Tra autobiografismo e garbuglio
Uno scampanellare lontano
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
1-Venti giorni dopo il Pasticciaccio
2-I premi? Un Carnevale italiano...
3-Quell'oca di Ofelia
4 - Voglio andare in pensione
5 - L'inesistita giovinezza
6 - La memoria in polvere
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Vita, morte e meditazione del Gran Lombardo
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Carlo Emilio Gadda
Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

Carlo Emilio Gadda è uno degli autori più grandi, ma anche più difficili, del panorama letterario italiano del nostro secolo. E' il più moderno, il più europeo dei nostri scrittori e, come un altro grande romanziere, Italo Svevo, non faceva il letterato di mestiere, ma era ingegnere e per molti anni ha lavorato come tecnico alle dipendenze della società Ammonia Casale, per conto della quale ha viaggiato in Europa e in America latina.
Era nato a Milano, nel 1893, e lì aveva studiato; dopo il liceo si era iscritto nel 1912 alla facoltà di Ingegneria ma nel '15, richiamato, aveva partecipato alla prima guerra mondiale; nel 1917 era stato fatto prigioniero mentre suo fratello era morto in combattimento. Nel '19, tornato a Milano, si era laureato e aveva cominciato la sua attività professionale.
Negli anni successivi, lasciata Milano, vivrà a Firenze e poi lungamente a Roma dove deciderà di dedicarsi completamente alla letteratura. Gadda fu uno scrittore appartato, ebbe scarsi rapporti con il mondo dei letterati, né è possibile ascriverlo ad alcuna scuola definita; tuttavia aveva un gusto ed una sensibilità letteraria particolari, che lo legavano in modo profondo a precise tradizioni: la sua radice lombarda lo accomuna strettamente a Manzoni e ai grandi illuministi lombardi, primo fra tutti Parini. Il gusto per l'uso del dialetto lo avvicina ai grandi scrittori dialettali dell'Ottocento, Porta e Belli in particolare; la sua vasta cultura scientifica e filosofica, la capacità di praticare vari generi letterari, non solo il romanzo, ma anche il pamphlet, ad esempio, fanno pensare ai grandi memorialisti francesi, tipo Saint Simon, o agli storici ed economisti europei.
Inoltre è significativa in Gadda la novità degli elementi stilistici e linguistici che testimoniano il suo sforzo di rendere, attraverso la mescolanza di diverse forme espressive, quanto c'è di caotico, di frammentario e contraddittorio nella realtà che egli vuole rappresentare: per questo aspetto non va dimenticato che Gadda ha sentito fortemente la lezione dei grandi sperimentatori del Novecento europeo: Joyce, Kafka, Musil, Svevo.
La produzione letteraria di Gadda è vasta e si svolge lungo un arco di tempo che va dal 1931, anno in cui esce il suo primo volume, La Madonna dei filosofi, al 1971; nel 1973 egli muore a Roma, all'età di ottanta anni. Il libro Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, ha una lunga genesi; fu pubblicato a puntate nel 1947 sulla rivista Letteratura che faticosamente riprendeva la sua pubblicazione dopo la fine della guerra. L'idea del libro era nata negli anni che videro il trionfo del fascismo, la rovinosa entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, la distruzione delle città, il freddo, la fame, la paura delle bombe e della deportazione ad opera dei nazisti. Lo stesso scrittore si descrive:

"Avevo, nel marzo 1944 cinquant'anni sonati. Uscivo di villa ch'erano le sette.....Male affogato in un vecchio soprabito, denutrito, esausto, dopo pochi chilometri posavo su un rialzo del terreno in cui si affossava la strada: respiravo nel sole, quasi implorandone alcuna medicina alla fame, al gelo della persona e delle ossa. Mi pareva che Dio, dopo aver visto fucilare i miei fratelli, dopo avermi concesso di udire, atterrito, il crepitio delle scariche, gridasse dall'alto: - Dove vai, imbecille?- ......Nella rabbia, nella disperazione, sognavo tartufini, pollo in gelatina, sognavo. Macchè. Dalle mie scarpe rotte, dalle stanche, lente, acciabbattate fughe di allora, è nato forse a contrasto il pezzo dei sandali e degli alluci apostolici nel giallo pasticcio dell'edizione in volume."

