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Le
note seguenti sono tratte da un opuscolo celebrativo pubblicato
nel 1935 in occasione dell'inaugurazione della nuova e attuale
sede del liceo .
CENNO
STORICO SUL LICEO-GINNASIO
Il
Liceo-ginnasio, che porta il nome di Giuseppe Parini, come
tutte le istituzioni milanesi concernenti l'educazione della
gioventù si può considerare quale una continuazione
delle Scuole Palatine che, già celebri ai tempi di
Augusto, ebbero al tempo della rivoluzione francese mutato
il titolo in quello di Liceo ad imitazione delle scuole classiche
francesi e ricevettero un nuovo ordinamento. Donde l'opportunità
di un breve cenno delle vicende cui le Scuole Palatine andarono
soggette, e di qualche sommaria notizia delle istituzioni
scolastiche alle quali la origine del Liceo è collegata.
Le
Scuole Palatine, così denominate dal palazzo imperiale
presso cui avevano sede, già fiorenti con Augusto,
visitate e frequentate da Catullo, Ovidio, Valerio Massimo,
Virgilio, con l'invasione longobarda e, successivamente, con
quella dei Franchi, divenuta Pavia centro degli studi, subirono
un lungo periodo di decadenza, che continuò, dopo breve
fioritura sotto i Visconti, durante la dominazione spagnola.
Più tardi il governo di Maria Teresa restituì
all'antico splendore le Scuole Palatine, fin dal tempo dei
Visconti trasportate in un palazzo del Broletto Nuovo, chiamandovi
ad insegnare gli uomini più celebri nelle scienze e
nelle lettere, quali il Landriani per la fisica, il Frisi
per la matematica, il Soave per la filosofia. il Beccaria
ed il Romagnosi per l’economia politica, il Parini per
l’eloquenza.
Nell'anno
1773, imperante Francesco II d'Austria, le Scuole Palatine
furono trasportate nel palazzo di Brera; e, riunite, in seguito
alla soppressione della Compagnia di Gesù decretata
da Clemente XIV, alle scuole che i gesuiti avevano istituite
in detto palazzo fin dal 1573, furono affidate ai barnabiti
sotto la denominazione di Scuole Superiori di Brera; accanto
a queste sussistevano le Scuole Inferiori, che più
tardi presero il nome di Ginnasio Braidense.
Col
dominio francese le Scuole Palatine trasformate presero il
nome di Liceo; ma soppressa nel 1810 la corporazione dei barnabiti,
a cui il Liceo milanese di Brera era affidato, alla città
di Milano, capitale del Regno d'Italia, furono concessi due
licei, e questi furono aperti l’uno nei locali delle
scuole Arcimboldi, col nome di Liceo di S. Alessandro (poi
Cesare Beccaria), l’altro col nome di Liceo di Porta
Nuova, nel palazzo del Collegio Longone. Ma , mentre accanto
al Liceo di S. Alessandro sorse subito il Ginnasio omonimo,
il Ginnasio di Brera soltanto nel 1859 fu trasferito ed unito
al Liceo di Porta Nuova nella sede del Collegio Longone.
II
Liceo di Porta Nuova fu costruito regolarmente a solennemente
inaugurato il 24 novembre 1813 con una dotta prolusione sui
matematici milanesi pronunciata da Cesare Rovida, che ne aveva
la direzione. Probabilmente per la sua posizione, in quel
tempo eccentrica, i1 Liceo fu poco frequentato, tanto che
dopo cinque anni di vita stentata, con decreto aulico nel
1817, fu chiuso.
Dopo
pochi mesi, quando un nuovo decreto stabiliva che un liceo-ginnasio
fosse istituito in ciascun capoluogo di provincia, assegnandone
due per ciascuna alle città di Milano a Venezia, fu
definitivamente riaperto, nel 1819, il Liceo di Porta Nuova
nei locali stessi ove era stato istituito sette anni prima,
nel palazzo del Collegio Longone, e la direzione fu affidata
a Michele Mantegazza, che diveniva quattro anni più
tardi direttore titolare.
