Tra autobiografismo e garbuglio
Uno scampanellare lontano
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
1-Venti giorni dopo il Pasticciaccio
2-I premi? Un Carnevale italiano...
3-Quell'oca di Ofelia
4 - Voglio andare in pensione
5 - L'inesistita giovinezza
6 - La memoria in polvere
Gadda in Tv
Vita, morte e meditazione del Gran Lombardo
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Tutte le interviste televisive di Gadda - Seconda parte
2-I premi? Un Carnevale italiano...
...per tacer dei critici. Discutendo di libri, lettori e intellettuali, Gadda non rinuncia alla polemica che preferisce: quella contro se stesso.

Nei primi anni della sua attività di scrittore a che cosa si dedicava preferibilmente. Alla prosa o alla poesia?
Nei primi anni di scrittore, cioè già a distanza dall'infanzia, mi sono dedicato preferibilmente a scrivere versi.
Aveva la rima facile?
Avevo la rima facile, sissignore. Potevo incoccare delle ottave ariostesche così come dei sonetti tradizionali con una certa disinvoltura.
Senza l'aiuto del rimario?
Senza l'aiuto del rimario.
E successivamente è nata la vocazione narrativa…
Sì, perché la maturazione del cervello mi ha portato a comprendere che forse non avrei potuto costruire qualche cosa di nuovo o di geniale nel campo poetico. Quindi ho preferito dedicarmi al componimento letterario prosastico.
Cosa pensa del pubblico dei suoi lettori?
Qualche volta penso al pubblico e questo mi tradisce nel peggior modo, perché o noi ne cerchiamo, per così dire, il presunto applauso, la presunta approvazione, oppure cerchiamo di entrare in una segreta polemica con lui. E allora siamo animati da sentimenti che non sono i sentimenti semplici e profondi della gentilezza umana. Il giudizio che io faccio delle mie opere non è quello che viene fatto dai critici o dai competenti. In genere è un giudizio più severo.
Come giudica il fatto che lei sia stato riconosciuto grande scrittore nazionale ed europeo soltanto tardivamente?
Un tendenziale consenso al mio lavoro ha quasi preceduto, più che accompagnato, il lavoro stesso. Il fatto si deve alla generosità dei lettori e dei critici che hanno voluto o saputo leggere extra litteram il caso umano o disumano del mio vivere. Opinioni e giudizi sono talora e necessariamente posticipati al lavoro, all'opera, che rispetto ad essi è un fatto già compiuto.
Che cosa pensa della critica letteraria italiana: non soltanto nei suoi confronti, ma nei confronti della narrativa in generale?
Rispondere può suscitare un vespaio, non dire un pandemonio. Dissensi e misconoscimenti feroci si sono abbattuti come tempeste postume sulle esecrate ossa dei condannati e dei morti, a principiare dai sommi. Si rammentino le ossa di Dante sottratte e nascoste in Ravenna da mano misericorde all'ira che le perseguiva. Ai dì nostri, e a contraggenio tuttavia, potrei citare il caso di Lorenzo Viani, autore di Angiò uomo d'acqua. Il protagonista, Angiò, se ben ricordo è un nano deforme, per quanto rubesto, affetto da delirio persecutorio. Lo atterriscono i ragazzi dileggiatori e le nuvole minacciose nel cielo in tumulto. Ero ancora studente quando lessi il libro di Lorenzo Viani.
Ci può dare un giudizio su una questione di cui si parla molto in Italia: cioè di questa corsa che si sarebbe scatenata tra gli scrittori per i premi letterari?
Per quanto mi riguarda, i più consistenti o i più significativi premi conferitimi non sollecitai. Alcuni ricusai con l'anticipo e col garbo dovuto e con assoluta e ben significata fermezza. A un certo punto mi parve che la mania del premiar me si fosse tramutata in un allegro e facile complotto di terzi: di Carnevale ogni scherzo vale, specie in certo Carnevale italiano. Sorsero come funghi riparatori i giusti premi d'appello e i conferimenti di notevoli somme a insigni scrittori giudicati ben più meritevoli di me. Di tutta questa storia evidentemente sono incolpevole. L'angelo della morte mi libererà non so quando dalle insanabili invidie di terzi e quarti e dalla malvagia faida della loro vendetta. Credo che la vendetta còrsa di Colomba nel romanzo di Prosper Mérimée fosse più scusata, più sensata, più motivata dal costume.