Qui con chiarezza Gadda parla di una reminiscenza che poi è diventata materia narrativa in una pagina famosa dell'edizione definitiva del romanzo uscito presso l'editore Garzanti nel 1957. La prima motivazione del libro è l'urgenza dello scrittore di sfogare, dopo anni di silenzio, il suo feroce disprezzo ed il risentimento per l'ossessiva mitologia fascista della fecondità e della virilità. Il romanzo è ambientato a Roma, nell'anno 1927, ed ha le apparenti caratteristiche di un giallo (lo sarà in modo molto particolare), e si svolge nel quartiere Esquilino, in un palazzo di via Merulana, detto il Palazzo dell'Oro a causa della supposta ricchezza dei ricchi borghesi che ne sono gli abitanti.
La scelta di ambientare il romanzo a via Merulana rientra nell'accurata ricostruzione storico-sociale che Gadda si propone. Via Merulana è la lunga strada che va da Piazza Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano e deve il suo popolare nome agli edifici con merlature esistenti un tempo nella zona dell'Esquilino; aperta da Gregorio XIII per l'anno santo del 1575 nel contesto viario di collegamento fra le basiliche, per consentire ai pellegrini di raggiungerle più agevolmente, fu terminata da papa Sisto V nel 1587. Il destino della via attuale inizia nel 1873 quando l'architetto Micheletti presentò il progetto di trasformazione delle vigne della zona in aree edificabili. Gli edifici costruiti appartengono dunque tutti all'epoca umbertina e agli anni immediatamente successivi.
Al numero 219 di via Merulana dunque Gadda ambientò il romanzo che si apre con la descrizione del protagonista, il commissario della mobile Francesco Ingravallo, detto don Ciccio, un molisano inurbato, scuro di capelli malvestito, molto esperto degli uomini, e anche delle donne, dall'aria apparentemente addormentata, in realtà un uomo acuto, un filosofo, a cui l'autore spesso presta la voce. Il dottor Ingravallo seguirà attaverso le sue indagini tutta la vicenda, dapprima un furto di gioielli e pochi giorni dopo la barbara uccisione di Liliana Balducci, la ancor giovane e bella protagonista che avevamo conosciuto nel primo capitolo allorchè lei e suo marito, Remo Balducci, avevano invitato a prenzo l'amico Ingravallo. I Balducci, ricchi borghesi senza figli, vivono nel Palazzo dell'Oro; lei, ossessionata dalla mancata maternità, porta in casa ed adotta ragazze di campagna che una dopo l'altra la deludono abbandonandola alla sua solitudine di madre mancata dopo averla sfruttata. Il suo bisogno di affetto la spinge anche verso un giovane e bellissimo cugino, Giuliano Valdarena, che le estorce costosi regali. Nel palazzo di via Merulana l'apparente ricchezza degli abitanti viene messa in crisi da un furto di gioielli ai danni della contessa Menegazzi che abita sullo stesso pianerottolo dei Balducci Si mette in moto la macchina delle indagini durante le quali una ben più grave tragedia colpisce gli abitanti del palazzo: Liliana Balducci viene trovata morta dal cugino Valdarena in casa sua con la gola recisa: i gioielli sono spariti. Ingravallo, incaricato delle indagini, tenta di incolpare il cugino, che però risulta innocente. Dal terzo al decimo capitolo seguiamo le indagini che faticosamente si svolgono non solo a Roma ma anche nella zona dei Castelli romani, fra Marino e Albano. Località come il Torraccio o i Due Santi ci vengono descritte da Gadda con precisione topografica. Nell'antro di Zamira, una equivoca maga che fa lavorare giovani donne poverissime come cucitrici, Ingravallo e i suoi collaboratori riescono a ricostruire una serie di complicità, di indizi: ritrovano i gioielli rubati alla contessa Menegazzi in un vaso pieno di noci in uno sperduto casello ferroviario. Ma gli indiziati sono colpevoli del solo furto o anche dell'assassinio di Liliana Balducci? Ingravallo va a trovare l'ultima domestica che aveva servito in casa Balducci, sicuro che Assuntina sia la colpevole, ma lei nega con forza insospettata: il romanzo si chiude con l'interrogativo senza risposta. Le lunghe indagini non sono riuscite a smascherare l'assassino: a Gadda non sta a cuore la risoluzione del giallo, ma la complessità degli avvenementi. Complessità e stratificazione dei fatti che egli definisce nel romanzo groviglio, garbuglio o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Il fascino del libro non sta dunque tanto nella fabula, quanto piuttosto nel dipanarsi dell'intreccio e nell'uso di un linguaggio composito in cui sono presenti vari dialetti (il romano, il napoletano, il molisano, il veneto), citazioni di lingue straniere (francese, tedesco, inglese), citazioni letterarie in latino e in greco, linguaggi prestati dalla scienza, dalla tecnica, dalla filosofia. Per fare degli esempi ricordo una lunga citazione dall'Esprit des lois di Montesquieu (pag. 69), una altrettanto lunga di Guerra e Pace (pag. 81), una del Belli (pag. 191); vengono nominati scrittori come Foscolo (pag. 208), Pascoli e Prati (pag. 192); Montale non viene citato direttamente ma Gadda ne parafrasa un noto verso (pag. 236): "Ogni ipotesi, ogni deduzione per ben congegnata che fosse, risultava offrire un punto debole, come una rete che si smaglia (Cfr. Montale, I limoni .....talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che ci mette nel mezzo di una verità.
