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Carlo
Emilio Gadda
Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana
Carlo
Emilio Gadda è uno degli autori più grandi, ma anche più difficili,
del panorama letterario italiano del nostro secolo. E' il più moderno,
il più europeo dei nostri scrittori e, come un altro grande romanziere,
Italo Svevo, non faceva il letterato di mestiere, ma era ingegnere
e per molti anni ha lavorato come tecnico alle dipendenze della
società Ammonia Casale, per conto della quale ha viaggiato in Europa
e in America latina.
Era nato a Milano, nel 1893, e lì aveva studiato; dopo il liceo
si era iscritto nel 1912 alla facoltà di Ingegneria ma nel '15,
richiamato, aveva partecipato alla prima guerra mondiale; nel 1917
era stato fatto prigioniero mentre suo fratello era morto in combattimento.
Nel '19, tornato a Milano, si era laureato e aveva cominciato la
sua attività professionale.
Negli anni successivi, lasciata Milano, vivrà a Firenze e poi lungamente
a Roma dove deciderà di dedicarsi completamente alla letteratura.
Gadda fu uno scrittore appartato, ebbe scarsi rapporti con il mondo
dei letterati, né è possibile ascriverlo ad alcuna scuola definita;
tuttavia aveva un gusto ed una sensibilità letteraria particolari,
che lo legavano in modo profondo a precise tradizioni: la sua radice
lombarda lo accomuna strettamente a Manzoni e ai grandi illuministi
lombardi, primo fra tutti Parini. Il gusto per l'uso del dialetto
lo avvicina ai grandi scrittori dialettali dell'Ottocento, Porta
e Belli in particolare; la sua vasta cultura scientifica e filosofica,
la capacità di praticare vari generi letterari, non solo il romanzo,
ma anche il pamphlet, ad esempio, fanno pensare ai grandi memorialisti
francesi, tipo Saint Simon, o agli storici ed economisti europei.
Inoltre è significativa in Gadda la novità degli elementi stilistici
e linguistici che testimoniano il suo sforzo di rendere, attraverso
la mescolanza di diverse forme espressive, quanto c'è di caotico,
di frammentario e contraddittorio nella realtà che egli vuole rappresentare:
per questo aspetto non va dimenticato che Gadda ha sentito fortemente
la lezione dei grandi sperimentatori del Novecento europeo: Joyce,
Kafka, Musil, Svevo.
La produzione letteraria di Gadda è vasta e si svolge lungo un arco
di tempo che va dal 1931, anno in cui esce il suo primo volume,
La Madonna dei filosofi, al 1971; nel 1973 egli muore a Roma, all'età
di ottanta anni. Il libro Quer pasticciaccio brutto de via Merulana,
ha una lunga genesi; fu pubblicato a puntate nel 1947 sulla rivista
Letteratura che faticosamente riprendeva la sua pubblicazione dopo
la fine della guerra. L'idea del libro era nata negli anni che videro
il trionfo del fascismo, la rovinosa entrata dell'Italia nella seconda
guerra mondiale, la distruzione delle città, il freddo, la fame,
la paura delle bombe e della deportazione ad opera dei nazisti.
Lo stesso scrittore si descrive:
"Avevo, nel marzo 1944 cinquant'anni sonati. Uscivo di villa ch'erano
le sette.....Male affogato in un vecchio soprabito, denutrito, esausto,
dopo pochi chilometri posavo su un rialzo del terreno in cui si
affossava la strada: respiravo nel sole, quasi implorandone alcuna
medicina alla fame, al gelo della persona e delle ossa. Mi pareva
che Dio, dopo aver visto fucilare i miei fratelli, dopo avermi concesso
di udire, atterrito, il crepitio delle scariche, gridasse dall'alto:
- Dove vai, imbecille?- ......Nella rabbia, nella disperazione,
sognavo tartufini, pollo in gelatina, sognavo. Macchè. Dalle mie
scarpe rotte, dalle stanche, lente, acciabbattate fughe di allora,
è nato forse a contrasto il pezzo dei sandali e degli alluci apostolici
nel giallo pasticcio dell'edizione in volume."
Qui
con chiarezza Gadda parla di una reminiscenza che poi è diventata
materia narrativa in una pagina famosa dell'edizione definitiva
del romanzo uscito presso l'editore Garzanti nel 1957. La prima
motivazione del libro è l'urgenza dello scrittore di sfogare, dopo
anni di silenzio, il suo feroce disprezzo ed il risentimento per
l'ossessiva mitologia fascista della fecondità e della virilità.
Il romanzo è ambientato a Roma, nell'anno 1927, ed ha le apparenti
caratteristiche di un giallo (lo sarà in modo molto particolare),
e si svolge nel quartiere Esquilino, in un palazzo di via Merulana,
detto il Palazzo dell'Oro a causa della supposta ricchezza dei ricchi
borghesi che ne sono gli abitanti.
