WENDELL P. BLOYD
di Edgar Lee Masters
 

 

They first charged me with disorderly conduct,
There being no statute on blasphemy.
Later the locked me up as insane
Where I was beaten to death by a Catholic guard.
My offense was this:
I said God lied to Adam, and destined him
To lead the life of a fool,
Ignorant that there is evil in the world as well as good.
And when Adam outwitten God by eating the apple
And saw through the lie,
God drove him out of Eden to keep him from taking
The fruit of immortal life.
For Christ's sake, you sensible people,
Here's what God Himself says about it in the book of Genesis:
"And the Lord God said, behold the man
Is become as one of us" (a little envy, you see),
"To know good and evil" (The all-is-good lie exposed);
"And now lest he put forth his hand and take
Also of the tree of life and eat, and live forever:
Therefore the Lord God sent Him forth from the garden of Eden."
(The reason I believe God crucified His Own Son
To get out of the wretched tangle is, because it sounds just like Him.)

[da Spoon River Anthology]


Wendell P. Bloyd
traduzione di Antonio Porta

All'inizio mi accusarono di condotta turbulenta,
Non c'è una legge contro la bestemmia.
Più avanti mi rinchiusero come pazzo
E lì sono stato bastonato a morte da un sorvegliante cattolico.
Il mio destino era questo:
Ho detto che Dio aveva mentito a Adamo lo destinò
A condurre una vita da scemo,
Ignorante del male del mondo così come del bene,
E quando Adamo diede scacco a Dio mangiando la mela
E vide come era la menzogna,
Dio lo scacciò dall'Eden per impedirgli di cogliere
Il frutto della vita immortale.
Per Cristo santo, voi che non siete tonti,
Ecco che cosa Dio stesso dice in proposito nel libro della Genesi:
"E il Signore Iddio disse, ecco che l'uomo
È diventato come uno di noi" (un po' di invidia, vedete),
"Per conoscere il bene e il male" (smascherata la bugia che tutto è bene):
"E dunque per timore che allungasse la mano
E prendesse anche dall'albero della vita, e vivesse per sempre,
Allora il Signore Iddio Lo scacciò dal giardino dell'Eden"
(la ragione, io credo, per cui Dio crocifisse Suo Figlio
Per uscire da quel brutto pasticcio è
Che il fatto pare proprio degno di Lui)


Un blasfemo
di Fabrizio de André
(dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato)

Mai più mi chinai, e nemmeno su un fiore,
Più non arrossii nel rubare l'amore
Dal momento che Inverno mi convinse che Dio
Non sarebbe arrossito rubandomi il mio.
Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino
Non avevano leggi per punire un blasfemo,
Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
Mi cercarono l'anima a forza di botte.
Perché dissi che Dio imbroglìò il primo uomo,
Lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
Nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
A ignorare che al mondo c'è il bene e c'è il male,
Quando vide che l'uomo allungava le dita
A rubargli il mistero d'una mela proibita
Per paura che ormai non avesse padroni
Lo fermò con la morte, inventò le stagioni.
Se furon due guardie a fermarmi la vita,
È proprio qui sulla terra la mela proibita,
E non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
Ci costringe a sognare in un giardino incantato.


Wendell P. Bloyd

traduzione di F.Pivano

Cominciarono ad accusarmi di libertinaggio,
Non essendoci legge antiblasfeme.
Poi mi richiusero per pazzo,
E qui un infermiere cattolico mi uccise di botte.
La mia colpa fu questa:
Dissi che Dio mentì ad Adamo, e gli assegnò
Di condurre una vita da scemo,
D’ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.
E quando Adamo imbrogliò Dio mangiando la mela
E si rese conto della menzogna,
Dio lo scacciò dall’Eden per impedirgli di cogliere
Il frutto della vita immortale.
Santo cielo, voi gente assennata,
Ecco ciò che Dio stesso dice nel "Genesi":
"E il Signore Iddio disse: Ecco che l’uomo
E’ diventato come uno di noi" (un po’ d’invidia, vedete)
"A conoscere il bene e il male" (la menzogna che tutto sia bene!);
"E allora, perché non allungasse la mano a prendere
Anche dell’albero della vita e mangiarne, e non vivesse eterno;
Per questo il Signore Iddio lo scacciò dal giardino dell’Eden".
(La ragione per cui io credo che Dio crocifiggesse Suo Figlio,
Per uscire da quel brutto pasticcio, è che ciò è proprio degno di Lui).