Di tutti gli scrittori nominati da Gadda nel Pasticciaccio, non possiamo dimenticare che il maggior debito l'autore milanese lo deve ad Alessandro Manzoni. Due sono fondamentalmente i temi che hanno in comune: la scelta del romanzo storico e la creazione di una lingua letteraria originale. Di Manzoni Gadda eredita inoltre la formazione illuminista che, per l'influenza della cultura francese lo porta ad intitolare Pasticciaccio, da Pastiche, il suo romanzo. Questo termine francese fu usato già alla fine del Settecento per indicare un'opera letteraria costruita ad imitazione dello stile di un particolare autore, a scopo di parodia o di esercizio stilistico. Il Pastiche è dunque una combinazione di diversi generi che attraverso contraffazioni di stili e forme di origine diversa porta l'organismo letterario alla distorsione ed allo stravolgimento. E' quanto Gadda si propone nel Pasticciaccio quando attraverso un linguaggio deformato vuole ricostruire atmosfere, dialoghi, situazioni tipiche della società romana ritratta nell'anno 1927 quando il fascismo aveva preso il potere da cinque anni e Mussolini stava abbandonando ogni forma di democrazia per diventare il padrone assoluto del paese. La piccola borghesia che attraverso il fascismo sperava di emergere dal grigiore a cui l'avevano condannata l'età giolittiana prima e la lunghezza della guerra poi, si stava rendendo conto che l'uomo di palazzo Chigi rappresentava l'unica speranza di riscatto sociale; tuttavia l'autore prestando la propria voce al commissario Ingravallo, è inesorabilmente polemico nei confronti di Mussolini, il cui ritratto in molte pagine del romanzo è di una ferocia che supera la semplice parodia.
La polemica violenta contro il fascismo si fa più sottile nelle numerose descrizioni degli ambienti popolari di cui è ricco il romanzo, valga per tutti il ritratto straordinario della portiera del palazzo di via Merulana, la sora Manuela, che incarna nei tratti fisici ma soprattutto nella espressività del linguaggio tutto quel coro di personaggi umili che pullulano nel libro che ancora una volta ci ricordano Manzoni da un lato e il grande Gioacchino Belli dall'altro. La parlata greve, il dialetto romano spinto alle sue forme più volgari diventano un strumento potentissimo nelle pagine del milanese Gadda: la Roma borghese e piccolo borghese che egli descrive è un baraccone spettacolare, in cui la modernità si accompagna alla più tremenda arretratezza. La babele linguistica che l'autore riproduce fedelmente è la metafora di una comunicazione basata sul pasticcio, sull'imbroglio, proprio come avveniva nell'età barocca che Manzoni con tanta efficacia aveva descritto nei Promessi Sposi. Accanto alla peculiarità della lingua non dimentichiamo nel romanzo di Gadda l'immagine di Roma che dà il titolo al nostro discorso. La città viene esplorata nelle pagine del libro al centro e in periferia: seguendo Gadda visitiamo la "gran fiera magnara" di piazza Vittorio le chiese vicino via Merulana, S. Antonio da Padova, S.Clemente, i Santi Quattro Coronati, largo Brancaccio, il Pincio, il Gianicolo, il Collegio Romano, S. Stefano del Cacco e il Policlinico; e poi ancora i quartieri alti, via Boncompagni e via Veneto. Non c'é quasi quartiere della città che non venga nominato, come pure é descritta minuziosamente la zona dell'Appia verso i castelli romani dove una parte della vivenda è ambientata: Marino, Albano, Pavona, Casal Bruciato, Torraccio, I due Santi, il percorso delle tranvie dei castelli la ferrovia Roma-Napoli sono i luoghi in cui si aggirano i collaboratori dell'inchiesta tesa a svelare il mistero della morte di Liliana Balducci. Roma dunque, i suoi abitanti, i suoi quartieri, il suo dialetto, diventano i protagonisti di questo complesso e modernissimo romanzo. Molte volte Roma è stata lo scenario di romanzi celebri, basti ricordare: Il Piacere di Gabriele D'Annunzio, Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, La Storia di Elsa Morante, Gli Indifferenti di Alberto Moravia per non citare che i classici; tuttavia l'efficacia delle descrizioni, l'uso deformato del dialetto, la capacità di giustapporre temi diversi, di creare personaggi grandi e piccoli ma tutti egualmente riusciti, hanno decretato il successo di questo romanzo da cui é stato tratto un film girato nel 1960 da Pietro Germi a cui però Gadda non ha voluto collaborare. Si tratta di un'operazione autonoma del regista; ancora una volta tuttavia vediamo che un soggetto cinematografico viene tratto da un romanzo di successo, anche se le due opere in questione non sono una la trasposizione fedele dell'altra.

 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
- GIULIO FERRONI, Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi scuola, Milano, 1992.
- ADRIANO SERONI, Gadda, la Nuova Italia, Firenze, 1973.
- ERNESTO FERRERO, Invito alla lettura di C.E. Gadda, Mursia, Milano, 1973.
- CESERANI-DE FEDERICIS, Il Materiale e l'Immaginario, Vol. V, Loescher, Torino, 1993.


A cura dell'/By Istituto Italiano di Cultura per i Paesi Bassi di Amsterdam