Tra autobiografismo e garbuglio
Uno scampanellare lontano
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
1-Venti giorni dopo il Pasticciaccio
2-I premi? Un Carnevale italiano...
3-Quell'oca di Ofelia
4 - Voglio andare in pensione
5 - L'inesistita giovinezza
6 - La memoria in polvere
Gadda in Tv
Vita, morte e meditazione del Gran Lombardo
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Tutte le interviste televisive di Gadda - Quinta parte
5 - L'inesistita giovinezza
La Festa del latte e le tavolette di carne inflitte da pap?. L'infanzia di Carlo Emilio Gadda.
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In una sua favola lei ha scritto: "L'autore non può rimpiangere la sua inesistita giovinezza".
Inesistita nel senso che la giovinezza è volata via senza lasciar traccia.
Non le capita mai di rimpiangere la giovinezza?
E' stata troppo ingrata per me.
Quali sono state le difficoltà principali di questa giovinezza?
La difficoltà principale è stata la severità di mia madre, poverina, che poi mi ha salvato dalla fame, dalla prigionia.
Se oggi una madre obbliga un ragazzo a fare una cosa che lui non vuol fare, il ragazzo si ribella?
Si ribella se ha la facoltà di ribellarsi. Se per esempio è fisicamente più debole di colui che lo obbliga a fare quella cosa, non può ribellarsi.
Sua madre attribuiva all'obbedienza un valore morale?
Ma no, non era un valore morale, era una scocciatura di questi che avevano il cervello fissati. Detto in parole brevi: siccome il cugino fa l'ingegnere, anche noi dobbiamo fare quello che ha fatto il cugino. Per esempio, un mio cugino aveva lasciato precipitare dalle scale dei gradini di marmo pesantissimi, perché era un ingegnere fasullo.
Come era la sua vita di bambino? Era allegro qualche volta?
Non molto.
Era solitario?
Ero un monello che faceva la vita normale dei monelli. Ricordo di aver rubato molte pere e frutta ai vicini, ai confinanti insomma. Mio padre, avvisato dal contadino finitimo che io avevo fatto una vendemmia per conto mio, per così dire, mi diede uno scapaccione.
Studiava volentieri o no?
Sì, studiavo abbastanza bene. Ho una licenza liceale che mi fa onore, per chi crede nell'onore. Io non ci credo.
Chi era il più bravo nella sua classe?
(Guardando una foto di gruppo) Forse questo qui.
E questo qui chi è? Questo qui sono io.
E i suoi compagni come erano?
Alcuni erano dei discreti e mediocri ragazzi, altri erano dei deficienti. (indicando un bambino nella foto di gruppo ) Questo qui, poverino, era quasi un deficiente.
Quando era bambino andava ai giardini di piazza Castello?
Si, andavo spesso ai giardini di piazza Castello.
E giocava con gli altri bambini?
Sicuramente avrò giocato con altri bambini, ma non posso ricordare…
Chi la accompagnava ai giardini?
Ai giardini per la "Festa del latte" mi ha accompagnato una volta mia madre.
Che cos'era questa "Festa del latte"?
Era una latteria che vendeva del latte.
Che ricordo ha delle aule scolastiche di quando lei era bambino?
Un ricordo discreto, non infame.
E la signora Caprotti?
La signora Caprotti era una maestra di ballo che ci ha fatto ballare quando eravamo adolescenti.
Si divertiva a ballare?
Qualche volta si, qualche volta no. A seconda delle ballerine che capitavano.
Al "Parini" andava a piedi da casa sua?
Sì. Da casa mia andavo a piedi. Si costeggiava la sponda del cosiddetto naviglio. 'Naviglio' è un sostantivo che deriva da un aggettivo, 'canale naviglium'.
Quando andava a scuola veniva accompagnato da sua madre?
Venivo accompagnato dal papà, il quale m'infliggeva una tavoletta di carne tutti i giorni, perché si vede che avevano sentito che ai bambini fa bene la carne. Era noiosissima da deglutire e da mangiare. Lui aveva la mania di costruire case e vedeva soltanto i muri. Alle altre cose non pensava. Credo che questo sia un po' un male di famiglia.