Thomas
Stern Eliot
Prima
di morire, T. S. Eliot lasciò istruzioni perchè
il suo corpo fosse cremato. Le ceneri avrebbero dovuto essere
raccolte nella chiesetta di East Coker, un villaggio inglese
del Devonshhire da dove, più di duecento anni prima,
erano partiti i suoi avi per l'America. Il quattro gennaio 1965,
ma la sepoltura, rispettando lo schema della "Waste Land",
avvenne solo in aprile, scompariva il maggiore poeta del Novecento.
L'iscrizione tombale è molto eliotiana: "Remember
T. S. Eliot, poet", seguito da "In my beginning is
my end, in my end is my beginning". Il cerchio si era così
chiuso su un espatriato americano famoso quanto Henry James.
Eliot era tornato, letteralmente, alla terra dei padri.
Ricostruire l'itinerario esistenziale e poetico
del'autore di "The Waste Land", risulta essere relativamente
difficoltoso. Eliot era sotanzialmente uno snob che teneva alla
sua privacy più di qualsiasi altra cosa. I suoi rapporti
umani erano caratterizzati da un riserbo rigoroso, dall'alterigia
intellettuale e da una reale incapacità di ricevere o
comunicare simpatia o entusiasmo.
Americano a Londra e inglese in America.
Questa doppia personalità, costruita e artificiale, aveva
il potere di paralizzare o di compromettere i contatti umani.
In questo senso, le testimonianze sono concordi.
Bertrand Russel, che pure l'aiutò molto all'inizio del
suo "esilio" a Londra, lo descrisse a più riprese
come una persona strana, repressa e introversa. Virginia Woolf,
che con il gruppo di Bloomsbury era in frequente contatto con
Eliot, rimaneva sempre impressionata dai suoi silenzi angosciati,
dalla tristezza perenne che emanava la sua faccia incipriata.
Fu così che gli fu affibbiato il soprannome di undertaker
- impresario di pompe funebri.
Nel 1932, già riconosciuto capofila della poesia e della
critica anglosassone, fu inviato in America per una serie di
Conferenze. Qui suscitò stupore, ilarità e freddezza,
perché si presentava come un perfetto Englishman di cui
imitava l'accento, l'abbigliamento, l'ideologia conservatrice
e le idiosincrasie letterarie.
Ma che cosa aveva spinto questo giovane uomo
introverso, adorato da una famiglia borghese che si attendeva
grandi cose da lui, a farsi cittadino britannico, a dichirarsi
monarchico in politica e anglicano in religione?
Sulle
tracce di Henry James, egli aveva scelto l'Europa. La Francia,
prima, per i suoi poeti e la sua tradizione; poi fu la volta
dell'Italia di Dante, dell'Inghilterra dei poeti secenteschi,
dell'ordine e della tradizione.
Eppure un altro aspetto fondamentale della vita affettiva del
poeta fu il legame con la famiglia in America, il costante bisogno,
sino in tarda età, di convincere i suoi che la scelta
di trasferirsi in Inghilterra e di fare il poeta era stata giusta
e fruttuosa.
Di fronte ad un'approvazione familiare che non venne mai, ad
una vita sentimentale completamente desolata (la prima moglie,
Vivien, neurolabile, morì in manicomio dopo essere stata
un costante problema - finanziario e d'assistenza - per il poeta)
al tormento dei molti pensieri che lo distraevano dalla poesia,
a quello che vide come il naufragio dell'Occidente, Eliot reagì
immergendosi sempre più profondamente nella fede religiosa.
In Est Coker (1940) scrisse: "E così eccomi qua,
nel mezzo del cammino, dopo vent'anni.../
Ventanni in gran parte sciupati, gli anni dell'entre deux guerres.../
A cercare di impare l'uso delle parole, e ogni tentativo è
un rifar tutto da capo, e una specie diversa di fallimento [...]./
La sola saggezza che possiamo sperare di ottenere, è
la saggezza dell'umiltà: l'umiltà è sconfinata".
da LINGUA E LETTERATURA n° 6 del 1986 (pag.154-156)
"Recensioni e Segnalazioni" - Giordano De Biasio:
Peter Ackroyd, T. S. Eliot, trad. ital. Frassinelli 1985