La scelta di ambientare il romanzo a via Merulana rientra nell'accurata
ricostruzione storico-sociale che Gadda si propone. Via Merulana
è la lunga strada che va da Piazza Santa Maria Maggiore a San Giovanni
in Laterano e deve il suo popolare nome agli edifici con merlature
esistenti un tempo nella zona dell'Esquilino; aperta da Gregorio
XIII per l'anno santo del 1575 nel contesto viario di collegamento
fra le basiliche, per consentire ai pellegrini di raggiungerle più
agevolmente, fu terminata da papa Sisto V nel 1587. Il destino della
via attuale inizia nel 1873 quando l'architetto Micheletti presentò
il progetto di trasformazione delle vigne della zona in aree edificabili.
Gli edifici costruiti appartengono dunque tutti all'epoca umbertina
e agli anni immediatamente successivi.
Al numero 219 di via Merulana dunque Gadda ambientò il romanzo che
si apre con la descrizione del protagonista, il commissario della
mobile Francesco Ingravallo, detto don Ciccio, un molisano inurbato,
scuro di capelli malvestito, molto esperto degli uomini, e anche
delle donne, dall'aria apparentemente addormentata, in realtà un
uomo acuto, un filosofo, a cui l'autore spesso presta la voce. Il
dottor Ingravallo seguirà attaverso le sue indagini tutta la vicenda,
dapprima un furto di gioielli e pochi giorni dopo la barbara uccisione
di Liliana Balducci, la ancor giovane e bella protagonista che avevamo
conosciuto nel primo capitolo allorchè lei e suo marito, Remo Balducci,
avevano invitato a prenzo l'amico Ingravallo. I Balducci, ricchi
borghesi senza figli, vivono nel Palazzo dell'Oro; lei, ossessionata
dalla mancata maternità, porta in casa ed adotta ragazze di campagna
che una dopo l'altra la deludono abbandonandola alla sua solitudine
di madre mancata dopo averla sfruttata. Il suo bisogno di affetto
la spinge anche verso un giovane e bellissimo cugino, Giuliano Valdarena,
che le estorce costosi regali. Nel palazzo di via Merulana l'apparente
ricchezza degli abitanti viene messa in crisi da un furto di gioielli
ai danni della contessa Menegazzi che abita sullo stesso pianerottolo
dei Balducci Si mette in moto la macchina delle indagini durante
le quali una ben più grave tragedia colpisce gli abitanti del palazzo:
Liliana Balducci viene trovata morta dal cugino Valdarena in casa
sua con la gola recisa: i gioielli sono spariti. Ingravallo, incaricato
delle indagini, tenta di incolpare il cugino, che però risulta innocente.
Dal terzo al decimo capitolo seguiamo le indagini che faticosamente
si svolgono non solo a Roma ma anche nella zona dei Castelli romani,
fra Marino e Albano. Località come il Torraccio o i Due Santi ci
vengono descritte da Gadda con precisione topografica. Nell'antro
di Zamira, una equivoca maga che fa lavorare giovani donne poverissime
come cucitrici, Ingravallo e i suoi collaboratori riescono a ricostruire
una serie di complicità, di indizi: ritrovano i gioielli rubati
alla contessa Menegazzi in un vaso pieno di noci in uno sperduto
casello ferroviario. Ma gli indiziati sono colpevoli del solo furto
o anche dell'assassinio di Liliana Balducci? Ingravallo va a trovare
l'ultima domestica che aveva servito in casa Balducci, sicuro che
Assuntina sia la colpevole, ma lei nega con forza insospettata:
il romanzo si chiude con l'interrogativo senza risposta. Le lunghe
indagini non sono riuscite a smascherare l'assassino: a Gadda non
sta a cuore la risoluzione del giallo, ma la complessità degli avvenementi.
Complessità e stratificazione dei fatti che egli definisce nel romanzo
groviglio, garbuglio o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo.
Il fascino del libro non sta dunque tanto nella fabula, quanto piuttosto
nel dipanarsi dell'intreccio e nell'uso di un linguaggio composito
in cui sono presenti vari dialetti (il romano, il napoletano, il
molisano, il veneto), citazioni di lingue straniere (francese, tedesco,
inglese), citazioni letterarie in latino e in greco, linguaggi prestati
dalla scienza, dalla tecnica, dalla filosofia. Per fare degli esempi
ricordo una lunga citazione dall'Esprit des lois di Montesquieu
(pag. 69), una altrettanto lunga di Guerra e Pace (pag. 81), una
del Belli (pag. 191); vengono nominati scrittori come Foscolo (pag.
208), Pascoli e Prati (pag. 192); Montale non viene citato direttamente
ma Gadda ne parafrasa un noto verso (pag. 236): "Ogni ipotesi, ogni
deduzione per ben congegnata che fosse, risultava offrire un punto
debole, come una rete che si smaglia (Cfr. Montale, I limoni .....talora
ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura il punto morto del
mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che ci mette
nel mezzo di una verità.
Di tutti gli scrittori nominati da Gadda nel Pasticciaccio, non
possiamo dimenticare che il maggior debito l'autore milanese lo
deve ad Alessandro Manzoni. Due sono fondamentalmente i temi che
hanno in comune: la scelta del romanzo storico e la creazione di
una lingua letteraria originale. Di Manzoni Gadda eredita inoltre
la formazione illuminista che, per l'influenza della cultura francese
lo porta ad intitolare Pasticciaccio, da Pastiche, il suo romanzo.