Dal
1819 al 1825 il liceo ed il ginnasio conservarono inalterati
gli ordinamenti napoleonici che assegnavano il corso di tre
anni al primo e di cinque anni al secondo; poi i1 corso del
liceo fu ridotto a due anni e quello del ginnasio esteso a
sei (quattro di grammatica a due di retorica). Nel 1851 i
licei ed i ginnasi di ogni provincia furono fusi, secondo
un nuovo piano di ordinamento, in un solo istituto di otto
classi denominato Ginnasio liceale che durò fino al
termine della dominazione austriaca.
Il
Governo italiano, riordinando colla legge Casati gli istituti
d'istruzione secondaria, restituì ai licei-ginnasi
la loro autonomia ed assegnò nuovamente il corso di
tre anni ai licei e di cinque ai ginnasi.
Nel
1865, avendo il Ministero della Pubblica Istruzione disposto
che ogni liceo s'intitolasse dal nome di qualche illustre
personaggio, mentre il Liceo-Ginnasio di S. Alessandro sceglieva
il nome di Cesare Beccaria, il Liceo-Ginnasio di Porta Nuova
scelse quello di Giuseppe Parini, celebri entrambi non solo
come grandi pensatori e scrittori, ma anche come insigni maestri
delle Scuole Palatine, delle quali tanto l’uno quanto
l'altro dei due primi licei-ginnasi di questa città
possono essere considerati diretta emanazione a continuazione.
SFOGLIANDO
I VECCHI REGISTRI DEL “PARINI”
Dai
“cataloghi” e dai registri del vecchio Ginnasio
di Brera e dell'I. R. Ginnasio e dell’I. R. Liceo di
Porta Nuova, fusisi poi, con atto del giugno 1859, nel R.
Liceo-ginnasio che ebbe tosto nome dal “Parini”,
i quali si conservano nell'archivio dell'istituto e abbracciano
oltre duecent'anni di vita, vien fuori un aspetto importante
della lunga esistenza di questa scuola; balzano le generazioni
di scolari che si sono succedute dai tempi della Rivoluzione,
di Napoleone e del dominio austriaco fino ad oggi. E nella
folla si trovano a quando a quando nomi insigni nella storia
milanese e nomi famosi nella storia italiana, primo fra tutti,
segnato nel più vecchto catalogo qui conservato (e
col quale andiamo indietro di 200 anni, perché esso
prende le mosse dal 1725), di GIUSEPPE PARINI. Per saltare
circa un secolo, professarono nel “Parini”: Pio
Rajna, Francesco d'Ovidio, Enrico Savio, che fu poi professore
all'Accademia scientifico-letteraria, Cesare Fenini ed altri
insigni, dei cui busti si fregia l’edificio del “Parini”:
e, nelle età precedenti, fra gli altri, Giuseppe Belli,
che fu, circa un secolo fa, fisico valorosissimo e inventore
del reduplicatore che porta il suo nome, e, negli anni che
seguirono alla costituzione del regno d'Italia, Achille Mauri.
Discepoli
o candidati agli esami furono Giovanni Torti, che figura nel
registro del 1789, e, pur del gruppo degli amici del Manzoni,
Tommaso Grossi, che frequentò nei primi anni del 1800
il Ginnasio di Brera. E ne furono scolari, successivamente
nei decenni che percorsero la liberazione della Lombardia
dal giogo austriaco, Carlo Cattaneo, Achille Mauri, che del
“Parini”, come dicemmo, fu poi insegnante, Paolo
Taverna, fondatore dell'Istituto del sordomuti poveri, Giuseppe
Balzaretti, architetto del giardino pubblico, Giovanni Raiberti,
il poeta bresciano Giulio Uberti, Cristoforo Negri, il cui
nome è legato alla fondazione in Firenze della Società
geografica italiana, Agostino Bertani, Giulio Carcano e Carlo
Ravizza. Questi ultimi tre furono, nel 1827-28, compagni di
classe. Il Carcano fu, oltre che scrittore sentimentale, ma
non privo di certa delicata schiettezza e traduttore inglese,
anche educatore; e fu il primo provveditore agli studi del
nuovo Regno in Milano. Tutto il curriculum degli studi classici
fece a Brera Cesare Correnti negli anni fra il 1825 e il 1832,
e fu ottimo discepolo: uno dei pochissimi che risulta aver
frequentato costantemente il corso facoltativo di lingua tedesca.