 
 

    Lo ammetto: non nutro grande ammirazione per Edgar Lee Masters, non può essere sicuramente considerato uno dei più grandi autori americani. Le sue poesie sono troppo spesso ripetitive, ridondanti e troppo elementari dal punto di vista stilistico. Tuttavia mi sento di consigliare la sua opera più celebre, appunto, l’"Antologia di Spoon River" Abbandonate ogni pregiudizio! Non si tratta infatti né di un necrologio né della solita raccolta di poesie. Gente comune, archetipo di una società senza tempo, dopo la morte, raggiunge la più profonda conoscenza di se stessa e da un sepolcro foscoliano, in un paesaggio rurale idilliaco, si ergono essenze di verità. No, non sono le epigrafi ad identificare "coloro che furono"; ma i loro ricordi, talvolta i rimpianti e le domande. Svincolato dalla grottesca pantomima del vivere, l’individuo emerge nella sua integrità morale, esigendo dignità per il suo essere mortale... prima ed ultima volta.
    Lo stile leggero riduce però ogni memoria ad un lampo, un soffio: l'uomo è effimero, ma le semplici verità pronunciate no; s'imprimono nella coscienza del lettore tante microcristalline pillole di esperienza. L’”Antologia di Spoon River" riesce quindi a parlare della vita senza tabù o preconcetti dimostrando anzi l'infondatezza e la meschinità di tali strumenti fittizi. Infine descrive la morte così come deve essere considerata: un evento biologico in un certo senso positivo poiché capace di donare obbiettività. Non bisogna temerla in quanto il nostro essere è comunque destinato all'immortalità attraverso gli atti e le parole di una vita.

