«La
cultura dell'individuo è sempre sul farsi o non è.
L'uomo colto non è chi sa, ma chi apprende...
colto e non puramente erudito è l'uomo che sente il
dovere di alimentare il proprio spirito assiduamente,
quotidianamente, qualsiasi siano le circostanze in cui
si trova a vivere...»
Non
è facile circoscrivere la personalità eclettica e multiforme di Guido
Morselli in poche parole, né tantomeno il suo carattere schivo
e a tratti addirittura solipsista.
Ma
l'impressione che rimane leggendo le sue opere, in particolare Diario,
è di una persona colta, non erudita, vivace aperta ad ogni possibilità;
un critico rigoroso, mai dilettante. Forse proprio questo suo rigore
critico, questo suo non scendere mai a compromessi, ha favorito o
alimentato le incomprensioni e i pregiudizi sulle sue opere da parte
del mondo culturale ed editoriale della sua epoca.
Si
sa poco sulle ragioni per cui la “società letteraria italiana” ha
sempre guardato con sospetto e diffidenza alle opere di questo autore,
tanto da rifiutarne la pubblicazione. Sta di fatto che, come scrisse
Giuseppe Pontiggia, Morselli è diventato una «proiezione esemplare
dello scrittore postumo, respinto in vita dall’incomprensione dei
giudici...».
Purtroppo
queste circostanze, unite ad altri eventi della sua vita, potrebbero
aver causato la sua tragica fine.
Guido
Morselli nasce a Bologna il 15 Agosto 1912, secondogenito, a un anno
di distanza dalla sorella Luisa, da Giovanni Morselli e Olga Vincenzi.
Il
padre Giovanni Morselli era nato a Bologna nel 1875 da una famiglia
agiata e colta. Laureatosi in chimica, si era trasferito a Milano
entrando subito alla Carlo Erba. Successivamente dirigente, si occupò
anche della Caffaro, un'industria chimica di cui divenne direttore
nel 1911. A Milano la famiglia lo raggiunse solo nel 1914.
La
madre Olga Vincenzi era nata a Bologna, figlia di uno dei più noti
avvocati della città. A Giovanni Morselli Olga donò quattro figli:
Luisa (1911), Guido (1912), Maria (1915), Mario (1922). Nel 1922,
ammalatasi di febbre spagnola, si allontana dalla famiglia per curarsi,
lasciando i figli ad una governante.
Guido
soffre per questa forzata lontananza e anche per le frequenti assenze
lavorative del padre. Ha solo dodici anni quando la madre muore, nel
1924, perdita che lo segnerà profondamente. Morselli ricorderà la
madre in alcune struggenti pagine del Diario (11 Dicembre 1943).
Se
con le sorelle e il fratello Guido conserverà sempre ottimi rapporti,
la relazione con il padre sarà sempre ambivalente fino alla sua morte.
Dall’età
di otto anni Guido diventa un lettore accanito; incomincia addirittura
un romanzo dal titolo La mia vita. Inquieto, poco socievole,
non ama la scuola e agli studi preferisce interessi e letture personali;
la fretta di bruciare le tappe e la sua precocità renderanno sempre
più difficili i rapporti con il padre, che faticherà a tenerlo sotto
controllo.
Frequenta
il ginnasio a Milano all'Istituto Leone XIII; si trasferisce poi al
liceo classico Parini. Non sarà uno studente modello: studierà poco
e otterrà scarsi risultati.
Superato
l'esame di maturità, per compiacere il padre, che sogna per lui una
carriera di avvocato, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’università
Statale.
Nel
frattempo frequenta la Società del Giardino e comincia a scrivere,
senza pubblicarli, i primi brevi saggi a carattere giornalistico.
Si
laurea in legge nel Luglio del 1935. Parte per il servizio militare
subito dopo la laurea come allievo ufficiale della Scuola degli Alpini,
di stanza a Bassano del Grappa. Poi chiede il trasferimento in fanteria
a Milano, in piazza Sant'Ambrogio.
Come
ufficiale in congedo, Guido parte per lunghi soggiorni all'estero
(1936-1937) dove scrive reportage giornalistici e racconti che restano
inediti.
Al
suo ritorno il padre lo fa assumere nell'industria chimica Caffaro
come promotore pubblicitario. Guido si dimostra assolutamente refrattario
alla vita d'ufficio e ai suoi rigidi ritmi e l'esperienza si conclude
dopo poco meno di un anno.
I rapporti
con il padre diventano sempre più difficili e nel 1938 muore la sorella
Luisa, a soli ventisette anni, in quella villa varesina, di proprietà
della famiglia Morselli dal 1916, che Guido aveva tanto amato. Dopo
la morte della sorella, Morselli ottiene dal padre una sorta di vitalizio
che gli permettere di dedicarsi alle attività che da sempre predilige:
la lettura, lo studio e la scrittura. Continua a cimentarsi in brevi
saggi e inizia la stesura di un diario, abitudine che lo accompagnerà
per tutta la vita.
