Cominciamo la pubblicazione dei primi numeri della Zanzara, storico giornale studentesco del nostro Liceo.

    Per quasi tutti La Zanzara è univocamente associata al caso che, nel 1966, fu suscitato intorno all’articolo-inchiesta “Cosa pensano le ragazze d’oggi?”, al processo che ne seguì e al dibattito sui contenuti, che ebbe diffusione in tutta Italia e anche all’estero. Di tutto questo ampiamente documentiamo.

    L’importanza storica dell’organo dell’Associazione Studenti Pariniani, chiamarlo giornalino sarebbe riduttivo, non si esaurisce in quell’articolo. “Combattemmo una dura battaglia cominciando proprio da quegli anni, in coerenza con i principi che ci ispiravano e che proprio in quelle pagine (di tutto il giornale, non solo di quell'innocentissimo numero) ingenuamente dichiaravamo - così ricorda un pariniano – battaglia che qualcuno, come l'amico Walter Tobagi, ha pagato a dismisura e di cui altri ancora portano, meno evidenti, i segni: abbiamo certo cambiato meno di quanto ci proponessimo, ma credo possiamo aspirare a che la nostra memoria, anche materiale, sia utilizzata in coerenza con tali principi”.

   La Zanzara ha una storia che comincia vent’anni prima. ai primi di giugno 1945, nella Milano da appena sei settimane liberata dall’occupazione nazi-fascista, in una città che era stata protagonista del movimento della Liberazione, che aveva dato una nuova luce al nostro (al loro…) Paese.

    L’Italia usciva da una guerra che non aveva voluto e che l’aveva piegata e lacerata. Si apprestava ad alzarsi, rimettersi in piedi, rimboccarsi le maniche e ricominciare a vivere socialmente e democraticamente.

    Sono questi i sentimenti che traspaiono anche dal primo editoriale. L’autore, uno studente che si firma con le sole iniziali, a significare che non espone solo il suo pensiero, ma anche quello di tutte le persone del Parini, parla di ciò che è stato, ma soprattutto si concentra su quello che dovrà essere. Si dedica alla scuola e alla società, le sue due comunità. Lo fa componendo un inno alla libertà. E subito dopo rigetta le logiche partitiche, che ritiene canalizzino in idee prestabilite la singola libertà intellettuale.

    La Zanzara, i suoi redattori, gli studenti e i docenti del Liceo, invece, si battono, si sono battuti e si vogliono battere contro il sistema del pensiero unico. È per questo che spezzano anche una lancia a favore di una riappacificazione politica (tra chi, durante il ventennio, era stato fascista, ma in buona fede). Allo stesso tempo, però, sono severi nel condannare l’atteggiamento peggiore secondo loro: il menefreghismo. La scuola è una comunità alla cui vita si deve partecipare e non è ammissibile disinteressarsene, come non ci si può non preoccupare dei problemi e delle questioni che animano la società.

    Con queste intenzioni ricominciava la vita scolastica nel 1945. Con il vero spirito del Liceo: uno spirito improntato alla libertà e alla liberalità, alla garanzia e all’opportunità data a ciascuno di esprimere le proprie idee senza precludere e prevaricare gli altri, cercando di non porre pregiudizi, ma anzi riconoscendo e valorizzando le differenze di ognuno dei suoi studenti, tutto all’interno di un vero senso della comunità. Da allora e fino ad oggi il Parini si è posto come fine ultimo, da perseguire attraverso l’azione congiunta di tutte le sue componenti, lo sviluppo e l’educazione di persone che, in tutti campi, umanistico e scientifico, giuridico ed economico, sociale e religioso, possano servire il Paese nel suo cammino di crescita. La Zanzara ha rappresentato un pezzo di questa storia.

L.L.C. - 4 febbraio 2003

 

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