La morte per acqua
di Thomas Stern Eliot
 

Fleba il Fenicio, morto da quindici giorni,
Dimenticò il grido dei gabbiani, e il flutto profondo del mare
E il guadagno e la perdita.
                                    Una corrente sottomarina
Gli spolpò le ossa in sussurri. Mentre affiorava e affondava
Traversò gli stadi di maturità e gioventù
Entrambi nei gorghi.

                                    Gentile o Giudeo
O tu che giri la ruota e guardi nella direzione del vento
Pensa a Fleba,che un tempo è stato bello e ben fatto al pari tuo.

[Da La Terra Desolata, Einaudi, 1987]

 

Death by Water

Phelbas the Phoenician, a fortnight dead,
Forgot the cry of gulls, and the deep sea swell
And the profit and loss.
A current under sea
Picked his bones in whispers. As he rose and fell
He passed the stages of his age and youth
Entering whirpool.

Gentile or Jew
O you who turn the wheel and look to windward,
Consider Phlebas, who was once handsome and tall as you.



 
 

Dopo la lunga pausa estiva riprende oggi il consueta appuntamento settimanale colla rubrica “la poesia della settimana” colla speranza però che il testo che è stato scelto per questa occasione non paia troppo duro. Troppo duro dico perché il testo è forte, pauroso, tremendo. In questa breve composizione che occupa tutta la quarta parte delle cinque complessive di The Waste Land, la terra desolata, viene affrontato uno dei temi cari ad Eliot; la morte per acqua appunto. Si tratta di una morte dolorosa, lenta, angosciante e che oltretutto viola uno dei punti fermi della cultura occidentale; la sacralità della salma. La morte per acqua per Eliot è metafora dell’annientamento, della distruzione; eppure la poesia di oggi vuole essere presentata come una poesia di speranza, di fiducia. Questo è infatti il motivo delle ultime due righe, di quel “Pensa” così simile al famoso “Meditate” di Primo Levi, si tratta infatti della speranza che l’uomo possa apprendere l’uno dall’altro, che possa migliorare e migliorarsi, che possa, dalla morte infausta e prematura di qualcuno, scorgere un motivo per migliora se stesso e la propria vita.

Thomas Stern Eliot

Prima di morire, T. S. Eliot lasciò istruzioni perchè il suo corpo fosse cremato. Le ceneri avrebbero dovuto essere raccolte nella chiesetta di East Coker, un villaggio inglese del Devonshhire da dove, più di duecento anni prima, erano partiti i suoi avi per l'America. Il quattro gennaio 1965, ma la sepoltura, rispettando lo schema della "Waste Land", avvenne solo in aprile, scompariva il maggiore poeta del Novecento.
L'iscrizione tombale è molto eliotiana: "Remember T. S. Eliot, poet", seguito da "In my beginning is my end, in my end is my beginning". Il cerchio si era così chiuso su un espatriato americano famoso quanto Henry James.
Eliot era tornato, letteralmente, alla terra dei padri.

Ricostruire l'itinerario esistenziale e poetico del'autore di "The Waste Land", risulta essere relativamente difficoltoso. Eliot era sotanzialmente uno snob che teneva alla sua privacy più di qualsiasi altra cosa. I suoi rapporti umani erano caratterizzati da un riserbo rigoroso, dall'alterigia intellettuale e da una reale incapacità di ricevere o comunicare simpatia o entusiasmo.
Americano a Londra e inglese in America.
Questa doppia personalità, costruita e artificiale, aveva il potere di paralizzare o di compromettere i contatti umani. In questo senso, le testimonianze sono concordi.
Bertrand Russel, che pure l'aiutò molto all'inizio del suo "esilio" a Londra, lo descrisse a più riprese come una persona strana, repressa e introversa. Virginia Woolf, che con il gruppo di Bloomsbury era in frequente contatto con Eliot, rimaneva sempre impressionata dai suoi silenzi angosciati, dalla tristezza perenne che emanava la sua faccia incipriata. Fu così che gli fu affibbiato il soprannome di undertaker - impresario di pompe funebri.
Nel 1932, già riconosciuto capofila della poesia e della critica anglosassone, fu inviato in America per una serie di Conferenze. Qui suscitò stupore, ilarità e freddezza, perché si presentava come un perfetto Englishman di cui imitava l'accento, l'abbigliamento, l'ideologia conservatrice e le idiosincrasie letterarie.

Ma che cosa aveva spinto questo giovane uomo introverso, adorato da una famiglia borghese che si attendeva grandi cose da lui, a farsi cittadino britannico, a dichirarsi monarchico in politica e anglicano in religione?

Sulle tracce di Henry James, egli aveva scelto l'Europa. La Francia, prima, per i suoi poeti e la sua tradizione; poi fu la volta dell'Italia di Dante, dell'Inghilterra dei poeti secenteschi, dell'ordine e della tradizione.
Eppure un altro aspetto fondamentale della vita affettiva del poeta fu il legame con la famiglia in America, il costante bisogno, sino in tarda età, di convincere i suoi che la scelta di trasferirsi in Inghilterra e di fare il poeta era stata giusta e fruttuosa.
Di fronte ad un'approvazione familiare che non venne mai, ad una vita sentimentale completamente desolata (la prima moglie, Vivien, neurolabile, morì in manicomio dopo essere stata un costante problema - finanziario e d'assistenza - per il poeta) al tormento dei molti pensieri che lo distraevano dalla poesia, a quello che vide come il naufragio dell'Occidente, Eliot reagì immergendosi sempre più profondamente nella fede religiosa.
In Est Coker (1940) scrisse: "E così eccomi qua, nel mezzo del cammino, dopo vent'anni.../
Ventanni in gran parte sciupati, gli anni dell'entre deux guerres.../ A cercare di impare l'uso delle parole, e ogni tentativo è un rifar tutto da capo, e una specie diversa di fallimento [...]./ La sola saggezza che possiamo sperare di ottenere, è la saggezza dell'umiltà: l'umiltà è sconfinata".

da LINGUA E LETTERATURA n° 6 del 1986 (pag.154-156)
"Recensioni e Segnalazioni" - Giordano De Biasio: Peter Ackroyd, T. S. Eliot, trad. ital. Frassinelli 1985


vedi anche
Circolo Culturale Albatross: Thomas Stern Eliot
               T. S. Eliot
               T. S. Eliot Page