Nel
1940 viene richiamato come ufficiale in Sardegna dove rimarrà per
pochi mesi e dove scriverà un saggio dal titolo Filosofia sotto
la tenda – che resterà inedito – sul fondamento della moralità.
Intanto, con l'entrata in guerra dell'Italia la famiglia sfolla a
Varese. Guido, rientrato dalla Sardegna, legge e studia Proust e sullo
scrittore francese scriverà Proust o del sentimento, pubblicato
da Garzanti nel 1943. Intanto, inviato dall'amministrazione militare
in Calabria, diviso dalla famiglia, sembra non poter dare ne ricevere
notizie.
Durante
il suo soggiorno legge, studia e annota sul suo diario appunti di
stesura del romanzo Uomini e amori, sua prima opera letteraria
importante dai forti accenti autobiografici (vedi Diario, Adelphi,
quaderno III, IV, V). Inizia anche il saggio Realismo e fantasia,
ovvero dialoghi con Sereno che uscirà nel '47, pubblicato dall'editore
Bocca, probabilmente a spese dell’autore. Durante il soggiorno in
Calabria Morselli sente in modo molto acuto la nostalgia della sua
Varese, della sua gente, degli odori e dei colori della campagna lombarda
a cui da sempre è intimamente legato. Tornato a Varese trascorre la
vita in totale solitudine a leggere e a scrivere.
Qualche
volta si reca a Milano per incontrare l'amico Antonio Banfi, oppure
per consegnare personalmente dattiloscritti dei suoi lavori ai vari
editori.
Nel
1952 fa costruire su un terreno compratogli dal padre a Gavirate una
piccola casa da lui stesso disegnata e amata moltissimo: «la casa
di Santa Trìnita», totalmente priva di quelle comodità moderne giudicate
inutili da Morselli. In questo periodo la sua fidanzata "storica"
Carla, respinge la sua proposta di matrimonio e quando sposerà un
altro, Morselli ne soffrirà moltissimo.
I suoi
rapporti con le donne furono peraltro molto complicati e bizzarri.
«Poteva occuparsi simultaneamente di varie donne: le chiamava flirt,
vanità e non avevano niente a che fare con la passione che lo dominava...
le relazioni importanti erano logicamente di amore-odio...ho conosciuto
molte donne della sua vita che non l'hanno dimenticato» (Maria Bruna
Bassi).
Nell'isolamento
di Gavirate compone la maggior parte della sua produzione consistente
in saggi, racconti , romanzi e commedie. Scrive articoli e li pubblica
(collabora con periodici locali e con il «Tempo» di Milano). Dal Diario:
«Il lavoro è un inganno, un pretesto. Se fossimo felici, il lavoro
sarebbe tutt'al più una pausa, imposta dalla nostra fragilità, come
fra un bacio e l'altro di due amanti il respiro.» E ancora: «Ieri
sera prima di dormire ho riveduto me stesso, quale poche ore avanti
camminavo per la strada, tornando a casa. Non avevo mai sentito così
profonda pietà degli uomini come rivivendo l'immagine di quest’uomo
che attraversa piazza del Mercato».
E qui,
ci si deve interrogare sulle ragioni del suo isolamento: è stata una
solitudine "scelta", un esercizio della volontà oppure una solitudine
subita per difetto di volontà?
Nel
1958 muore il padre. Nonostante i litigi, i rancori e le incomprensioni
per Morselli è un dolore enorme. «Siamo sempre ragazzi finche Lui
c’è, mi sono sorpreso a chiamarlo, a dire ad alta voce con una specie
di disperazione: papà, aiutami tu! Io, con i capelli grigi...» (da
una lettera a un amico). Negli anni sessanta matura la stagione letteraria
dei grandi romanzi (Un dramma borghese, Il comunista, Roma senza
papa, Contropassato-prossimo,
Divertimento 1889). E’ l'epoca più felice della sua produzione
narrativa.
Fra
il '71 e '72 compie diversi e penosi tentativi per pubblicare i suoi
romanzi: due dattiloscritti gli verranno restituiti per posta nel
' 73, al rientro della villeggiatura (Maria Bruna Bassi). Termina
l'ultimo romanzo Dissipatio h.g.. Ancora nel '73 è costretto
a lasciare Santa Trìnita per «un'improvvisa, bestiale, invasione di
bande di motocrossisti che risposero minacciosi e brutali alle sue
esasperate rimostranze. Lui era solo, non aveva paura di niente ma
aveva un'atroce paura degli uomini» (Maria Bruna Bassi).
Nella
notte del 30 Luglio 1973 Guido Morselli si toglie la vita con un colpo
di pistola. «Non ho rancori» lasciò scritto in una lettera alla questura
di Varese.
Tutte
le sue opere sono state pubblicate postume dalla casa editrice Adelphi.