Circa in quegli anni fu scolaro anche quel Francesco Vallardi
(del fu Pietro, dice il “catalogo”, e “mercante
di stampe”) che doveva dare il nome a una delle due
Case editrici dei Vallardi, e qualche anno dopo Giuseppe Vallardi.
Della gloriosa famiglia dei “librai” milanesi
di Santa Margherita, troviamo nel terzo decennio del secolo
anche Giacomo Stella, uno dei figli di Antonio Fortunato,
che fu amico di Giacomo Leopardi e per due mesi - dal luglio
al settembre del '25 - suo ospite, e due figliuoli - Emilio
e Pompeo - di Vincenzo Ferrario, che fu il primo editore dei
“Promessi Sposi” a dispense del 1825-27 - e prima
aveva stampato la “Pentecoste” e “l'Adelchi”.
Intorno al quinquennio fra il '30 a '35, troviamo anche Carlo
Tenca, che ebbe a compagno di scuola Carlo d'Adda, Temistocle
Solera a Pietro Maestri. Nel '40 troviamo il nome glorioso
di Giuseppe Missori, nel '41-42 e negli anni seguenti quello,
fulgidissimo, di Luciano Manara; e poi - nel '46-47 - i nomi
di Emilio Dandolo e di Emilio Morosini. Uno solo di questi
nomi darebbe luce perenne a una scuola! Condiscepoli di Manara
furono Francesco Brioschi e Carlo De Cristoforis, e del Dandolo
e del Morosini Romualdo Bonfadini ed Emilio Visconti-Venosta.
Poi, dal 1851-52 troviamo Giuseppe Marcora, che fu eccellente
scolaro: dal '52-53, Filippo Carcaro, che fu pittore cospicuo,
e quel Pompeo Dumolard che doveva essere poi editore fra i
più operosi. Nel '53-54 e negli anni seguenti c'imbattiamo
nel nome di Bassano Gabba e in quello di Felice Cavallotti,
che fu anch'egli bravo fra i bravi. Di parecchi anni più
vecchio, e avanti al Cavallotti di sei anni, era Giuseppe
Mussi, che doveva in seguito essergli amicissimo. Alquanto
più giovane del Cavallotti era, invece, Carlo Romussi,
che fu scolaro del “Parini” nei primi anni della
nuova Italia. E via via da allora troviamo nomi di viventi:
fra essi IL PONTEFICE PIO XI, al secolo Achille Ratti, che,
seminarista diciottenne, si presentò come candidato
privato, nel '75, agli esami di licenza liceale, e li superò
trionfalmente, riportando un solo sette - in italiano scritto
- e molti dieci, specialmente nelle prove orali.
A
proposito della popolazione scolastica, è curioso notare
come gli alunni ginnasiali di un secolo e di oltre un secolo
fa appartenessero quasi tutti alla borghesia, anche minuta.
Vi è pure qualche figlio del popolo. Non molti i nobili.
Ma vi sono i più alti nomi del patriziato ambrosiano:
i Melzi, i Belgioioso, i Borromeo, i D'Adda, i Visconti, i
Greppi... In seguito via via si va costituendo il tipo, diciamo
così, della scolaresca, nella quale l'alta a media
borghesia prevalgono, e continua l'aristocrazia - la storica,
diciamo, aristocrazia - ad essere rappresentata.
