Lamberto Malatesta, un grande chimico allievo del nostro Liceo
“… Lei non lo crederà, ma io sono stato un grande chimico…”. Queste parole, pronunciate con ferma convinzione da Lamberto Malatesta durante un colloquio informale in un giorno dei miei 25 anni di permanenza al Dipartimento di Chimica Inorganica dell’Università di Milano, suggeriscono una riflessione.
Per quale motivo il maestro si preoccupa che la propria leadership non venga intesa? In quali condizioni l’allievo recepisce con profitto il messaggio scientifico che gli si vuole trasmettere? La risposta a queste domande coincide con la faticosa impresa di formare una scuola. La continuità scientifica non è certo intuitiva, né di facile riconoscimento nel passaggio generazionale. Può accadere che il maestro dubiti di poter trasmettere con efficacia i risultati delle proprie ricerche o che l’allievo non riconosca con facilità le conclusioni, di fatto punto di partenza per le indagini successive. Tuttavia se il maestro è davvero un caposcuola e se la comunità in cui opera è omogenea, si ragiona sulle stesse realtà, anche partendo da culture molto diverse, e inconsapevolmente si perseguono obbiettivi coerenti.
Così è accaduto a me, per interessi e metodi molto lontana da Malatesta, a conferma della incisività dei suoi risultati. Per dimostrarlo ho scelto un esempio, tra i più semplici, sperando possa risultare chiaro anche ad un lettore moderatamente esperto.
Una nota di Lamberto Malatesta, pubblicata sulla Gazzetta Chimica Italiana del 1942 ( vol. 72, pag. 287), riferisce: “Se si ammette infatti che il radicale perossidico nelle Co(III)-Co(IV) ammine possa, sia pure in forma limite di risonanza, assumere lo stato di ione monovalente, risulta possibile la seguente elettromeria”

L’ossigeno molecolare, in queste unità strutturali legato a due centri di cobalto, può consentire stati di ossidazione differenti, III e IV, per i due centri metallici, o un identico stato, III. In quest’ultimo caso si deve ammettere la presenza dello ione , specie da Malatesta chiamata ione perossidico; in pratica una molecola di ossigeno addizionata di un elettrone.
Era stata così proposta l’esistenza di una nuova specie anionica molecolare per l’ossigeno, poi denominata superossido, stabile non solo nei composti ionici come , ma anche in coordinazione con centri metallici. La specie superossido risulterà in seguito biomimetica del legame tra il centro di ferro dell’emoglobina e l’ossigeno, acquisizione fondamentale per la comprensione dei meccanismi biologici. Sulla base di questi suggerimenti molti allievi, me compresa, studiarono la distribuzione elettronica nell’unità metallo- e tentarono una razionalizzazione della stabilità e della reversibilità del legame tra ferro e ossigeno, meccanismo che consente la vita cellulare.
Quello riferito è uno solo dei tanti momenti significativi dell’attività di caposcuola di Lamberto Malatesta, Professore di Chimica Inorganica dell’Università di Milano ed ex allievo del Liceo Parini: maturità nel 1930, studente di Chimica Industriale dell’Università di Milano sino al 1935, Docente di Chimica Analitica già nel 1937, Ordinario di Chimica Generale e Inorganica dal 1951 al 1982, ora Professore Emerito dell’Università di Milano.
Lamberto Malatesta forse ha tanti ricordi della sua permanenza al Parini, che saremmo curiosi di conoscere e chissà... potrebbe rivelarci in una intervista. Colpiscono le sue parole nel testo autobiografico della nota su Coordination Chemistry Reviews (2005, vol 249, pagg. 517-523): I attended the Classical High School “Giuseppe Parini” of Milan and the first elements of chemistry were provided by a teacher who, in spite of having a degree in chemistry, did not appear to be well prepared on several aspects of the subject he was supposed to teach. Forse è il ricordo di un allievo troppo esigente con la materia, preferiamo pensare così e ci rallegriamo che l’inclinazione non sia venuta meno, perché Malatesta, oltre ad essere stato un grande chimico inorganico, è autore di un testo di Chimica Generale che ha aiutato generazioni i studenti di ogni corso di laurea scientifico ad apprendere con rigore e chiarezza i fondamenti della disciplina.