Cinzia Prosio

Edgar Lee Masters nacque a Garnett, nel Kansas, il 23 agosto 1869. Apparteneva ad un ambiente familiare benestante di tradizione puritana. Visse fino all'età di 11 anni a Petersburg, una cittadina del Menard bagnata dal fiume Sangamon, che con il suo cimitero, l'Oakland o Oak Hills, ispirerà il poeta per la sua famosa "Anthology"; con la famiglia si trasferì poi trenta miglia a nord di Petersburg, a Lewistown, nel Fulton. Qui risiedette dieci anni, che risulteranno anch'essi fondamentali come base di ricordi ed esperienze per la sua maggiore opera poetica; inoltre proprio il fiume Spoon, che bagna Lewistown, e la collina sulla quale la cittadina si distende, determineranno l'ambiente geografico tipico della "Spoon River Anthology". Al Knox College, Edgar Lee Masters completò gli studi di diritto; il padre avvocato voleva che egli seguitasse la sua professione, e infatti il giovane, dopo la laurea, fece pratica presso lo studio paterno di Lewistown, anche se non con grande entusiasmo, mentre si sentiva fortemente attratto dagli interessi letterari.
Fu così che Edgar, di punto in bianco, nel 1891 lasciò i genitori e se ne andò a Chicago, inseguendo i suoi sogni di scrittore; ma qui, per vivere, dovette dedicarsi a vari mestieri; fece il tipografo e il giornalista, e persino l'esattore della Edison. Ma alla fine tornò a fare l'avvocato, aprendo uno studio assieme ad un famoso penalista. Nel frattempo, però, veniva coltivando la sua attività letteraria, principalmente poetica; scarso successo ebbe comunque la prima raccolta di versi, data alle stampe nel 1898, "A book of Verses", che rivelava chiare influenze di Keats, Swinburne e Poe. La cosa lo convinse a ricorrere a pseudonimi nelle successive pubblicazioni poetiche, ed esattamente quello di Dexter Wallace per "The Blood of the Prophets" e di Webster Ford per "Songs and Sonnets"; ma il successo non gli arrideva. Fortuna volle che William Marion Reedy, direttore di un settimanale di St.Louis, il "Reedy's Mirror", nel 1909 gli desse in lettura la famosa "Antologia Palatina", la raccolta di epigrammi ed epitaffi greci: Masters si sentì così affascinato da quell'opera, da concepire di scrivere una moderna antologia sulla base di quel modello. Altri vuole che restò determinante per l'ispirazione centrale della sua opera maggiore, una visita che gli fece sua madre a Chicago nel 1914, e dalla quale egli venne a conoscenza di pettegolezzi e segreti della gente di Petersburg e Lewistown; ma è evidente che non una sola conversazione, ma piuttosto altri approfonditi rapporti della madre spinsero lo scrittore a ricostruire quei ritratti di persone vittime di maldicenze e ipocrisie tipiche dell'ambiente puritano americano. In ogni caso, più o meno in questo modo nacque la "Spoon River Anthology", pubblicata dapprima a puntate sul "Reedy's Mirror" nel 1914 e, quindi, in volume dall'editore McMillan di New York nel 1915. Il successo fu tale che il poeta, nel 1920, abbandonava la professione di avvocato e si trasferiva a New York dedicandosi esclusivamente alla letteratura e vivendo coi proventi della fortunata pubblicazione. Quando questi vennero meno, tentò di rinnovare il successo con polemici studi biografici, come "Lincoln, the Man" del 1931, che voleva essere una serrata critica alla figura dello statista, e "Mark Twain, a Portrait" del 1938, che presentava quello scrittore come un genio vittima dell'incomprensione pubblica. Ma ben poco gli valse la pur intensa attività di scrittore nei vari campi della letteratura (poesia, narrativa e teatro), perché come improvvisamente era sorta la sua fama di poeta, parimenti essa svanì ed egli fu dimenticato; in tal senso, la sua "Across Spoon River, an Autobiography" del 1936 va considerato un importante documento di certa esperienza positiva ed insieme negativa della sua attività di scrittore. Ridottosi a vivere con articoli e conferenze, morì assai povero, lontano dalla famiglia e dagli amici, il 15 marzo 1950, in un ospedale di Melrose Park in Pennsylvania.
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L'"Antologia di Spoon River" fu tradotta e pubblicata in Italia per la prima volta nel 1941 dalla grande Fernanda Pivano, su iniziativa anche di Cesare Pavese. E' abbastanza noto il curioso aneddoto di come l' "Antologia" riuscì a sfuggire alle maglie della censura fascista: la traduttrice e l'editore la fecero passare per una raccolta di canti religiosi americani, e i "severi" censori non si peritarono neppure di dare un'occhiata al testo. Grandissima fu la fortuna dell' "Antologia" anche in Italia, fino all'album di canzoni di Fabrizio de André ad essa direttamente ispirato (e, secondo molte persone, poeticamente superiore all'originale). Da notare che tra Fernanda Pivano e Fabrizio de André nacque un'amicizia stabile.

"L'autore definiva questo libro qualcosa di meno della poesia e di più della prosa. Lo schema è netto: l'autore immagina che i defunti della cittadina di Spoon River, sepolti in uno di quei cimiteri posti su una collina, come ve ne sono tanti in America, recitino da sé il proprio epitaffio. Formalmente ispirata dagli epigrammi greci, questa raccolta di epitaffi permette al poeta di dare un tono di straordinaria verità psicologica ai suoi personaggi poetici. Con Edgar Lee Masters entra nella narrativa la voce umana: una voce severa che suggella un mondo lirico sotto specie di giudizio e di memoria.
La scoperta di Edgar Lee Masters non fu quella di un ambiente: della piccola città, del "village" nordamericano. Fu la scoperta di un tono. Egli fissò con occhi chiari e spietati l'uomo americano, localizzandolo in provincia, con intento più simbolico che descrittivo."

[Dalla Prefazione di Fernanda Pivano all'edizione originale italiana dell'"Antologia di Spoon River", Einaudi, Torino, 1941 e segg.].


vedi anche
La collina
               L'Antologia di Spoon River e De André
               Edgar Lee Masters
               Antologia di Spoon River

 

5 gennaio 2004 - cm