Cosi
il “Parini”, pure nei nuovi tempi e nella sua
grande compagine attuale, serba intatti alcuni dei suoi lineamenti
tradizionali e impersona a perpetua qualche cosa che, anche
nella sua essenza ideale, deve essere gelosamente conservato.
Alacremente vivo negli anni della pace, e altamente vivo -
sempre presente nel modo più luminoso - negli anni
della guerra, nel '48, nel '59, nel 1915-18, esso sta ad attestare
che feconda sempre è la sua buona semente e che l’ideale
è perennemente la sua nota caratteristica, il suo blasone
di nobiltà, la sua stampa non peritura.
Dal
medesimo libretto estraiamo anche una descrizione dell'edificio.
LA
NUOVA SEDE DEL LICEO-GINNASIO
“GIUSEPPE PARINI”
(Relazione dell'Ufficio tecnico municipale)
L'edificio
costruito occupa un'area di forma pressoché rettangolare,
della superficie di circa metri quadri 4700, ed è costituito
da quattro corpi di fabbrica principali, che racchiudono un
ampio cortile d'onore centrale e che limitano verso le private
proprietà, e verso la residua area comunale, varii
cortili, uno a mezzodì, che guarda verso l'artistico
chiostro dei Morti della Chiesa di S. Marco, assai ampio,
due a levante e due a ponente, di assai minori dimensioni.
Il
cortile di onore è di forma pressoché quadrata
e predisposto per le riunioni della scolaresca nelle maggiori
solennità, quelli minori sono utilizzabili per la ginnastica
all'aperto degli alunni e delle alunne.
Ciascun
corpo di fabbrica è costituito da un corridoio e da
una schiera di locali, tra cui quelli destinati al soggiorno
degli alunni risultano una buona orientazione a levante, a
mezzodì o a ponente, e prospettano verso i grandi cortili
interni, nel mentre dai cortili minori prendono luce i corridoi
di disimpegno, i locali di servizio e i gabinetti.
Verso
la via Goito, con orientazione di tramontana, si disposero
soltanto i locali per la segreteria, la direzione, la biblioteca,
l'alloggio del custode e alcuni locali a disposizione della
scuola in casi speciali di esami o di eventuale inutilizzazione
di qualche aula per riparazioni o disinfezioni.
L'edificio
ha quattro ingressi, tutti da via Goito, uno d'onore al centro
della facciata, due secondari, uno per le alunne e uno per
gli alunni ai lati, e uno carraio di servizio, all'estremità
della facciata.
Dall'ingresso
d'onore si entra nell'atrio principale spaziosissimo, formante
quasi un unico ambiente con l’ampio scalone per l’accesso
alla direzione e ai locali annessi posti in primo piano; da
questo atrio, attraversando il cortile d'onore, si passa all'Aula
Magna.
Dagli
ingressi secondari degli alunni si entra negli atrii minori
che danno accesso ai corridoi di disimpegno dei locali e alle
scale secondarie per la salita ai piani superiori.
L'edificio
è a tre piani fuori terra oltre il terreno, rialzato;
e i vari locali e i servizi vennero disposti nel modo seguente.
A
piano terreno rialzato.
Sette
aule d'insegnamento; l’Aula Magna della superficie di
mq. 250 circa, la palestra maschile della superficie di circa
mq. 300, alta m. 6,30 con annessi spogliatoi e magazzini per
il ricovero attrezzi; la palestra femminile della superficie
di circa mq. 150, pure con annessi i locali di servizio; i
locali di segreteria; i locali per il ricevimento dei parenti;
l’alloggio del custode.

In
primo piano.
Undici
aule d'insegnamento; l’aula per l'insegnamento delle
Scienze naturali e della Chimica, con annessi locali di museo
e laboratori; la Presidenza, con annessi i locali di ricevimento;
un salone per il Consiglio dei professori; la biblioteca,
la Sala di lettura.
