![]() |
![]() |
||
| LAMENTAZIONI di Siegfried Sassoon |
||
| Lo trovai
nel corpo di guardia alla Base. [Da Counter-Attack and Other Poems, 1918, traduzione italiana di F. Zuliani]
I found him
in the guard-room at the Base.
|
||
|
|
|
Siegfried
Sassoon non è un poeta tradotto in italiano. Pur provenendo
da una famiglia religiosa fu educato in modo laico e, dopo aver studiato
ad Oxford, partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale
prendendo parte attiva a numerose azioni sul fronte occidentale. La
guerra, colle sue falsità, divenne presto argomento centrale
della sua produzione. La sua è una poesia corposa, densa, che
però perde moltissimo una volta tradotta. La guerra per la
poesia inglese non coincise infatti, come invece successe a quella
italiana, colle grandi trasformazioni stilistiche e autori come Sassoon,
Owen, Bruce, Rosenberg non unirono alle nuove tematiche contenutistiche
di rifiuto e di condanna anche nuovi registri stilistici come il verso
libero o il pastiche linguistico e ciò fece sì che la
poesia di guerra venne presto rilegata, dalla critica successiva,
all’ingiusto ruolo di canto del cigno della poesia tradizionale;
una poesia “strana” ma non innovativa, piacevole e ben
costruita ma poco meritevole di essere studiata. Sassoon non fu poi
un poeta “massimo”, assoluto, grandissimo, fu invece un
buon poeta, un poeta capace, abile, profondo, ma pur sempre relegato
in rigidi schemi della tradizione ai quali gli riesce meglio adattarsi
piuttosto che rivoluzionarli. Eppure Sassoon è autore che meriterebbe
di essere letto, conosciuto, studiato. Sassoon incarna infatti la
scoperta da parte “dell’uomo comune” delle devastazioni
delle guerra e insieme è la dimostrazione che anche l’uomo
comune può gridare il suo no; un no coraggioso che spesso è
pietra, granito. Si tratta infatti di un no detto non solo alla guerra,
ma alla morte ingiusta, alla violenza, alla sopraffazione e come questa
poesia è qui a dimostrare di un no detto anche al patriottismo
falso, facile, d’occasione; un patriottismo sordo per il quale
i soldati morti non sono uomini con una propria vita fatta di amori,
amicizie, delusioni, speranze ma freddi sacrari sempreterni dell’onore
della Patria.
"I am making this statement as an act of willful defiance of military authority, because I believe that the war is being deliberately prolonged by those who have the power to end it. I am a soldier, convinced that I am acting on behalf of soldiers. I believe that this war, upon which I entered as a war of defense and liberation, has now become a war of aggression and conquest. I believe that the purposes for which I and my fellow-soldiers entered upon this war should have been so clearly stated as to have made it impossible to change them, and that, had this been done, the objects which actuated us would now be attainable by negotiation., I have seen and endured the sufferings of the troops, and I can no longer be a party to prolong these sufferings for ends which I believe tobe evil and unjust. I am not protesting against the conduct of the war, but against the political errors and insincerities for which the fighting men are being sacrificed. On behalf of those who are suffering now I make this protest against the deception which is being practiced on them; also I believe that I may help to destroy the callous complacence with which the majority of those at home regard the continuance of agonies which they do not share, and which they have not sufficient imagination to realize." Siegfried L. Sassoon, July 1917 |
|
|
|
|
|
|
| 22 novembre 2003 - cm |