SPECIALE GUERRA

 

INTERVENTO DI TOMMASO SANTAGOSTINO 

28 MARZO 2003

 

 

Sul quotidiano la Repubblica di mercoledì 26 marzo è stato pubblicato un articolo di approfondimento scritto da GILLES KEPEL, responsabile del programma di dottorato sul mondo musulmano all’Institute d’Etude di Parigi. Abbiamo creduto interessante presentarlo per avere un esempio di lettura dei rapporti tra Stati Uniti e Medio Oriente, è ovvio che la vicinanza nel tempo di questi avvenimenti non consente un’analisi precisa, ma alcuni dati su cui si fonda la tesi di Kepel sono oggettivi.

La tesi è la seguente: l’intervento militare in Iraq ha come primo obiettivo quello di chiudere il Vaso di Pandora aperto nel momento in cui gli Stati Uniti hanno scelto di incoraggiare, armare, finanziare alleati locali poco raccomandabili che in seguito sino rivoltati contro agli stati uniti stessi. Questi alleati sono il regime talebano in Afghanistan e Saddam Hussein in Iraq.

Questa politica ha inizio nel 1979 e si dovrebbe, il condizionale purtroppo è d’obbligo, chiudere con l’attuale invasione in Iraq. Nel 1979 assistiamo a due eventi decisivi: nel febbraio il crollo dello Scià, pilastro della sicurezza della zona petrolifera, dal momento che in Iran trionfa la rivoluzione islamica; nel dicembre invece l'Unione Sovietica invade l’Afghanistan. Gli Stati Uniti devono intervenire, ma non lo fanno inviando truppe perché il trauma del Vietnam è ancora vivo. Per contenere l’espansione iraniana e quella sovietica decidono di affidare le operazioni a due alleati di circostanza armati e finanziati dagli USA stessi e dalle monarchie petrolifere. Nel settembre del 1980 Saddam attacca la Repubblica Islamica, mentre i mujahiddin afghani contrastano l’Armata Rossa. Alla fine degli anni ‘80 gli Stati Uniti possono dirsi soddisfatti: nell’estate del 1988 Iraq e Iran firmano l’armistizio e le truppe sovietiche sono costrette a ritirarsi dal territorio afghano. Iraq e Iran sono disfatti, l’Afghanistan è in rovina e gli USA hanno ottenuto ciò che volevano senza coinvolgere soldati né intaccare il budget. A questo punto, però, il governo americano se ne lava le mani cessando di finanziare i talebani e Saddam, quest’ultimo in particolare era in piena crisi economica a causa della guerra e della richiesta di rimborsi petroliferi da parte dei paesi vicini.

Il 2 agosto 1990 Saddam annette il Kuwait razziandone le casse, il re kuwaitiano chiama in soccorso gli Stati Uniti, che si impegnano con truppe nell’operazione “desert storm” che conducono alla vittoria. Ma gli States impongono all’iraq l’embargo e trascurano l’ascesa dei sostenitori della Jihad intorno alla figura di Bin Laden, questi non perdonano l’invasione delle empie truppe americane sul sacro territorio arabo. Ma gli Usa non destituiscono Saddam perché approfittano del prestigio della vittoria e dell’unanimità della coalizione per esercitare maggior pressione sui processi di pace tra israeliani e palestinesi. Le due esigenze della Casa Bianca sono ora garantire la sicurezza di Israele e quella degli approvvigionamenti di petrolio: con l’apertura dei negoziati di pace la politica americana si dimostra ancora vincente.

Ma nel settembre 2000 affonda il progetto di pace e scoppia la seconda intifada, nel frattempo avanza la Jihad islamica e assistiamo agli attentati di Nairobi, Aden che culminano nella strage del World Trade Center. In questo momento anche il petrolio è minacciato e Washington comprende che è giunto il momento di mettere in discussione la politica intrapresa nel 1979, così i due ex-alleati vengono condannati alla rimozione chirurgica. Gli USA attaccano l’Afghanistan con il pretesto della connessione Bin Laden/Kabul ed eliminano i talebani. Quindi attaccano l’Iraq con il pretesto delle armi di distruzione di massa volendo reintrodurre questo paese al centro del Medio Oriente grazie al suo enorme potenziale economico.

E’ fallita la politica del ricorso a subappaltatori locali, che era meno costosa e a breve termine, finché c’era lo spettro del Vietnam. Ora i costi sono troppo alti ed è necessario chiudere il vaso di Pandora se gli USA vogliono l’insediamento nel Medio Oriente della pax americana.