In
secondo piano.
Dodici
aule d'insegnamento; l'aula per l’insegnamento della
Fisica, con annessi locali di museo e di laboratori: l’aula
di geografia, la sala per proiezioni cinematografiche, e un
ampio locale a disposizione.
In
terzo piano.
Dodici
aule d'insegnamento; una seconda aula per l’insegnamento
della Fisica, con annessi locali di museo e di laboratorio
e tre ampi locali a disposizione.
Nel
sotterraneo si ricavarono:
l'archivio
posto in diretta comunicazione con i locali della Segreteria
a mezzo di apposita scala; ampi magazzini per il civico servizio
di manutenzione e di pulizia stradale e i locali per l’impianto
centrale di riscaldamento dell'edificio.
In
ciascun piano si disposero poi:
Una
sala per i professori, con annesso gabinetto; una bidelleria;
un gruppo di gabinetti per gli alunni: uno spogliatoio per
gli alunni; un gruppo di gabinetti per le alunne con annesso
spogliatoio.
Oltre
allo scalone d'onore l’edificio ha quattro scale secondarie,
poste all'incrocio dei quattro corpi di fabbrica principali,
e quindi nella più opportuna posizione per il rapido
disimpegnodei locali.
Nel
sottotetto si ricavò un ampio locale per alcune esercitazioni
di fisica, dal quale, mediante un'appositascala elicoidale,
si può salire alla specola, dalla cui piattaforma che
si trova a circa m. 25 sul piano stradale. si può dominare
tutta la città.
La
costruzione eseguita è del tipo normale: la muratura
dei sotterranei è in calcestruzzo, quella fuori terra
è in laterizio, i solai sono in cemento armato a camera
d'aria con laterizio, e il tetto in legname e laterizio.
Riguardo
ai finimenti di cui in un edificio scolastico è evidente
la importanza, sia ai fini igienici che didattici, si note
che: i pavimenti, sia delle aule che dei corridoi. sifecero
in piastrelle di cemento del tipo “marmetto”:
quelli degli atrii in marmo; quelli delle palestre, della
Presidenza, dell'Aula Magna e della Segreteria, in linoleum,
e quelli dei gabinetti in mosaico. Si dispose poi lungo le
pareti dei corridoi una zoccolatura in marmo alta m. 1,20,
e lungo le pareti delle aule uno zoccolino in marmo e un superiore
zoccolo alto m. 1,60 di vernice lavabile. Le pareti dei locali
di gabinetto e dei lavabi si rivestirono in piastrelle di
vetro sino all'altezza di m. 1,60.
Il
motivo architettonico della facciata, sia di quella verso
la via Goito che di quelle verso i cortili principali, si
ispira all'arte classica modernamente intesa, e speciale importanza
si diede alla facciata verso la pubblica via, costruita tutta
in materiale nobile, sarizzo della Valtellina e beola di Vogogna
lucidati, nella parte inferiore corrispondente al piano terreno
e al primo piano, e con mattoni di tipo speciale e alluminosi,
in vista, nella parte superiore. La costruzione, iniziata
alla fine del mese di agosto del 1932, fu completamente ultimata
alla fine del 1933, e cioè in poco più di sedici
mesi.
La
cubatura dell'edificio fuori terra è di mq. 47,000,
e il suo costo, esclusi gli arredamenti, è di circa
quattro milioni e trecento mila lire.
Milano,
novembre 1934-XIII
Ing. UMBERTO MASSARI
“
AMERIGO BELLONI
Ringraziamo Marco Buroni che ha rintracciato il seguente articolo:
1934: Amerigo Belloni: La nuova sede del liceo ginnasio “Giuseppe Parini”
da Milano - Rivista mensile del Comune, febbraio 1934, pagg. 63 - 66
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