L’attività scientifica di Malatesta appena iniziata incontrò grandi ostacoli negli anni del conflitto mondiale, durante i quali anche il semplice approvvigionamento dei reagenti di laboratorio ed ogni informazione bibliografica, in particolare quelle provenienti dal mondo anglosassone, erano fortemente impediti. In tali condizioni egli riuscì tuttavia a non interrompere le ricerche, suggerendo fondamentali schemi di interazione di legame chimico tra metalli ed ossido di azoto, NO, con il solo ausilio di misure di momento elettrico. Ciò gli valse l’interesse dei ricercatori dei laboratori dell’Imperial Chemical Industries, dai quali fu invitato a svolgere per un periodo ricerche in Inghilterra. Si consideri l’eccezionalità dell’avvenimento, per quei tempi, ma forse lo sarebbe anche oggi. Di sé e della sua situazione lavorativa nell’immediato dopoguerra Malatesta dice di essere stato un privilegiato, poiché un finanziamento dalla NATO gli consentì di ottenere e pubblicare un discreto numero di risultati; in realtà non credo si trattasse solo di privilegio.
Per gli addetti ai lavori, quale io penso di essere, non è difficile apprezzare il valore delle intuizioni di Malatesta: soltanto attraverso una misura di momento di dipolo magnetico propose un modello di legame chimico tra metallo ed ossigeno; con una misura di dipolo elettrico modellizzò il legame tra metallo ed ossido di azoto. Negli anni del dopoguerra Malatesta affrontò il vasto capitolo della chimica inorganica e industriale relativamente allo studio della configurazione elettronica dei metalli di transizione e con l’obbiettivo di focalizzarne le connessioni con le proprietà di catalizzatori industriali. L’affermazione è una mia rilettura della esigenza sentita in quegli anni di isolare e modellizzare i composti di coordinazione contenenti metalli zerovalenti o in basso stato di ossidazione. Incredibile l’analogia di proprietà coordinative da lui proposta per ossido di carbonio (CO) ed isonitrile (CNR), in totale assenza di modello degli orbitali molecolari. La rilevanza di questi risultati valse a Malatesta l’invito a scrivere una monografia, pubblicata sul primo volume di Progress in Inorganic Chemistry.
Ciò che segue non è poco, perché ancora e fino agli anni settanta Malatesta lavorò sulle proprietà riducenti di alcune molecole e sulla loro attitudine a stabilizzare un centro metallico zerovalente; fino ad arrivare alle prime nanoparticelle di metalli nobili, nucleate con 6-9 atomi di oro ed iridio. Si pensi che attualmente le nanoparticelle di oro, di cui i composti di Malatesta furono il primo esempio, vengono usate come nanofarmaci nella terapia dei tumori.
La lunga attività di Lamberto Malatesta non è terminata. Ha tenuto l’ultima conferenza plenaria a Modena durante il Convegno Nazionale di Chimica Inorganica del 2002; all’età di 95 anni, ultimo
dei grandi padri della scuola di chimica industriale di Milano, collabora con il giornale “La Chimica e l’Industria” attraverso il commento dei più rilevanti risultati di letteratura chimica.
Accademico dei Lincei, due volte Presidente della Società Chimica Italiana, membro onorario della Royal Society of Chemistry, medaglia d’oro del Presidente della Repubblica, del Ministero della Pubblica Istruzione, della Società Chimica Italiana e della Confindustria, dice della sua scelta di vita: ”Sono stato privilegiato, perché le mie condizioni economiche mi hanno consentito di svolgere la lunga e poco remunerativa attività di ricercatore e docente universitario”.
Il prossimo 20 giugno Lamberto Malatesta compirà 95 anni: auguri Professore
Franca Morazzoni
Università di Milano-Bicocca, ex allieva
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