermano che circa 70 soldati
iracheni sono morti nei combattimenti presso Najaf nella notte tra
sabato e domenica (Baghdad non conferma né smentisce). Il governo
iracheno ieri ha invece affermato che 25 soldati angloamericani
(«mercenari») sono morti nei combattimenti presso Nasiriya e 35 sono
stati presi prigionieri. «Ve li mostreremo alla televisione», aveva
promesso in mattinata il ministro iracheno dell'informazione. Le
immagini date a Al Jazeera mostrano 5 cadaveri, e 4 prigionieri. Il
comando Usa ha ammesso 12 «missing», includendo caduti e prigionieri.
Fuoco amico sulla stampa
Altri militari della coalizione anglo-americana sono morti, ma in
«incidenti», compresi episodi di «fuoco amico»: un elicottero Usa
precipitato il 21 marzo (12 morti), due elicotteri britannici scontrati
il 22 (sette morti). Un militare americano lancia una granata nel suo
accampamento, sabato in Kuweit: un morto. Un aereo britannico Tornado
colpito da un missile americano Patriot, ieri mattina.
Infine, i giornalisti. Un cameraman australiano è stato ucciso da
un'auto-bomba sabato nel territorio kurdo. Tre giornalisti della tv
britannica Itn sono «missing» da venerdì, quando la loro auto è
stata presa di mira vicino a Bassora (sembra da truppe americane,
ovviamente per errore). Ieri ormai erano dati per morti. Vittima di
«fuoco amico» sarebbe anche un giornalista russo, sempre vicino a
Bassora.
Altre immagini che hanno cambiato la faccia alla guerra sono foto
circolate in questi giorni: come i due soldati iracheni in trincea, la
bandiera bianca in mano, senza testa: decapitati. Si sono arresi troppo
tardi.