Questo termine francese fu usato già alla fine del Settecento per
indicare un'opera letteraria costruita ad imitazione dello stile
di un particolare autore, a scopo di parodia o di esercizio stilistico.
Il Pastiche è dunque una combinazione di diversi generi che attraverso
contraffazioni di stili e forme di origine diversa porta l'organismo
letterario alla distorsione ed allo stravolgimento. E' quanto Gadda
si propone nel Pasticciaccio quando attraverso un linguaggio deformato
vuole ricostruire atmosfere, dialoghi, situazioni tipiche della
società romana ritratta nell'anno 1927 quando il fascismo aveva
preso il potere da cinque anni e Mussolini stava abbandonando ogni
forma di democrazia per diventare il padrone assoluto del paese.
La piccola borghesia che attraverso il fascismo sperava di emergere
dal grigiore a cui l'avevano condannata l'età giolittiana prima
e la lunghezza della guerra poi, si stava rendendo conto che l'uomo
di palazzo Chigi rappresentava l'unica speranza di riscatto sociale;
tuttavia l'autore prestando la propria voce al commissario Ingravallo,
è inesorabilmente polemico nei confronti di Mussolini, il cui ritratto
in molte pagine del romanzo è di una ferocia che supera la semplice
parodia.
La polemica violenta contro il fascismo si fa più sottile nelle
numerose descrizioni degli ambienti popolari di cui è ricco il romanzo,
valga per tutti il ritratto straordinario della portiera del palazzo
di via Merulana, la sora Manuela, che incarna nei tratti fisici
ma soprattutto nella espressività del linguaggio tutto quel coro
di personaggi umili che pullulano nel libro che ancora una volta
ci ricordano Manzoni da un lato e il grande Gioacchino Belli dall'altro.
La parlata greve, il dialetto romano spinto alle sue forme più volgari
diventano un strumento potentissimo nelle pagine del milanese Gadda:
la Roma borghese e piccolo borghese che egli descrive è un baraccone
spettacolare, in cui la modernità si accompagna alla più tremenda
arretratezza. La babele linguistica che l'autore riproduce fedelmente
è la metafora di una comunicazione basata sul pasticcio, sull'imbroglio,
proprio come avveniva nell'età barocca che Manzoni con tanta efficacia
aveva descritto nei Promessi Sposi. Accanto alla peculiarità della
lingua non dimentichiamo nel romanzo di Gadda l'immagine di Roma
che dà il titolo al nostro discorso. La città viene esplorata nelle
pagine del libro al centro e in periferia: seguendo Gadda visitiamo
la "gran fiera magnara" di piazza Vittorio le chiese vicino via
Merulana, S. Antonio da Padova, S.Clemente, i Santi Quattro Coronati,
largo Brancaccio, il Pincio, il Gianicolo, il Collegio Romano, S.
Stefano del Cacco e il Policlinico; e poi ancora i quartieri alti,
via Boncompagni e via Veneto. Non c'é quasi quartiere della città
che non venga nominato, come pure é descritta minuziosamente la
zona dell'Appia verso i castelli romani dove una parte della vivenda
è ambientata: Marino, Albano, Pavona, Casal Bruciato, Torraccio,
I due Santi, il percorso delle tranvie dei castelli la ferrovia
Roma-Napoli sono i luoghi in cui si aggirano i collaboratori dell'inchiesta
tesa a svelare il mistero della morte di Liliana Balducci. Roma
dunque, i suoi abitanti, i suoi quartieri, il suo dialetto, diventano
i protagonisti di questo complesso e modernissimo romanzo. Molte
volte Roma è stata lo scenario di romanzi celebri, basti ricordare:
Il Piacere di Gabriele D'Annunzio, Il fu Mattia Pascal di Luigi
Pirandello, La Storia di Elsa Morante, Gli Indifferenti di Alberto
Moravia per non citare che i classici; tuttavia l'efficacia delle
descrizioni, l'uso deformato del dialetto, la capacità di giustapporre
temi diversi, di creare personaggi grandi e piccoli ma tutti egualmente
riusciti, hanno decretato il successo di questo romanzo da cui é
stato tratto un film girato nel 1960 da Pietro Germi a cui però
Gadda non ha voluto collaborare. Si tratta di un'operazione autonoma
del regista; ancora una volta tuttavia vediamo che un soggetto cinematografico
viene tratto da un romanzo di successo, anche se le due opere in
questione non sono una la trasposizione fedele dell'altra.
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI:
- GIULIO FERRONI, Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi
scuola, Milano, 1992.
- ADRIANO SERONI, Gadda, la Nuova Italia, Firenze, 1973.
- ERNESTO FERRERO, Invito alla lettura di C.E. Gadda, Mursia, Milano,
1973.
- CESERANI-DE FEDERICIS, Il Materiale e l'Immaginario, Vol. V, Loescher,
Torino, 1993.
A cura dell'/By Istituto
Italiano di Cultura per i Paesi Bassi di Amsterdam
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